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Dice Darwin che mai dobbiamo dimenticare che l’essere umano fa parte anch’esso del mondo animale e, seppure in modo diverso, lotta per la sopravvivenza quotidianamente facendo a gara con gli altri per primeggiare e a volte, ahimè, anche in modo sleale.


Il 12 febbraio si commemora la nascita di Charles Darwin per celebrare i valori della ricerca scientifica e del pensiero razionale. Con la sua Teoria dell’Evoluzione questo grande naturalista inglese andò contro quella che era l’opinione di molti e in particolare della Chiesa per la quale le specie viventi non avevano mai subito cambiamento, ma erano state così create da Dio decine di migliaia di anni prima. Darwin invece sosteneva che, per un meccanismo del tutto naturale, tutti gli esseri viventi avevano subito un cambiamento che continuava ancora e sarebbe continuato nel tempo.

Secondo Darwin ogni specie di essere vivente, strettamente legata alle innumerevoli altre diverse, ha lottato da sempre per la sopravvivenza che, erroneamente, crediamo appartenga solo agli animali che istintivamente e selvaggiamente si scontrano per avere la supremazia o procurarsi il cibo. Ma, ci ricorda Darwin, non dobbiamo dimenticare che l’essere umano fa parte anch’esso del mondo animale e, seppure in modo diverso, lotta per la sopravvivenza quotidianamente facendo a gara con gli altri per primeggiare e a volte, ahimè, anche in modo sleale.

Quando pensiamo a Charles Darwin immediatamente ci viene in mente la frase “l’uomo discende dalla scimmia”, ma in realtà da lui ciò non è stato affermato.

L’uomo, a suo parere, non discende dalle scimmie, hanno, invece, un antenato incomune che era senza dubbio diverso sia dagli scimpanzé sia dall’uomo, e non è neppure corretto chiamarlo “scimmia” poiché oggi con questa parola indichiamo una specie attualmente esistente. Magari non potrà sembrare carino, ma in realtà sarebbe più corretto dire che l’uomo non solo non deriva dalla scimmia, ma l’uomo è una scimmia.

Questa affermazione sconcerterà molti, perché, come diceva Darwin, “l’uomo si crede un’opera grande”, ma, in realtà, è grande e meraviglioso ogni essere della natura.

Per la Teoria dell’Evoluzione, vi dicevo, ogni essere lotta per sopravvivere e la sua sopravvivenza è legata alla sua capacità di adattamento all’ambiente.

Certo non esiste, e la scienza ce lo insegna, la perfezione assoluta e di conseguenza un adattamento totale e senza problemi, ma ogni essere vivente deve tendere alla perfettibilità e cioè allo sforzo continuo di superare i propri limiti e affrontare le difficoltà senza arrendersi.

Per fare questo è però indispensabile che non si agisca da soli perché un obiettivo è più facile che venga raggiunto unendo le forze così come accade tra gli “animali” che si riuniscono in branco per essere più forti. Tutto sembra, ed è effettivamente, regolato in maniera straordinaria dalle leggi di Madre Natura che rende possibile l’evoluzione con la sua incessante azione che non va contrastata o alterata dall’essere umano. Purtroppo ciò sta già accadendo: l’uomo sta alterando questo meraviglioso equilibrio della Natura con i suoi interventi spesso dissennati e ciò si ripercuote in maniera tragica e irreversibile sui fenomeni naturali mettendo a rischio l’ambiente e la vita degli esseri viventi che lo abitano.

Certamente Darwin oggi non sarebbe fiero di noi nel vedere che siamo talmente incoscienti da mettere a rischio la nostra stessa vita e rimarrebbe deluso e sbalordito nel constatare che ancora oggi tanti esseri umani parlano di diversità come fosse una minaccia, un pericolo e tendono all’uniformità e all’omologazione.

