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Osanna e algoritmi: come i riti antichi illuminano il nostro presente digitale
Quando parliamo della Domenica delle Palme rischiamo di ridurla a un episodio liturgico che appartiene a un tempo lontano, quasi un frammento di memoria religiosa che non ha più nulla da dire alla nostra epoca. Eppure, se la osserviamo con attenzione, scopriamo che essa contiene una dinamica profondamente umana, una struttura simbolica che attraversa i secoli e arriva fino a noi, fino al modo in cui viviamo, comunichiamo e ci riconosciamo nel mondo digitale. L’ingresso di Gesù a Gerusalemme non è soltanto un momento di festa, ma un varco, un passaggio, un atto di presentazione pubblica che rivela quanto sia fragile il rapporto tra individuo e comunità, tra identità e sguardo degli altri, tra gesto e interpretazione.


La soglia, la folla, il gesto: la Domenica delle Palme come chiave per leggere l’umanesimo digitale

In quella scena, la folla accoglie con entusiasmo un uomo che entra senza potere, senza armi, senza apparati, eppure carico di un significato che la gente proietta su di lui. È un’accoglienza che nasce da un desiderio collettivo, da un bisogno di speranza, da un immaginario condiviso che si accende all’improvviso. Ma è anche un’accoglienza instabile, pronta a rovesciarsi, capace di trasformarsi in giudizio, in rifiuto, in condanna. La stessa folla che oggi acclama, domani può distogliere lo sguardo o addirittura diventare ostile. Questo movimento, che nella liturgia appare come un paradosso drammatico, è in realtà una costante della vita sociale e si ripresenta con forza nel nostro modo di abitare gli spazi digitali.

Ogni volta che entriamo in un ambiente online compiamo un gesto simile a quello dell’ingresso a Gerusalemme. Ci presentiamo agli altri attraverso un profilo, una foto, una frase, un contenuto che diventa il nostro modo di varcare la soglia. Non entriamo mai da soli, perché ogni piattaforma è una piazza, una città simbolica, un luogo in cui la nostra identità viene immediatamente esposta allo sguardo della folla. E quella folla, proprio come allora, è capace di accogliere, di celebrare, di sostenere, ma anche di giudicare, di polarizzare, di trasformare un gesto in un pretesto per l’esclusione o la derisione. L’umanesimo digitale nasce dalla consapevolezza che questa dinamica non può essere ignorata, perché riguarda la dignità delle persone e la qualità delle relazioni che costruiamo.

Dalla palma al clic: la responsabilità dei nostri gesti nel mondo connesso

La palma che la folla agita non è un semplice ornamento, ma un simbolo, un medium, un oggetto che trasmette un significato. Nel digitale, i nostri gesti quotidiani hanno la stessa natura simbolica. Un like, una condivisione, un commento non sono atti neutri, ma frammenti di linguaggio che costruiscono o distruggono, che accolgono o feriscono, che amplificano o silenziano.

L’umanesimo digitale ci invita a riconoscere il peso di questi gesti, a restituire loro una profondità che spesso dimentichiamo, a non considerarli come automatismi privi di conseguenze. Ogni interazione è un ramo di palma che offriamo a qualcuno, un segno che dice qualcosa di noi e del mondo che vogliamo abitare.

C’è poi un altro elemento che rende la Domenica delle Palme un’immagine potente per comprendere il nostro rapporto con la tecnologia. È la tensione tra la festa e la crisi, tra l’entusiasmo e la consapevolezza che quell’entusiasmo non basta a sostenere la verità. La liturgia ci ricorda che la celebrazione dell’ingresso è solo l’inizio di un cammino che attraversa il tradimento, la solitudine, la violenza, la morte.

Allo stesso modo, il nostro rapporto con il digitale non può fermarsi alla superficie dell’innovazione, alla fascinazione per la velocità, alla promessa di connessione permanente. Ogni tecnologia porta con sé un lato oscuro che dobbiamo imparare a riconoscere e ad attraversare, perché solo così possiamo costruire un futuro in cui l’umano non venga sacrificato sull’altare dell’efficienza o dell’algoritmo.

In questo senso, la Domenica delle Palme diventa una metafora educativa straordinaria. Ci insegna che l’ingresso nel mondo, qualunque mondo esso sia, richiede consapevolezza, umiltà, responsabilità. Ci ricorda che la folla non è mai un criterio affidabile per definire la verità o il valore di una persona.

Ci invita a non confondere la visibilità con la dignità, la popolarità con la profondità, l’applauso con il riconoscimento autentico. L’umanesimo digitale è il tentativo di portare questa consapevolezza dentro le nostre pratiche quotidiane, dentro il modo in cui insegniamo, comunichiamo, costruiamo comunità.

Forse il messaggio più importante da trasmettere agli studenti è che ogni ingresso nel digitale è un atto etico. Non basta esserci, bisogna scegliere come esserci. Non basta comunicare, bisogna decidere quale umanità vogliamo portare con noi. La palma che agitiamo oggi non è un simbolo religioso, ma un gesto che ci definisce come cittadini di un mondo nuovo, un mondo che ha bisogno di persone capaci di attraversare la complessità senza perdere la propria dignità e quella degli altri.

Pubblicato il 30 marzo 2026

Franco Bagaglia

Franco Bagaglia / Docente Universitario. Umanesimo Digitale. Specialista formazione e sviluppo AI e competenze digitali presso Acsi Associazione Di Cultura Sport E Tempo Libero

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