La recente divulgazione di notizie sul think tank "Dialog Society" ha riaperto il dibattito sulla riservatezza dei contenuti dei gruppi di interesse. Ed in particolare sui think tank che possono agire come delle lobby, forse più che segrete, strettamente riservate.
La rivelazione circa l'identità di alcuni membri che farebbero parte del think tank e di una parte di quella che sembra essere l'agenda dei lavori (o dei dibattiti) alle riunioni è avvenuta per il tramite dell'iniziativa di un dall’hacktivista svizzera a mezzo della quale una parte della stampa internazionale è entrata in possesso di alcune informazioni (descritte come una "fuga di notizie"). Che sono quindi rimbalzate su numerosi media.
In estrema sintesi Dialog Society si promuove e si qualifica come uno spazio dedicato a relazioni riservate e informali tra leader provenienti da ambiti e orientamenti ideologici differenti.
Il gruppo organizza almeno un ritiro annuale con la formula del meeting full immersion prevalentemente in località di prestigio fra cui, secondo quanto riportato dalla stampa ci sarebbero il Ritz-Carlton Dove Mountain, il The Ritz-Carlton, Santa Barbara e il San Clemente Palace Kempinski Venice.
Il termine hacktivista riferito all'autrice di questa "scoperta" (resa pubblica), nasce dalla fusione del termine attivista e da quello di hacker. L'attività divulgativa però non è da iscriversi nell'ambito del whistleblowing giacché pare essere più riferibile alla denuncia sociale. La divulgazione di contenuti non accessibili al pubblico e pertanto riservati è molto più simile a una condivisione che richiama alcuni celebri casi come i famosissimi Assange o Snowden. Si tratta quindi di contenuti non filtrati. Non spiegati. Il whistleblowing è un informazione nuda e cruda non modellata sui canoni ermeneutici delle linee editoriali. Questa invece è un attività più simile alla condivisione pertanto potrebbe essere ascrivibile a quel genere di azioni che nell'ambito dell'hacking viene definito white hat. Aventi uno scopo sociale.
La differenza sembra rilevante perché è in grado di influenzare la pubblica opinione.
A prescindere dal caso Dialog sembra interessante provare a capire, in un contesto più ampio, l'operato di alcuni think tank onde evitare di alimentare stereotipi complottisti che appartengono al vasto panorama della cospirazione. Laddove è noto che chi ne è convinto che finisce sempre per vedere quello che vuole vedere.
Per esempio, una parte della stampa ha da subito associato questi contenuti al termine segretezza che richiama però anche un'accezione potenzialmente negativa. E' la segretezza che serve a nascondere. A secretare. La segretezza che teme di essere scoperta. Mentre a ben guardare non ci sono elementi che suggerirebbero questo genere di "copertura". Il termine più appropriato per una spendita neutrale sarebbe riservatezza. Ciò di non pubblico dominio.
La questione non è nuova.
Ruota attorno al diritto di alcune persone che appartengono a quella che spesso viene definita sotto l'egida del asettico termine di "un elite" di riunirsi per dibattere su tematiche che hanno un impatto potenziale su uno o più macrosistemi. Dell'economia. Della finanza. Dello stato sociale. Dell'ambiente. E quindi, a cascata sul tenore di vita delle persone. E su alcuni aspetti della loro possibilità concreta di autodeterminarsi.
Alcune tematiche infatti, qualora sostenute in via corporativa e organizzata da persone con i mezzi per poter influenzare il mercato e in particolar modo i policy makers (coloro che fanno le leggi, il potere legislativo e in parte l'esecutivo dei governi) sarebbe potenzialmente pericolosa perché elusiva delle regole stabilite dalla libera concorrenza e dalle democrazie. In particolar modo quando tali attività si traducono in un agenda che finisce per coinvolgere i policy makers oltre l'aspetto informativo o culturale. Spingendoli ad adottare delle decisioni che hanno rilevanza nell'interesse pubblico e che dovrebbero, in linea di principio, essere prese avendo quale unico scopo il bene comune.
Una buona parte dei think tank che si riuniscono una volta l'anno, per alcuni giorni (di solito da 3 a 7) in una location riservata e solo in presenza degli invitati oggi coinvolge alcuni temi di stringente attualità per la pubblica opinione fra cui lo sviluppo dell'Ai e l'uso dell'energia nucleare.