Charles sapeva bene che è proprio la biodiversità il punto forte della Natura e che senza questa non potrebbe esserci evoluzione e senza evoluzione si determinerebbe l’estinzione della specie. L’incontro tra le diversità, il confronto con chi pensiamo sia a noi estraneo, ci arricchisce facendoci scoprire cose nuove, nuove soluzioni e ci rende più forti e migliori.

Essere diversi è il presupposto necessario per rinnovarci, progredire, adattarci, in poche parole per evolverci. Ecco perché dobbiamo sviluppare il nostro senso di comunità universale e il grande rispetto per la vita di ogni essere superando quelle discriminazioni che, la storia ci insegna, hanno provocato orrori, piuttosto che dividere gli uomini e i popoli ostacolandone i processi evolutivi. 

Nella sua opera “L’origine della specie” scritta più di vent’anni dopo aver compiuto un viaggio intorno al mondo durato cinque anni a bordo del Beagle, un brigantino di 27 metri, Darwin parla di “senso morale” e “simpatia”. Il primo coincide con la “coscienza” e il senso del dovere che ci distingue dagli altri animali, la seconda con la capacità di entrare in contatto con l’altro e percepirne emozioni e sentimenti, quella che spesso oggi definiamo “empatia” e che ha permesso il progredire della civiltà facilitando le relazioni e contribuendo alla formazione della società dalle tribù alle nazioni fino all’umanità

intera. Purtroppo, però, questa “simpatia” verso tutti gli uomini non è provata ancora da tutti e Darwin afferma che debba addirittura andare oltre e comprendere non solo tutti gli esseri umani, ma l’intero mondo vivente: “la simpatia oltre i confini umani, l’umanità verso gli animali inferiori”.

Il nostro naturalista definisce l’essere umano come essere relazionale che, pur appartenendo alla grande catena degli esseri animali, ha raggiunto capacità intellettive superiori che avrebbero tutti i presupposti per garantirgli un futuro ancora migliore se solo agisse con “senso morale e simpatia”.

Charles Darwin merita sì una giornata mondiale a lui dedicata, il “Darwin Day”, perché ci ha lasciato una grande e preziosa eredità, quella di aver dimostrato che ci sono leggi di natura che vanno rispettate e che tutti gli esseri viventi sono unici e meravigliosi e lo è in particolare ogni essere umano le cui indiscutibili qualità hanno permesso il suo straordinario processo evolutivo.

L’essere umano si colloca dunque tra animale e divino perché fatto di materia, ma anche di spirito e volontà, a dirla come Darwin, di “simpatia” cioè di relazione: relazione con gli altri esseri umani, ma anche con gli altri esseri viventi e tutta la Natura perché solo la cura e il rispetto di tutti quanti essi ci potrà garantire il proseguimento della nostra evoluzione.


 

GRAZIE DARWIN ©

di Germana Bruno

 

C’è una cosa che è portento

e si chiama cambiamento

 

o, è di Darwin la lezione,

puoi chiamarla evoluzione.

 

Tanto tanto tempo fa,

quando tu non stavi qua

e neanche il nonno c’era

perché era un’altra era,

tante piante ed animali

non parean ad oggi uguali.

 

Cosa mai sarà successo?

Provo a dirtelo io adesso:

son dovuti un po’ cambiare

ed al nuovo abituare.

 

Il cavallo, bell’equino,

era proprio piccolino;

la giraffa, ora aggiungo,

non aveva il collo lungo.

 

Quelle gobbe assai strambe

e le ciglia lunghe lunghe,

al cammello, pure va detto,

crebbero per viver nel deserto.

 

Tutto questo, e ancor di più,

vale per tanti dal topino allo gnu,

è successo anche a ogni umano

 

di cambiare piano piano.

 

Questo è il frutto dell’evoluzione,

inarrestabile trasformazione,

che permette la sopravvivenza:

a confermarcelo è la scienza.

Pubblicato il 05 febbraio 2026

Germana Bruno

Germana Bruno / Poetessa e scrittrice