Go down

E fumo ancora per non sentire il mondo fuori che mi soffoca (Mostro, “E fumo ancora” da Ogni maledetto giorno)

 


Sentirsi soffocati, come se mancasse l’aria. Non perché sia successo qualcosa di preciso, ma perché, tutto insieme, sembra troppo. Il mondo esterno può essere pesante. Le aspettative degli altri, le discussioni e gli scontri continui, la paura di sbagliare, la sensazione di non essere mai abbastanza… È come se questa vita, per farla valere davvero, finisse per condannare chiunque non sia all’altezza.

In questi momenti ognuno trova il suo modo per proteggersi. C’è chi si chiude in camera, chi ascolta musica, chi resta in silenzio. Qui il gesto è fumare. Non è tanto importante l’atto in sé quanto il significato che assume: non una pausa, ma un modo per rallentare, entrando in uno stato alterato che consente di prendere le distanze da ciò che sta fuori. Non impedisce di vedere, ma rende meno nitido ciò che abbiamo davanti, quanto basta da renderlo più sopportabile. E quando qualcosa è meno chiaro, forse fa meno paura. A volte abbiamo proprio bisogno di questo: rallentare, senza reagire subito. Di restare fermi, anche senza sapere bene cosa stiamo facendo, lasciando che, per un attimo, la vita continui a scorrere senza di noi.

Potrebbe a prima vista apparire scollegato, ma proprio questo atteggiamento mi ricorda un aforisma di Nietzsche: “Chi un giorno deve accendere il lampo, deve restare a lungo nuvola.”

la verità è che non si può restare sempre accesi.

A volte ci sentiamo sbagliati perché ci sembra di non fare nulla, proprio come una nuvola lì, ferma e grigia. Pensiamo di essere vuoti o inutili solo perché non stiamo brillando o non stiamo agendo con la forza di un fulmine. Ma la verità è che non si può restare sempre accesi. Dentro a quella nuvola che sembra immobile si sta accumulando tutto ciò che serve per diventare lampo. Allo stesso modo, i momenti di silenzio, di solitudine o di confusione non sono tempo perso: sono i momenti in cui si stanno mettendo insieme le forze.

Non siamo obbligati a essere subito pronti, a sapere già cosa fare o a mostrare agli altri quanto valiamo. C’è una forza incredibile nel saper aspettare, nel proteggere ciò che sentiamo dentro finché non siamo noi a decidere che è il momento di farlo uscire. Essere una nuvola oggi non significa, infatti, che non brilleremo domani; significa solo che ora abbiamo bisogno di spazio per metabolizzare tutto ciò che stiamo diventando.

Restare nuvola non significa essere deboli, ma attraversare una fase in cui non tutto è chiaro.

E se la nuvola è questo momento di attesa, il fumo è il modo in cui lo viviamo: a volte soffocante, ma capace di nascondere ciò che abbiamo dentro. Restare nuvola non significa essere deboli, ma attraversare una fase in cui non tutto è chiaro. È il tempo in cui ci si sente delusi o arrabbiati, in cui ci si chiude in sé stessi per proteggersi come si può, anche commettendo errori o scegliendo le strade sbagliate.

Ma è proprio lì che qualcosa comincia a cambiare.

Vorremmo tutti sentirci subito a posto, con le idee chiare. Eppure la verità è che non si può saltare la fatica che c'è prima. Se quel lampo arrivasse troppo presto, senza che la nuvola avesse avuto il tempo di caricarsi, sarebbe solo una scintilla che si spegnerà subito dopo.

Il caos che sentiamo dentro non è un errore. È ciò che ci serve per costruire chi saremo. Non è tempo perso né un fallimento. Mentre fuori sembriamo confusi, dentro stiamo mettendo insieme i pezzi, anche attraverso gli sbagli che commettiamo mentre cerchiamo di proteggerci.

Essere nuvola significa accettare di vivere nel dubbio quando una certezza si infrange.

Essere nuvola significa accettare di vivere nel dubbio quando una certezza si infrange. A volte pensiamo che sostare in questo passaggio significhi avere finalmente tutte le risposte. In realtà, significa solo imparare a non spaventarsi quando le cose vanno male.

Ci sentiamo persi perché crolla l’idea che abbiamo di noi stessi e di ciò che ci circonda. Quel dolore che sentiamo è lo scontro tra la realtà e come speravamo che andassero le cose per stare tranquilli.

Nelle relazioni, ad esempio, ci convinciamo che una persona non ci farà mai del male solo per cancellare l'ansia di un possibile tradimento. Quando però quella persona sbaglia, la nostra reazione immediata è quella di voler risolvere subito la situazione: o chiudiamo il rapporto per rabbia o ignoriamo il problema per paura. Entrambe queste scelte sono scorciatoie per tornare a una condizione di stabilità che in realtà non esiste, rimandando un crollo che sarà ancora più distruttivo.

La vera forza, quindi, sta nel chi riesce a rinnovarsi, non per aver evitato i problemi, ma per averli attraversati senza scappare.

Il problema di diventare nuvola, eppure, non è il senso di smarrimento, ma la paura di confessarlo a sé stessi e agli altri.

Oggi sembra impossibile prendersi del tempo. Se hai un problema, devi risolverlo subito. Se soffri, devi voltare pagina subito. La società ci spinge a funzionare come macchine: se un pezzo si rompe, va cambiato o riparato immediatamente, perché non possiamo permetterci di fermarci. Proprio per questo, ci mettiamo delle maschere. Facciamo finta di avere tutto sotto controllo per non sembrare fragili agli occhi degli altri. Ma questa non è forza, è solo un modo per nascondere la paura di essere giudicati.

non c’è nulla di male nel non avere risposte immediate.

La verità è che non c’è nulla di male nel non avere risposte immediate. La vera forza non sta nel non cadere mai: sta nel sapere cosa significa toccare il fondo e nel trovare il modo di risalire.

Essere lampo, allora, non vuol dire semplicemente uscire dal problema o trovare una soluzione veloce per tornare a come si era prima. È il momento in cui smettiamo di voler riparare l’impossibile e iniziamo a capire cosa quel crollo ci ha davvero insegnato. Ci si rialza non perché tutto sia tornato perfetto, ma perché abbiamo smesso di mentirci. Il cambiamento diventa reale solo quando smettiamo di cercare scorciatoie e accettiamo che la nostra fragilità è l'unico punto da cui si può ricostruire qualcosa di autentico.

Perché sì, abbiamo il diritto di essere fragili.

E quando smetteremo di essere nuvola, quella luce sarà il risultato di ogni dubbio affrontato, di ogni verità crollata e di ogni momento in cui abbiamo guardato in faccia le difficoltà senza fuggire. Solo allora il lampo non sarà una fuga dal buio, ma una trasformazione nata proprio attraverso di lui.


Pubblicato il 28 giugno 2026