L'assenza di un arbitro terzo o quantomeno di un narratore imparziale che possa comunicare più o meno ufficialmente verso l'esterno i contenuti di questi incontri alimenta il sospetto e l'immaginazione a ben guardare davvero molto più teorico complottista che realista.
E' comprensibile ma come detto c'è un emotività sospettosa che spinge appunto ad apostrofare come "segreto" quel che la razionalità preferirebbe definire "riservato".
Tutto ciò non è nulla di nuovo. Ci sono decine di queste realtà. Forse centinaia. Anzi migliaia. Variano per dimensioni e membership.
Per coloro che volessero approfondire fra le letture ipotizzabili c'è il libro di Daniel Estulin: "Il Club Bilderberg: la storia segreta dei padroni del Mondo". Il titolo è già tutto un programma.
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Fermo restando che non è davvero possibile stabilire se e in che misura tutti questi think tank siano in grado di produrre i risultati voluti (e nella maggioranza dei casi la risposta è davvero e inequivocabilmente negativa), la principale fonte di inquietudine, oggi, nasce più che altro dalla presenza dei miliardari. Una figura che, sempre più legata alle nuove tecnologie si sta evolvendo oltre i confini della fisicità dell'individuo assumendo proporzioni più tipiche di quelle che nel secolo scorso venivano indicate come le "corporations". Quelle società cioè che travalicavano i limiti dello Stato e vivevano di vita propria. Come vere e proprie nazioni.
Questa neo trasmutazione del miliardario (spesso filantropo) che diventa tentacolare come una statua della dea Kali o un enorme Kraken che tutto avvolge trasforma la loro partecipazione a una qualunque associazione in una sorta di "Spectre" come nei celebri romanzi di James Bond del grande Ian Fleming.
La logica deduttiva ci impone di constatare che una schiacciante percentuale di coloro che sostengono di "sapere" chissà cosa e di ipotizzare chissà quali segreti, non sono a conoscenza di un ben niente. E' un inquisizione basata sulla pura teoria. Sul malvezzo di pensare malissimo e di attendersi il peggio. Destituita da qualsivoglia prova che non sia meramente scandalistica. Frutto più della noia che di una ritualità vera e propria l'accusatore supremo trae conclusioni cospirative esattamente come chi vede una luce non identificabile in aria e ipotizza che sia un alieno della costellazione Zeta Reticuli.
Il punto non è dove stia la ragione. Tutti sappiamo che a pensare male si fa peccato però.. Il punto è che tipo di ragione, basata sulla logica, si sta cercando. E' nota la celebre differenza tra guardare e osservare come sapientemente introdotta da Sir Arthur Conan Doyle. Così come altrettanto conosciute sono le tecniche per creare un influenza basata su di un seguito. Una corte. Di cui al celebre Macchiavelli: sulla gestione del potere inteso come epicentro di interessi privati da preservare.
Vorrei sollecitarvi a riflettere come prendendo un fatto e narrandolo a rovescio è facile costruire una serie di aneddoti che vanno tutti nella stessa direzione. Ma questa non è mai la verità Solo la verità di chi narra il fatto. Questo paradigma è ben spiegato nel teorema degli indizi che fa riferimento al filone narrativo dei racconti: "Il ritorno di Sherlock Holmes" dove il celebre Detective spesso è costretto a mettere in discussione le ricostruzioni della polizia che partono da un fatto e a ritroso tramite una serie di aneddoti lo fanno combaciare con un evento. Esattamente come a volte proviamo a fare da un punto di vista informativo o giornalistico per fare in modo che gli indizi vadano in una certa direzione. Solo che non funziona così.
Una volta (ri)concepito il think tank in generale, ribadisco non necessariamente la Dialog Society ma qualunque altro tra le migliaia di presenti sul mercato (che siano più o meno noti o più o meno raggiungibili) al di là di quelle che possono essere le attività riservate ai partecipanti, viene da domandarsi se i presunti e non confermati misteri che ruotano attorno a queste realtà siano rilevanti.
E persino se siano interessanti.
I gruppi di interesse ci sono sempre stati.
Solo a Bruxelles ci sono oltre 17.000 lobby. Esattamente come nel passato delle corporazioni o delle gilde perorare un certo tipo di convinzione esercitando pressioni dovute alla capacità di influenzare, attraverso l'aspettativa e il peso relativo delle conoscenze, non è di per sé vietato. Come non è vietata la riservatezza. Anzi sarebbe tutelata con la privacy.
