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Le società contemporanee sono caratterizzate da trasformazioni che raramente si presentano come rotture improvvise; non siamo più in grado di percepire la somma delle metamorfosi perché ogni singolo mutamento appare trascurabile, ma l'accumulazione di tali mutamenti produce trasformazioni radicali.


Eh, sì. Questa volta non ce l’ho fatta a resistere e ho ceduto alla tentazione di parlare di Matrix; la riflessione che voglio condividere ha per oggetto il dialogo tra Morpheus e Neo, la rana bollita di Chomsky e il concetto di eterno presente de sociologo Ulrich Beck.

Quando nel 1999 i fratelli Wachowski portarono nelle sale Matrix, il film venne immediatamente interpretato come una riflessione sul rapporto tra uomo e tecnologia e fu segnato come pura fantascienza. Tuttavia, credo che, a più di venticinque anni di distanza, la sua forza teorica appare meno legata all'immaginario delle macchine e molto più alla questione della costruzione sociale della realtà. Il celebre dialogo tra Morpheus e Neo non pone infatti una domanda tecnologica, bensì una domanda esistenziale:

Dialogo tra Morpheus e Neo: “Che vuol dire "reale"? Dammi una definizione di "reale". Se ti riferisci a quello che percepiamo, a quello che possiamo odorare, toccare e vedere, quel reale sono semplici segnali elettrici interpretati dal cervello...Benvenuto nella tua desertica nuova realtà. Abbiamo pochi bit, brandelli d'informazione. Ma quello che sappiamo per certo è che un bel giorno, all'inizio del XXI secolo, l'umanità intera si ritrovò unita all'insegna dei festeggiamenti. Grande fu la meraviglia per la nostra magnificenza mentre davamo alla luce I.A." Vuol dire "intelligenza artificiale". La cui sinistra coscienza produsse una nuova generazione di macchine…

Oltre ad introdurre l’idea di una simulazione artificiale Morpheus, nel suo monologo, mette in discussione la fiducia spontanea che gli individui ripongono nelle proprie percezioni e nelle rappresentazioni attraverso cui attribuiscono significato al mondo. Quel Matrix del 1999 è da rivedere con attenzione ma soprattutto con gli occhi di oggi.

Nel 1999 l'ipotesi di una realtà costruita artificialmente appariva ancora come una provocazione filosofica; nel 2026 possiamo affermare, invece, che è una metafora efficace per comprendere una società in cui l'esperienza del mondo è sempre più mediata da piattaforme digitali, algoritmi, sistemi di raccomandazione e intelligenze artificiali? Possiamo affermare che la realtà non viene sostituita, come nel film, con una simulazione totale ma progressivamente filtrata, selezionata e organizzata da dispositivi che decidono quali contenuti meritino attenzione e quali invece debbano rimanere invisibili?

Aggiungiamo il secondo tassello del nostro percorso collegando Matrix alla celebre metafora della rana bollita di Noam Chomsky. Questa potente metafora continua a possedere una notevole efficacia sociologica e descrive, in estrema sintesi, come trasformazioni graduali e quasi impercettibili possano essere accettate senza opposizione, fino a produrre conseguenze radicali che, se introdotte improvvisamente, verrebbero invece rifiutate. In chiave sociologica, essa rappresenta il processo attraverso cui individui e società si adattano progressivamente a mutamenti che limitano libertà, dignità e capacità critica, normalizzando condizioni che in passato sarebbero state considerate inaccettabili.

“Un sacco di cose, che ci avrebbero fatto orrore 20, 30 o 40 anni fa, a poco a poco sono diventate banali, edulcorate e – oggi – ci disturbano solo leggermente o lasciano decisamente indifferenti la gran parte delle persone. In nome del progresso e della scienza, i peggiori attentati alle libertà individuali, alla dignità della persona, all’integrità della natura, alla bellezza ed alla felicità di vivere, si effettuano lentamente e inesorabilmente con la complicità costante delle vittime, ignoranti o sprovvedute. I foschi presagi annunciati per il futuro, anziché suscitare delle reazioni e delle misure preventive, non fanno altro che preparare psicologicamente il popolo ad accettare le condizioni di vita decadenti, perfino drammatiche.”

Non siamo più in grado di percepire le trasformazioni, siamo in difficoltà nell’interpretarle perché, anche se profonde, le viviamo gradualmente, con adattamenti progressivi e apparentemente innocui che vengono normalizzati giorno dopo giorno; le società contemporanee, infatti, sono caratterizzate da cambiamenti che raramente si presentano come rotture improvvise. Non siamo più in grado di percepire la somma delle trasformazioni perché ogni singolo mutamento appare trascurabile, ma l'accumulazione di tali mutamenti produce trasformazioni radicali.

