La serie “cose sconfortanti che ti è capitato di leggere” è in costante, esponenziale e quotidiano aggiornamento. In questo flusso ininterrotto di disagio tuttavia, ci sono cose che ancora riescono a scuotermi dalla rassegnazione al brutto che è un tratto distintivo dei tempi, una di queste è questo articolo trovato su La Repubblica, “Friendflation: quando il conto delle amicizie diventa troppo salato”
L’articolo mi spiega che prima che Friendflation diventasse virale su TikTok (vedi che mi perdo a non frequentare) questo neologismo era stato proposto dal Financial Times per riassumere quella pressione a spendere oltre le proprie possibilità, così da restare al passo con rituali sociali ormai diventati pure esperienze di consumo.
Ora, pur essendo una dinamica che intuisco e comprendo, sono ormai molto scettico su questi neologismi pro domo viralità, che spesso più raccontare una tendenza, la creano. Perché nel mondo dell'attuale economia dell'attenzione,anche un gesto quotidiano, banale e ordinario può diventare notiziabile quando gli viene assegnato il nome giusto. Se tu porti una borsa con telefono, libro e borraccia ma senza smartphone o cianfrusaglia digitale perché ti sei rotto abbondantemente le palle di notifiche e reperibilità perenne, fino a poco tempo fa ti beccavi solo del luddista o del boomer, oggi invece hai la tua analogue bag che testimonia la tua JOLO, ovvero «Joy of logging off», la gioia di sconnettersi. Dare un’etichetta è fondamentale per la ruota del criceto consumistica che viviamo: bisogna alimentare le conversazioni, trovare nuove storie, creare nuovi desideri. Sennò come te la vendono a 100 euro una analogue bag quando una borsa qualsiasi andava bene per un libro e una borraccia?
In questo meccanismo, la parola giusta rende un comportamento ricercabile e condivisibile, e può far apparire come fenomeno collettivo qualcosa che, fino a quel momento, riguardava soltanto poche persone, e soprattutto, deve poi agganciarsi a comportamento di consumo.
Non sempre il trend precede la notizia: a volte è la notizia, spesso del nulla, a generare il trend.
Quindi, tornando a noi, capirete che quando ho letto friendflation ho pensato solo: cosa vorranno vendermi ora? Incuriosito, ho indagato e ho trovato che già nel 2025 una sociologa, la Dr. Jenny van Hooff della Manchester Metropolitan Universityl sosteneva che
"l'amicizia è sempre più plasmata dalla cultura del consumo. Nel tempo, ciò che conta come 'tempo di qualità' con gli amici è stato ridefinito dalla capacità di spesa: i weekend fuori, i brunch e i grandi compleanni, sono la misura che dovrebbe dimostrare quanto siamo vicini." Questo trasforma silenziosamente l'amicizia in una performance di successo: quando le aspettative crescono, crescono anche le disuguaglianze, e gli amici con redditi diversi possono allontanarsi — non per scelta, ma perché è insostenibile tenere il passo”
E, essendo ormai le nostre splendide smart cities, e la torrida Milano ne è fulgido esempio, prive di spazi di aggregazione che non siano a pagamento, si è sviluppato il mercato delle experience per ritrovarsi. Le cene in casa sono diventate opzione impossibile, negli angusti bilocali a 12.000 euro al metro quadrati, una tavolo mica ci sta, e quindi restano le cene in posti instagrammabili, corso di ravioleria cinese, quel localino con il vino biologico tanto carino,escursioni su un prato alpino a sentire concerti di campana tibetana, immancabile fotina, almeno questa gratis, ma con iphone naturalmente. Strano che non abbiamo coniato un neologismo tipo Nothingness per questo desolante modo di fare. Sarebbe dolorosamente virale.
Quindi, il fenomeno in questo caso non è un’invenzione ma piuttosto una presa di consapevolezza, tanto che la friendflation è transculturale in questo mondo generalizzato. Un sondaggio LendingTree del 2024 ha rivelato che il 52% degli americani ha provato stress finanziario a causa degli obblighi sociali, con millennials e Gen Z che riportano i livelli di pressione più alti. Uno dei significativi commenti qualitivi recitava "Sembra che l'amicizia sia diventata pay-to-play. Se non puoi permetterti il viaggio o la cena, sei fuori dal giro." Amicizia…bah.
In Giappone, spesso anticamera delle patologie sociali che migrano in Europa, hanno coniato il termine fure-fure genshō (フレフレ現象) è un neologismo derivato da Friendflation. Si riferisce al fenomeno, esploso durante l'attuale crisi economica, in cui i costi crescenti di socializzazione (a causa dell'inflazione) spingono le persone a rivalutare o "tagliare" le relazioni di amicizia che non offrono un ritorno in termini di valore.
La risposta a queste ritorno (ma se ne è mai andata?) della societò di classe, cosa può essere? Semplice, il "loud budgeting", popolare dalla Gen Z, consiste nel dichiarare apertamente il proprio limite di spesa agli amici per orientare i piani verso opzioni economicamente sostenibili. Quindi la soluzione ancora una volta non è discutere un alternativa tipo “ma è normale che non ci possano essere attività sociali se non a pagamento?” ma la risposta consolida il problema, implicitamente confermando che senza soldi non si fa nulla, quindi la soluzione è dichiarare quanti ne hai.
In una società che ci martella h24 con inclusione, diversità, accoglienza, libertà, ora persino l’amicizia è influenzata dalla possibilità economiche dell’individuo. Dobbiamo iniziare a renderci che le cose vanno male, malissimo. Le nostre relazioni oramai sono parodie di Temptation Island, il nostro lavoro è spesso insensato e fungibile, la sbandierata libertà si limita ad comportamenti di consumo, e persino l’amicizia dipende dalla dichiarazione dei redditi. Se fosse una puntata di Black Mirror diremmo che esagera, è catastrofista e distopica, invece è la realtà, ci siamo così dentro che nemmeno la vediamo, come le rane bollite di Chomskyiana memoria. Quanto ancora dobbiamo scavare per capire quanto è profondo il pozzo in cui siamo?
Non è di neologismi che abbiamo bisogno, ma di ritrovare il significato di parole fondamentali: “umano”, “libero”, “relazione”, “amicizia”. Perché i nostri comportamenti attuali troppo spesso imbarazzano il significato di queste parole.