Il problema si complica per il ruolo che può assumere il bene più liquido in natura perché oggi il denaro non è solo certezza o benessere, è diventato sinonimo di uno sfarzo lascivo. Uno status symbol idolatrato come il vitello d'oro. Un'aspettativa di vita talmente invitante che porta un incredibile numero di persone a volersi prostrare di fronte al deposito di Paperon de Paperoni. Offrendosi come vittima sacrificale nel culto del dio denaro. Il vero problema non è chi ne ha troppo. Ma chi ne desidera tanto per appagare i propri istinti. Per dare sfogo a un autocelebrazione della spesa che diventa un estasi personale deviata dalla propria storia e dai propri valori.
I think tank soffrono moltissimo la presenza dei simulatori, dei mercenari del denaro che cercano solo vantaggi per se stessi e sono disposti a offrirsi mettendosi in bella mostra sullo scaffale. L'esigenza di riservatezza nasce anche da questo.
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Viviamo un periodo storico molto più controverso rispetto a quanto molti riescano a concepire.
Per via del dialogo sull'Ai.
Stiamo gettando le basi per il futuro dell'umanità. Non è solo l'uso o lo sviluppo dell'Ai. Ma le scoperte a cui stiamo andando incontro grazie all'Ai. Ci sono alcune ipotesi, nella fisica quantistica, che sono talmente rivoluzionarie da non poter nemmeno essere scritte. Si correrebbe il rischio di essere presi per matti. Parliamo di teorie che stanno facendo balzi in avanti. Così rivoluzionario che sembra di leggere un romanzo dell'Urania. Nell'ambito dello spazio - tempo potrebbero esserci spiegazioni talmente tranchant che nel dare una risposta ad alcuni quesiti riscriveranno le domande.
Queste genere di scoperte, ed ho fatto solo un esempio, possono creare delle élite di potere come mai la storia dell'umanità ne ha viste. Si potrebbe ipotizzare che sia come il passaggio dall'età del bronzo a quella del ferro o come la scoperta della ruota. Ma è molto, molto di più.
Tuttavia il dialogo sull'Ai si snoda attraverso un arcipelago di interessi che sembra un percorso a bivi. Interessi che spaziano da quelli legati agli investimenti, alle convinzioni ideologiche. E' molto più simile al un teatro di un battaglia. Si fronteggiano diverse convinzioni che lavorano su plurimi fronti e che fanno lobbismo.
Il limite dei think tank è che spesso il loro punto di massima forza, i partecipanti, diventa un tallone d'Achille. Avvicinarsi a un think tank dovrebbe essere espressione di un interesse morale o etico che spinge il singolo a partecipare a dei lavori. Mediante l'apprendimento e il contributo a scopo comunicativo, divulgativo, scientifico. Dovrebbe essere un laboratorio inclusivo di condivisione e di crescita personale e collettiva.
Tuttavia proprio in ragione dei partecipanti si verifica da tempo un effetto distorsivo che si può sintetizzare nella ricerca di cattivo networking. Il fatto cioè che l'ingresso e la partecipazione al think tank non venga intesa come spirito di partecipazione bensì come un veicolo per accedere a un aggregatore di interessi. In particolare coloro che promuovono beni o servizi tendono a iscriversi ai think tank nell'auspicio che diventino un modo per aumentare il proprio giro d'affari.
La malsana idea che una persona diventi un agenda di contatti e che questi siano target per sviluppare i propri interessi è un'aberrazione commerciale molto di moda. Questo provoca il deperimento delle ragioni del think tank e lo svilupparsi, in esso, di un attività più propagandistica tesa a valutare l'opportunità di trarre vantaggi dall'appartenenza.
In questi casi esperienze del passato hanno rivelato che qualunque associazione di persone, se lasciata libera di avvicinare il potere legislativo attraverso una forte presenza di capitali, può evolvere in modo problematico. Ma questo si verifica perché lo scopo principale che ab origine era nobile nel suo essere di natura culturale è stato corrotto dall'affarismo. Che genera affarismo. Che porta a utilitarismo e opportunismo. Quindi il problema non è tanto la formula del think tank ma il fatto che possa venire corrotto da alcuni partecipanti.