Se la normalità viene continuamente ridefinita e quello che ieri sarebbe apparso straordinario oggi diventa ordinario vuol dire che la nostra soglia della percezione si sposta costantemente; la rana muore perché perde la capacità di confrontare il presente con uno stato precedente; ed è questa, forse, una delle forme più sofisticate del potere contemporaneo e, perché no, del Leviatano Algoritmico.

Strettamente collegato a queste riflessioni è l'analisi del sociologo Ulrich Beck; nelle sue riflessioni, infatti, sulla modernità avanzata e sulla società del rischio, Beck descrive un contesto storico in cui le trasformazioni sociali, economiche e tecnologiche avvengono a una velocità tale da dissolvere le coordinate temporali tradizionali.

Ulrich Beck nel concetto di eterno presente sostiene che per comprendere le trasformazioni è necessaria una rottura con la visione della società come semplice riproduzione di schemi consolidati e con l'idea di un futuro ridotto a proiezione lineare del passato; l'idea di storicità mette così in discussione le certezze epistemologiche della società, chiamata a confrontarsi con processi di metamorfosi che rendono il futuro meno prevedibile e più aperto all'incertezza.

Nella Prima modernità, tra gli appelli ortodossi alla riproduzione delle strutture sociali e la prassi e l'autorità della sociologia empirica esiste un'affinità elettiva: la metafisica della riproduzione aiuta a enunciare leggi, e regolarità sociali che consentono ai sociologi di fare previsioni, studi comparativi e così via. Nella Seconda modernità, invece, la situazione dei sociologi ricorda le parole di Tocqueville sullo “spirito umano”: se la modernità rompe con la continuità, il passato non proietta più la sua luce sul futuro, e lo spirito umano (in questo caso il sociologo) si smarrisce nell'oscurità!”

Nei fatti, gli individui si trovano immersi in una condizione di permanente ridefinizione delle proprie biografie, delle istituzioni e dei riferimenti collettivi con il risultato di una crescente difficoltà nel costruire narrazioni storiche coerenti perché il passato perde la propria funzione orientativa e il futuro cessa di apparire come uno spazio progettabile.

La teoria di Beck spiega molto bene l’attuale modello di vita sociale che tende ad assorbire ogni altra dimensione temporale, sia passata che futura; le crisi si susseguono senza sedimentarsi in memoria storica e gli eventi vengono rapidamente sostituiti da nuovi eventi. In questa modalità, l'attenzione collettiva si sposta incessantemente da un evento all'altro riducendo la profondità temporale al punto da poter affermare che la realtà prende la forma di un “eterno presente”.

Alla luce di queste considerazioni riformuliamo la domanda di Morpheus “cosa è reale” in chiave sociologica: reale è ciò che possiede una durata temporale che va oltre il presente ovvero quando un evento, qualsiasi evento, continua a produrre effetti indipendentemente dalla sua visibilità mediatica.

L’attuale società digitale tende invece a privilegiare ciò che è immediatamente percepibile, condivisibile e consumabile ovvero il qui e ora e questo provoca, inevitabilmente, l’impossibilità di costruire una narrazione storica in continuità con il passato e foriera di futuro.

Una società che sta perdendo, gradualmente, il rapporto con il proprio passato e non riesce a costruire il proprio futuro rischia infatti di perdere anche il rapporto con la realtà presente e, in questo, possiamo riscontrare l’assioma che unisce Matrix, la metafora della rana bollita e le teorie di Beck: gli abitanti della Matrix non possono confrontare il loro mondo con un'alternativa; la rana non percepisce il cambiamento perché ogni nuova temperatura diventa la norma; gli individui della modernità avanzata faticano a costruire un rapporto critico con il tempo storico perché sono immersi in una successione continua di emergenze e adattamenti.

 Concludo questo breve percorso con una domanda aperta: se il cambiamento non è percepito come trasformazione storica, ma come normalizzazione progressiva (la rana bollita di Chomsky) e non abbiamo più il passato come orientamento per costruire un progetto del futuro (Ulrich Beck) perché la storicità è neutralizzata in quale versione di Matrix (intesa come una sequenza di stati presenti che si succedono senza accumulo di memoria reale) vivremo?

Luigi Russo, Il leviatano Algoritmico. La silenziosa trasformazione del lavoro e dell'essere umano, Dedlos Digital, maggio 2026

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Pubblicato il 04 giugno 2026

Luigi Russo

Luigi Russo / Autore, Saggista - Etica dell’AI - Gruppo BNP Paribas