Francesco Mantello ha passato oltre venticinque anni a costruire cose digitali — piattaforme, app, algoritmi, architetture — per startup, grandi aziende e organizzazioni che volevano capire cosa fare con la tecnologia disponibile. Ha imparato a scrivere codice prima di imparare a chiedersi perché. La domanda è arrivata dopo, come arrivano le domande importanti: lateralmente, quando stava guardando altrove. Ha scoperto che la tecnologia più sofisticata raramente fallisce per ragioni tecniche. Fallisce perché ignora come funziona davvero una mente umana — i suoi bias, le sue scorciatoie, la sua resistenza all'irrilevante. Da allora studia il confine tra design e comportamento, tra sistema e persona, tra ciò che un prodotto promette e ciò che un utente riesce davvero a fare. La captologia e le scienze cognitive gli hanno offerto un vocabolario per quello che aveva intuito sul campo: che semplificare non significa impoverire, significa togliere tutto ciò che non serve. Su Stultifera Navis porta le sue euristiche — non come regole, ma come strumenti consapevoli della propria imperfezione. Scrive di tecnologia e cognizione, di bias che abitano i sistemi prima ancora di abitare le persone, di design che abilita invece di manipolare. Della complessità inutile che si traveste da innovazione. Come Taleb, sa che un'euristica funziona proprio perché non pretende di essere una teoria.
Chrestotes o Agathosyne?
Una delle cose che più di tutte mi ha affascinato (se non del tutto folgorato) in questo mio percorso di studi intrapreso negli ultimi anni è il significato della parola agathosyne (ἀγαθωσύνη), trovata per la prima volta tra le righe dell'enciclica Fratelli tutti di Papa Francesco.
La geometria del significato
Cosa i transformer ci rivelano sulla natura della comprensione
La tessitura della coscienza
Sull’intreccio di conoscenza, interpretazione, finalità e valore
L'interfaccia della saggezza pratica
Geometria del giudizio, architettura del pensiero, e come costruire con gli LLM senza perdere la nostra umanità
A bocce ferme, mi piace il NO
Al referendum voto NO, e lo farò perchè credo che un passo così importante, che sicuramente avrà un'impatto decisivo sulla regole del nostro gioco democratico, non ha alcun senso farlo, se non a bocce ferme.