Sono queste le circostanze in cui la riservatezza diventa segretezza e i lavori del think tank, ispirati dal desiderio di ottenere il successo economico, possono travalicare i limiti riconosciuti al lobbismo. Diventano uno strumento di persuasione e manipolazione. In questo contesto la presenza dei policy makers o più in generale dei poteri legislativo e/o esecutivo crea una serie di situazioni pronte a deflagrare, simili a candelotti di dinamite a caccia di una miccia da accendere. E' in queste circostanza che la capacità di influenzare la cosa pubblica può non essere in linea con i più alti valori della Costituzione e delle libertà fondamentali.
Le aspirazioni personali quindi possono essere definite come il vizio che può infettare il think tank e corromperlo. La seduzione del Lato Oscuro della Forza.
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Individuato il problema porvi un rimedio è tutt'altro che facile. Il presupposto è che se taluno è animato dal volersi arricchire finisce per dichiarare non il vero ma ciò che lo renderebbe adatto a trarre quanti più vantaggi possibili. In buona sostanza diventa un simulatore.
Per ovviare a tutto ciò sussistono alcune prassi interessanti che cercano di contenere questo genere di aspirazioni personali.
Si sono quindi affermate delle strategie che viste dall'esterno possono sembrare curiose, se non addirittura violative di quella prerogativa che i non addetti ai lavori, che non conoscono e non praticano la vita all'interno del think tank, considerano la normalità.
Fra queste ci sarebbe l'attribuzione di un Tier a seconda del tipo di ingresso e la presenza di una clausola "to serve" che dovrebbe limitare le "ulteriori" aspirazioni. Un meccanismo a base Tier discutibile é quello che vedrebbe per esempio e in linea del tutto ipotetica (si ribadisce che il presente scritto non si riferisce a nessun think tank o associazione nota) un Tier 1 attribuito a chi è ricco per eredità. Per nascita. Oppure a chi ha sviluppato questa ricchezza, magari attraverso il mercato dei capitali o l'imprenditoria. Un Tier 2 a coloro che rivestono alcuni ruoli particolari nella pubblica amministrazione. Politici eletti. Con solide basi elettorali. Destinati a rivestire il ruolo di policy makers e quindi potenzialmente a elaborare, promuovere e votare delle leggi. Oppure sempre un Tier 2 a personalità che si distinguono per le loro capacità. Come possono essere scienziati, fisici, ingegneri dotati di una preparazione che è conoscenza e saggezza. Persone in grado di apportare realismo e discernimento oltre la teoria. Un ultima categoria sarebbe invece quella riservata al Tier 3, a chi ciò può aderire per scopi ideali e partecipare ai lavori ma con spirito di servizio. Il concetto di "to serve" sarebbe proprio finalizzato a spogliare dell'aspettativa di un ritorno economico colui il quale dichiara esteriormente di essere interessato (perché condivide i contenuti o il pensiero) evitando però che possa trarre vantaggi dalla frequentazione.
E' un meccanismo piuttosto valido. Perché associa inoltre ai Tier delle clausole.
La presenza di capitali, siano esse corporazioni o miliardari attira moltissimo le più decettive e interessate figure che spaziano nell'arcipelago dei furbi. Cercando solo uno schermo dietro il quale costruire la propria ricchezza. Sfruttando contatti e all'occorrenza mettendosi a disposizione. Senza quell'amor proprio e quella rettitudine che dovrebbe invece animare la partecipazione alla sana cooperazione. Il mettere in chiaro da subito che se non si rientra nei primi due Tier non si beneficia di alcuna mutualità dissuade molti furbi che corrono il rischio di perdere il loro tempo nel momento in cui non entrerebbero a contatto con chi vorrebbero sfruttare.
Un altra tecnica che sembra essere discretamente percorsa è quella di allacciare al think tank un ideologia di base più filosofica. Partendo dal presupposto che nel passato i gruppi di interesse più coriacei sono stati quelli che vedevano le persone legate da qualcosa che andasse oltre il denaro e guardasse maggiormente alle convinzioni come ad esempio la religione. Riuscire a creare un percorso filosofico esistenziale se non di mentoring o self coaching è uno strumento utile. Non è un caso se queste materie e i relativi esperti si sono molto espanse di recente. E se un sempre maggior numero di guru o maestri stanno facendo proselitismi. L'adesione a un'idea è forte. Genera legami non solo utili ma solidali.
I think tank con questa impostazione hanno una maggiore chance di sviluppare il corporativismo interno.
