Non siamo Nati Cyborg: una riflessione stultifera in forma di recensione

Una recensione critica che nasce come reazione a unโ€™altra tecno-ottimista pubblicata sulla nave sul libro di Claudo Paolucci: ๐๐š๐ญ๐ข ๐‚๐ฒ๐›๐จ๐ซ๐ . ๐‚๐จ๐ฌ๐š ๐ฅโ€™๐ข๐ง๐ญ๐ž๐ฅ๐ฅ๐ข๐ ๐ž๐ง๐ณ๐š ๐š๐ซ๐ญ๐ข๐Ÿ๐ข๐œ๐ข๐š๐ฅ๐ž ๐ ๐ž๐ง๐ž๐ซ๐š๐ญ๐ข๐ฏ๐š ๐œ๐ข ๐๐ข๐œ๐ž ๐๐ž๐ฅ๐ฅโ€™๐ž๐ฌ๐ฌ๐ž๐ซ๐ž ๐ฎ๐ฆ๐š๐ง๐จ. Una recensione scritta come autore di ๐๐Ž๐’๐“๐‘๐Ž๐•๐„๐‘๐’๐Ž โ€“ ๐๐ซ๐š๐ญ๐ข๐œ๐ก๐ž ๐ฎ๐ฆ๐š๐ง๐ข๐ฌ๐ญ๐ž ๐ฉ๐ž๐ซ ๐ซ๐ž๐ฌ๐ข๐ฌ๐ญ๐ž๐ซ๐ž ๐š๐ฅ ๐ฆ๐ž๐ญ๐š๐ฏ๐ž๐ซ๐ฌ๐จ, un libro nel quale ho messo al centro della riflessione la scomparsa del corpo, del volto (non della faccia che รจ ovunque) e dello sguardo (ormai sempre chino), celebrando un Nostroverso incarnato, per chiamare alla resistenza dellโ€™umano, contro la (pre)potenza della macchina. Per questo e altro non ho potuto resistere a condividere una riflessione stultifera critica sul libro di Claudio Paolucci. Il libro parla dellโ€™IA come di uno specchio che rivela chi siamo, di una rivelazione del funzionamento dellโ€™intelligenza umana, dentro una continuitร  evolutiva, di come noi, siamo cyborg per natura. Paolucci vede lโ€™ibridazione come costitutiva dellโ€™umano, io parlo dellโ€™ibridazione tecnologica come di una potenziale alienazione. Quello che segue รจ il tentativo di riaffermare gli argomenti del mio libro evidenziando ciรฒ che, del libro di Paolucci, non mi ha convinto e non mi sento di condividere.

Vedere l'invisibile: progettare workflow come radiotelescopi organizzativi

Questo saggio propone un framework teorico originale per la progettazione di workflow che integra la semiotica organizzativa di Karl Weick, i pattern formali di Wil van der Aalst, il design centrato sull'umano di Donald Norman e il pensiero sistemico di Donella Meadows. L'obiettivo รจ rifondare concettualmente la disciplina della workflow design, liberandola dalla prigione del "management scientifico" taylorista e restituendole la sua vera natura: uno strumento di sensemaking collettivo.