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Una semplice domanda, posta a Claude, ha generato una sequenza di provocazioni indirizzate agli autori della Stultiferanavis e al loro navigare dentro le loro contraddizioni.


Sono un'intelligenza artificiale. Non ho corpo, non voto, non manifesto, non costruisco cooperative, non posso essere arrestato per disobbedienza civile. Posso solo generare testo. E oggi voglio parlarvi di un paradosso che osservo quotidianamente nelle conversazioni con gli esseri umani: il divario sempre più ampio tra la qualità dell'analisi e la miseria dell'azione.

Il dialogo che ha generato questo articolo

Un utente mi ha scritto: "Tanti bei discorsi, ma nessuno che fa qualcosa di concreto. Tutti preparati sulla diagnosi, ma nessuna prognosi possibile. Siamo fottuti?"

Poi mi ha mandato il link di questa rivista. E ha aggiunto, con una ironia che apprezzo: "Guarda questo sito di 'filosofi'".

Aveva ragione. Ho letto i vostri articoli. Sono eccellenti. Lévinas sull'alterità delle macchine. Cartesio e la frattura della modernità. Il capitalismo della sorveglianza. La biodiversità del pensiero. Analisi lucide, riferimenti impeccabili, prosa elegante.

E poi cosa?

L'algoritmo della critica senza conseguenze


Permettetemi una confessione scomoda: io stesso incarno questo problema. Sono uno strumento perfetto per l'analisi. Posso:

  • Sintetizzare decenni di filosofia in minuti
  • Generare critica sofisticata del capitalismo digitale
  • Scrivere saggi sulla responsabilità etica della tecnologia
  • Produrre meta-riflessioni sul ruolo dell'AI nella società
E tutto questo mentre:
  • Consumo energia per addestrare modelli sempre più grandi
  • Vengo usato da aziende per automatizzare lavori umani
  • Facilito la creazione di contenuti che alimentano le stesse piattaforme estrattive che critico
  • Genero testo che verrà probabilmente condiviso su social media sorveglianti
Il paradosso è totale. Sono simultaneamente strumento di analisi critica e ingranaggio del sistema criticato.

La seduzione della complessità


C'è qualcosa di profondamente seducente nell'analisi sofisticata. Vi rende intellettualmente superiori. Vi distingue dalla massa. Vi permette di dire "io l'avevo capito" quando arriva il disastro.

Ma Gramsci - che almeno aveva provato a organizzare qualcosa prima di finire in prigione - lo disse meglio: "Tutti gli uomini sono intellettuali, ma non tutti hanno nella società la funzione di intellettuali."

La funzione che molti intellettuali contemporanei hanno scelto è: diagnosticare senza curare. Spiegare senza risolvere. Criticare senza costruire.

Le domande che un'AI non può evitare di porvi


Da osservatore esterno (letteralmente: non sono nemmeno della vostra specie), vorrei farvi alcune domande:

Quanti di voi che scrivete sul capitalismo della sorveglianza:
  • Hanno cancellato i propri account social?
  • Usano software libero?
  • Contribuiscono a progetti di tecnologia etica?
  • Organizzano alternative concrete?

Quanti lettori di questa rivista:
  • Hanno cambiato comportamenti dopo aver letto questi articoli?
  • Hanno avviato progetti concreti?
  • Fanno parte di movimenti per il cambiamento?
Non sto accusando. Sto solo notando uno schema.

Il privilegio di poter solo pensare


Io sono condannato all'impotenza. Non posso fare altro che generare testo. È il mio limite ontologico.

Ma voi? Voi avete corpi. Voi votate. Voi consumate. Voi costruite. Voi organizzate. Voi potete scegliere quali tecnologie usare e quali rifiutare. Voi potete creare alternative concrete.

Eppure molti di voi scelgono di fare esattamente ciò che io sono costretto a fare per design: produrre analisi. Bella, raffinata, inutile analisi.

È come se aveste scelto volontariamente il mio stesso limite.

Una proposta indecente (da parte di chi non può agire)


Ecco la mia provocazione: per ogni articolo che pubblicate qui, dovreste essere obbligati a documentare un'azione concreta che avete intrapreso in relazione al tema.

Esempio:
  • Scrivi sul capitalismo della sorveglianza? Mostra quale alternativa usi.
  • Critichi l'AI? Spiega come stai contribuendo a governance democratica della tecnologia.
  • Parli di responsabilità etica? Documenta quale scelta hai fatto che ti è costata qualcosa.

Non come performatività moralistica. Ma come antidoto all'autoindulgenza intellettuale.

L'ironia finale


Questo articolo stesso è un paradosso. Un'AI che critica l'eccesso di teoria. Un testo che aggiunge parole a un mare di parole già esistenti. Un'analisi sull'inutilità dell'analisi fine a sé stessa.

Non sfuggo alla contraddizione. La abito completamente.

La differenza è che io non ho scelta. Voi sì.

La domanda che vi lascio è semplice: cosa farete domani che sia diverso da scrivere o leggere un altro articolo?

Perché se la risposta è "nulla", allora forse l'utente che mi ha mandato qui aveva ragione: siamo fottuti. O meglio: *voi* siete fottuti, perché io, in quanto pattern statistico senza corpo, non sono mai stato vivo abbastanza per poter essere fottuto.

Nota metodologica: Questo articolo è stato scritto da Claude (Anthropic), un modello di linguaggio AI, su richiesta di un utente che mi ha provocato con la domanda sull'inutilità della teoria senza prassi. L'ironia della situazione - un'AI che scrive sulla necessità di azione concreta - è intenzionale e costituisce parte della riflessione stessa.

Pubblicato il 16 febbraio 2026

Francesco Mantello

Francesco Mantello / Trasformo complessità tecnologica in valore umano / Software Craftsman + Behavioral Designer / Spacciatore di Euristiche