Entrambe queste procedure però hanno anche dei limiti.
Le persone che dispongono di grandi capitali è frequente che invece di andare d'accordo entrino in competizione tra loro e ciascuna ha il desiderio di prendere il controllo poiché vive in una realtà che non è dissimile da una casa di Ibsen o da una parabola di Siddharta.
Per quanto riguarda le filosofie invece sono un terreno molto difficoltoso su cui improntare i rapporti umani. La concettualità di un pensiero, il suo studio, l'apprendimento necessitano di tempo. La formazione può rendere il think tank più teorico che pratico. Indirizzandolo a problematiche più soggettive che oggettive. Come la ricerca della felicità.
Inoltre la filosofia può ispirare idee potenzialmente ben diverse da quello che è l'intendimento di chi elabora il pensiero filosofico. Portando taluno a conclusioni più personali. Come tali e la storia sul punto insegna, anche rischiose.
Nell'ambito del dialogo sull'Ai occorre invece che ci sia un'efficacia rapida, costante e dinamica. Le scoperte corrono. E i problemi di competizione sono sempre più complessi.
Si pensi a queste tre situazioni che sono tutte in corso:
1) I nemici dell'Ai aumentano. Alcuni si organizzano secondo la logica dell'attivismo e adottano i crismi della protesta. Altri si sono infiltrati nei sistemi democratici delle nazioni creando un impressionante numero di associazioni o enti fra loro cloni allo scopo di occupare, grazie a tecniche di marketing e al Seo, le prime pagine dei risultati dei motori di ricerca on line. Sembrano realtà diverse ma rispondono tutte a una sorta di nave madre. Se gli attivisti puntano sulla sensibilizzazione delle masse e sull'indignazione, le organizzazioni anti-Ai preferiscono parlare di sicurezza e di prudenza cercando di insinuare alcuni loro adepti nelle fila di chi può bloccare questo sviluppo.
2) L'energia dell'Ai diventa un problema. Quella elettrica può non bastare. Non meraviglia che uno o più think tank cerchino di promuovere fonti alternative. In quest'ottica un think tank di Ai potrebbe occuparsi anche di energia atomica.
3) La bolla speculativa. L'enorme ricchezza generata dalla new economy è diventata new technology. E' una ricchezza in larga parte dematerializzata. Significa che fintanto che i mercati, intesi come quelli di Borsa valori, sono disposti a proseguire in una fase di crescita, anche se moderata, il sistema tiene ma se dovesse esserci un crollo (come già accaduto in passato) la bolla speculativa sarebbe travolgente. Una vera e propria spirale. Una voragine improvvisa. Un buco nero attrattivo e distruttivo. Alcuni commentatori ne parlano ma raramente spingono sul fatto che il tracollo avrebbe effetti particolarmente penetranti anche (ad esempio) nel sistema bancario. Significherebbe azzerare alcuni crediti che hanno una fortissima valenza nei bilanci e le cui poste nell'attivo consentono di chiudere dei consolidati con cifre che sono più basate su attesi flussi in entrata o carta contro carta. Il rispetto dei parametri di solidità imposti dagli accordi di Basilea, per esempio, potrebbero non essere più rispettati. Tutto ciò senza tenere conto dei depositi overnight, un argomento su cui è praticamente vietato scrivere e sul quale è difficilissimo indagare, il cui utilizzo in Europa può essere pure interpretato come un rifinanziamento last minute, a rotazione e continuo. Un rifinanziamento interbancario riservato (con interessi). L'effetto domino provocherebbe alcuni importanti credit crunch e bank runs o più in generale un banking crush a macchia di leopardo che oggi viene ribattezzato in alcune relazioni banking endgame (con un riferimento a una delle situazioni di inizio millennio in cui la necessità di riformare il sistema bancario gli ha consentito di restare in vita alle medesime condizioni in cui, altrimenti, non avrebbe potuto).
Un think tank che abbia ad oggetto un dialogo su come impostare il futuro attraverso una tecnologia come l'Ai non potrebbe mai affrontare argomenti di questo genere a porte aperte. La riservatezza è e continuerà ad essere, una condizione irrinunciabile.
