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Da una recente survey di Anthropic è emersa una mappa della psiche umana di fronte allo stupor mundi artificiale.

Il dibattito sull'IA è fermo al 2022. Anthropic supera la dualità tra entusiasmo cieco e paura catastrofica con un'indagine globale sul campo: cosa ne pensa davvero chi utilizza l'IA quotidianamente?


Dalla fine del 2022 il dibattito sull’IA si è spesso ridotto alla solita polarizzazione che, per dirla alla Umberto Eco, vede da un lato gli integrati, pronti a cavalcare l’onda a testa bassa senza se e senza ma, dall’altro gli apocalittici, convinti che stiamo scherzando con un fuoco che presto ci brucierà.

Anthropic ha provato a dare una risposta a questa domanda: Cosa scopriamo se chiediamo a chi usa davvero l’IA?

L’azienda madre di Claude ha recentemente pubblicato la più ampia ricerca sociale della storia, coinvolgendo ben 81.000 persone in rappresentanza di 159 paesi.

L’output ottenuto non è un dataset ma una mappa della psiche umana di fronte allo stupor mundi artificiale.

Per farsi un’idea generale, consiglio quantomeno di leggere la raccolta sintetica di considerazioni personali emerse durante la ricerca.

Riporto qui alcuni virgolettati che mi hanno colpito:

  • “L’IA dovrebbe imparare a dire due cose: ‘Non lo so’ e ‘ti sbagli’.” (utente italiano)
  • “A differenza di Google, dove trovo la risposta ma non la comprensione, l’IA può guidarmi nel mio processo di pensiero… È più simile a come funzionano i grandi mentori.” (utente nepalese)
  • “La linea tra dati di addestramento e dati di sorveglianza è solo etica.” (utente francese)
  • “l rischio non è ciò che l’IA ci fa, ma ciò che ci impedisce di fare.” (utente messicano)
  • “Chi altro sarebbe disponibile alle 2 di notte in un momento di ansia?” (utente svizzero)
  • “Non è l’IA che mi dà idee — sono io che scopro idee da solo, mentre l’IA scrive il codice. Dato che riesco a pensare più velocemente di quanto costruisco, la mia gamma di idee si è ampliata.” (utente indiano)
  • “Il tempo che passavo a cercare…ora lo uso per capire.” (utente armeno)
  • “L’IA che mi limita è quella che è sempre d’accordo con me.” (utente italiano)

SCISSIONE

La scoperta più eclatante dello studio è che, in realtà, la frattura tra integrati e apocalittici non esiste o, quantomeno, non è come la immaginavamo.

L’analisi rivela infatti che speranza e allarme coabitano in gran parte di noi. Dentro ciascuno non c’è polarizzazione ma scissione. La frattura non è tra le persone ma dentro le persone.

Lo stesso utente che sogna un’IA capace di risolvere il cancro o di democratizzare l’istruzione, è quello che teme la perdita dello human touch e la progressiva erosione della verità.

A quanto pare, desideriamo la botte piena e la moglie ubriaca: Vogliamo che l’IA sia infinitamente potente, ma anche profondamente sottomessa.

Dalle 81.000 testimonianze emerge un mandato chiaro che si potrebbe sintetizzare in tre punti:

  1. Gli utenti non vogliono un’IA accondiscendente o sempre pronta a fare prediche. Cercano sicurezza, non moralismo algoritmico;
  2. La domanda non è “cosa sa fare l’IA?”, ma “perché ha deciso così?”. La black box non è più accettabile;
  3. In un mondo multilingue e multiculturale, l’IA non può e non deve rispecchiare solo il Nord America. Deve saper navigare tra le sfumature di centinaia di sensibilità socio-culturali diverse.

VILLAGGIO GLOBALE

Per ogni Paese coinvolto, lo studio ha provato a fotografare il tasso complessivo di sentimento verso l’IA.

Riporto in basso il quadro globale: Le bolle più grandi indicano la presenza di più intervistati provenienti da quello specifico Paese, mente il colore verde sta ad indicare un alto tasso di positività riguardo all’IA al contrario di ciò che indica il colore celeste.

È interessante notare che le popolazioni dei paesi a basso e medio reddito, tendono a valutare più positivamente le potenziali ricadute dell’IA nelle loro vite.

Queste popolazioni stanno affidando le loro speranze di riscatto socio-economico all’IA o, più banalmente, il dato rappresenta realtà geografiche nelle quali questa tecnologia è ancora sconosciuta in termini di rischi benefici?

TUTTI NOI

Una rivelazione importante dello studio è che l’IA pare stia superando la fase dell’infanzia tecnica per entrare in quella della maturità socio-politica. È come se l’umanità stesse tentando di inserire un’anima collettiva nel silicio.

Ne sono sempre più convinto: Borges avrebbe definito l’IA uno specchio. Le 81.000 voci raccolte da Anthropic fanno emergere due verità:

  1. L’essere umano non sta banalmente cercando uno strumento più veloce. Cerca uno specchio che non rifletta le sue risposte, ma le sue migliori domande;
  2. Il futuro dell’IA non sarà scritto solo nel codice e nei layer neurali, ma nel tessuto di valori umani condivisi.

Questo scenario riesce forse a dare una risposta alla domanda delle domande: “Chi decide?”.

Tutti noi.


Pubblicato il 23 marzo 2026

Gianluca Costanzi

Gianluca Costanzi / HR Program Manager