A proposito di etica e di tecnica

Si parla tanto di algoretica e di etica delle macchine ma a me l’unica etica che veramente mi interessa è quella dell’essere umano. Un essere umano che, come vivente, ha bisogno di orientare le proprie azioni per continuare a vivere, in modo (tecno)consapevole (mio neologismo) e responsabile, cercando di evitare qualsiasi azione che lo priverebbe della vita portandolo a non essere, a non esistere. Oggi poi, questa etica dovrebbe andare oltre la visione antropocentrica, che ha guidato l’evoluzione umana nella modernità, per abbracciare il mondo intero, fatto di altri esseri viventi (animali e vegetali), non viventi (natura) e tecnologici (postumani, transumani, robot, ecc.), dando forma a nuove epistemologie utili a ridefinire in modo critico il nostro essere fluido sulla Terra e nell’Universo mondo. Un mondo in profonda crisi, precipitato nel caos, per il quale è diventato necessario agire (nel senso dato alla parola da Miguel Benasayag), intervenire, impegnarsi, anche sul linguaggio usato, con visioni alternative, nuovi valori (giustizia, carità, solidarietà, partecipazione, collaborazione, gentilezza, generosità, benevolenza, compassione, ecc.) e nuovi progetti sociali per l’intera umanità.

Riflessioni a latere

Non è più tempo di farsi accarezzare le orecchie ma di drizzarle e attivarle per resistere alle tante retoriche e narrazioni prometeiche in atto che non aiutano a comprendere la realtà, a capire quanto oggi la tecnologia, tanto decantata, potrebbe essere messa sotto scacco, come abbiamo tutti sperimentato durante la pandemia.