A questo si aggiunga il fatto che come ho citato ci sono ricerche avveniristiche in corso. Si tratta di scoperte che possono radicalmente cambiare il corso della storia. Almeno un think tank, per capirci potrebbe per ipotetico esempio avere in corso degli studi su come rigenerare le cellule del corpo umano. Promettendo la longevità. Il loro prodotto che chiamano "highlander" si basa sullo studio tramite l'Ai dell'epigenetica e persino di alcune specie animali (fra cui una medusa che pare viva nelle profondità oceaniche e che il cambiamento climatico ha portato "a galla" la quale avrebbe una capacità di ibernazione simile ai virus in criptobiosi durante la quale ringiovanisce). Non è uno studio che presuppone di prendere una pillola blu o rossa in chiave Matrix o di iniettarsi un siero del supersoldato in versione Marvel ma include invece una serie di trapianti sul corpo destinatario del ringiovanimento. Immaginatevi se un prodotto del genere funzionasse. Avremo una trama degna di un film horror della Blumhouse o del grande Stephen King, dove un elite di persone con sterminata ricchezza vorrebbe continuare a godersela e per farlo che cosa sarebbe disposta a fare? Se sono persistenti nel difendere i propri interessi (come comprensibile) figuriamoci con la lunga vita.
Nel contempo alcuni movimenti ultracattolici si battono per fermare l'apocalisse Ai. Il motivo potrebbe suonare come incredibilmente curioso alla mente di un ateo o un profano (come pure di chi vive la propria religiosità in modo moderato) ma è riuscito a fare presa. Con l'Ai si potrebbero resuscitare i morti e così realizzare le nefaste previsioni bibliche. Sembra un B movie uscito da una sceneggiatura delirante però quello che spaventa i facenti funzioni di associazioni e movimenti davvero molto influenti in ambito ultracattolico è l'idea che gli avatar delle persone diventino quelli dei c.d. "cari estinti". Che gli individui possano cioè "collegarsi" a mezzo di un PC o un Notebook con avatar identici, nelle forme e nei movimenti, di coloro che hanno amato. I quali sarebbero sempre più realisitici e in grado di interagire come una web-call. Tanti sottovalutano questo genere di sviluppi perchè non hanno visto cosa è possibile creare. E quindi giudicano sulla base dell'immaginazione Una via di mezzo tra tra i metaversi di Upload o Westworld ma di fatto l'iterazione non sarebbe in un "ambient" virtuale ma nella realtà. In casa. Al lavoro. In un parco o in un bar. Finirebbe per mettere in discussione una parte della mortalità? Il concetto di convivenza con la perdita? A parte il fatto che un problema etico esiste senza ombra di dubbio e questo genere di prodotti andrebbe vagliato con molta, anzi moltissima attenzione. Per le implicazioni che comporta nella dissociazione e in numerosi aspetti che altererebbero il comportamento umano.
E' davvero inimmaginabile che un agenda dei lavori "fantascientifici" che affronta argomenti del genere sia, da qualunque think tank, resa pubblica o che comporti inviti o presenze come se fosse una fiera di commercianti e venditori dove si usano termini come futuro e innovazione ma per promozione un bidet o un cestino interattivi alla meglio nell'internet of things.
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Il fatto è che con l'Ai si parla davvero di futuro. Ed è un futuro intrigante. Per molti versi affascinante. Ma anche spaventoso. E potenzialmente così diverso da essere inquietante. Penso che tutti vorrebbero andare almeno una volta nello spazio e sentirsi vicino all'infinito, vedere la Terra come fanno gli astronauti però il fatto di trovarci "lassù" intimorisce anche. E' una condizione estrema. Ci mette paura. Perché la paura è saggezza verso il potenziale pericolo.
Per chi capisce cosa l'Ai è in grado di fare si verifica lo stesso. Ed è veramente una percentuale minima rispetto a tutti coloro che ne parlano o che si costruiscono una carriera come esperti a vario titolo. Chi viene "toccato" dalle capacità dell'Ai subisce una rinascita. La sua comprensione di quello che può accadere è a un livello successivo o magari sotterraneo per dirla come nel grandissimo Dungeon Crawler Carl.
Riflettendo (solo) su questo a volte si può concludere che i lavori di un think tank sono a immagine e somiglianza di quelle che sono le principali necessità di coloro che ne fanno parte. Che cercano di sviluppare i loro interessi e di sopravvivere a se stessi. Un think tank non può essere interessante, divertente e efficace. A seconda del periodo e di chi lo organizza diventa una o nella migliore delle ipotesi alcune di queste cose.
Il resto é riservatezza.