E' ontologicamente difficile commentare le affermazioni di Donald Trump.
Usualmente la prima cosa che penso quando mi capita di ascoltare quello che dichiara è sperare che si tratti di un errore di traduzione.
La situazione si complica quando si cerca di attribuirgli un significato che travalichi l'umoralità in nome di una diplomazia che potrebbe sfuggire, nel suo significato, al commentatore occidentale.
Infatti a volte si pensa che le differenze di opinione siano anche espressione di un tenore culturale che andrebbe prima compreso. Onde evitare di commettere l'errore di essere arroganti al punto di personalizzare l'altrui pensiero, sul proprio intendimento.
Forse è per questa ragione che in un primo momento la stampa internazionale ha cercato di stare al passo con il tycoon che a sua volta gli ha dato moltissimo lavoro.
Le odierne parole su Giorgia Meloni, come riportate dai media, sono, come già in passato, inqualificabili.
La dimensione della loro stancante inappropriatezza è amplificata dal fatto che arrivano, a ruota libera, a margine di un evento quale è quello del G7. Pertanto un contesto altamente indirizzato a sviluppare partnership valevoli e durevoli tra alcuni dei paesi più industrializzati. Fossero pervenute dopo una serata di goliardia e una gara di birra e salsiccia in un pub, alla Bud e Terence, se non altro avrebbero avuto la giustificazione del momento. Ma non è proprio questo il caso.***
A questo punto però rifletta la (nostra) Giorgia nazionale, dopo che è rimasta allibita come normale e come pare aver dichiarato ella stessa, sul grave errore di essere andata dietro a questo soggetto facendoci sembrare, come nazione, un cagnolino ammaestrato.
Perché è questo che è successo.
Dopo l'elezione di The Donald noi ci siamo proclamati i più fedeli tra i fedelissimi.
Ci siamo prostrati all'altare del suprematismo Maga con una devozione e un'adorazione più liturgica che diplomatica.
Una personalità come quella di Trump, che tutto è tranne che sconosciuta, se indagata con un minimo di strategia cognitiva dal punto di vista dell'opportunità psicologica di stabilire questo rapporto di fedeltà assoluta ci ha interpretati nel modo in cui il giocatore di scacchi soppesa i pezzi della propria fazione.
Qualcuno potrebbe affermare che è questo quello che si ottiene quando ci si svende a uomini che hanno mediato la statura morale dei valori con gli affari e la propria ricchezza. Sono abituati ad avere il maggiordomo e la servitù. Iscriversi al Club dei camerieri del super ricco significa essere trattati da camerieri.
***
Ovviamente difendo il Premier Giorgia Meloni come Italiano.
A prescindere dal voto politico.
Siamo una nazione democratica e le offese del tycoon a stelle e strisce sono infantili, cariche di malcelato livore e ancora una volta potrebbero essere lette come il sinonimo di un inquietante, strisciante, narcisismo.
Offendono, come già in passato il nostro Presidente ma anche la nostra libertà di autodeterminarci scegliendo il nostro leader con libere elezioni.
La solidarietà bipartisan al Presidente del Consiglio è quindi giustamente dovuta e sono molto lieto che lei, la Giorgia nazionale, gli abbia (finalmente) risposto per le rime. Cercando un riscatto che sia un tributo alle parole. Non è questo il tempo degli incipit in stile: "era una notte buia e tempestosa..".
Mi dicono che Giorgia ami particolarmente l'opera di Tolkien e allora io mi domando a quale personaggio della straordinaria opera del grande scrittore paragonerebbe The Donald oggi e a quale si paragonerebbe lei.
Scegliere di andare dietro "senza ma e senza se" a una politica internazionale così ondivaga come quella del gennaio 2026 del Presidente americano può essere stato letto, in Europa, come un modo per trarre vantaggi a discapito degli alleati made in U.E. Nell'eterno gioco arrivista della competizione tra Nazioni cui la vecchia Europa non riesce a rinunciare.
Tutto questo però potrebbe averci spinto verso una sorta di alleanza con chi difficilmente spartisce. Preferendo semmai lasciare delle briciole come gratificazione per l'eccellente servizio reso. La cara vecchia mancia.
Insomma, non ci si allea con Lord Voldemort, Sauron o l'Imperatore di Guerre Stellare per sedere alla loro destra. Semmai per godere di una forma di impunità per la loro celebrazione. Non che Trump sia alcuno di questi personaggi, ben inteso. Il valore è meramente allegorico.
***
Seguendo questo ragionamento, del tutto ipotetico, è anche difficile immaginarsi che la nostra Giorgia non lo sappia.
Occorre premettere che la politica Italiana spesso sminuisce l'avversario politico. Relegandolo al ruolo di una macchietta. Tendiamo a praticare la persuasione demolitiva dell'individuo demonizzandolo con il farsesco e attaccando la persona a suon di epiteti iperbolici carichi di odio. In un crescendo rossiniano che non a caso ha allontanato un enorme numero di persone dal voto. Deluse dal clima corporativistico dei partiti politici. Inoltre per non pochi attivisti della politica Italiana la contrapposizione è simile al tifo sportivo e spesso rivela intenzioni di carriera più che la ricerca del miglioramento della cosa pubblica.
Se però togliamo di mezzo l'esigenza, più di stile che di praticità, di attaccare il politico definendolo come il peggior male sulla terra ci accorgiamo che la Giorgia nazionale è parecchio in gamba sotto molteplici aspetti. E' cresciuta all'ombra di Silvio Berlusconi che era molto bravo a fare andare le cose come voleva lui. Sicuramente ha visto l'ascesa e la fine di numerosi leader come ad esempio Gianfranco Fini. Qualcosa tutto questo deve averle insegnato. In particolare sul rapporto con il leader forte. Icona abbastanza comune per le destre conservatrici del mondo. Lei è sempre stata straordinaria a farsi sempre trovare nel posto giusto al momento opportuno e per converso a non essere in quello sbagliato nel momento compromettente. E sono doti che per un politico significano davvero tanto.
La sua carriera e la sua ascesa sono notevoli.
Il suo partito ha una sorta di circolo interno, un Trombatorrione che sembra essere stato concepito in modo da resistere alle crisi dal di dentro. Una specie di fortezza contro le cospirazioni Machiavelliche. E funziona.
Questa Giorgia, questo leader capace e ambizioso, non può davvero non essersi mai persuasa del fatto che il rischio caratteriale con The Donald c'era. Anche perchè lei è stata ospite di alcuni think tank di matrice repubblicana tradizionalmente abbastanza riservati in USA. Prima ancora di diventare Presidente del Consiglio. L'America repubblicana del Maga la conosceva già. E il suo ruolo aveva già un copione. In quell'ambiente lei era considerata una donna brillante. Con merito. E finalmente anche un leader Italiano che parla bene e fluentemente in inglese (cosa mai scontata oltreoceano).
E' legittimo domandarsi cosa l'abbia spinta a mettere alla prova il proverbiale fuoco con cui ci si può scottare visto che Trump è questo per numerosi leader mondiali.
Fermo restando che una spiegazione plausibile è anche il fatto che Giorgia sia cresciuta politicamente nella storica alleanza internazionale Berlusconi-Bush-Blair, è corretto riflettere sul fatto che ci sono molte cose che possono spingere un politico a fare determinate scelte. Non tutte seguono una logica apprezzabile e meno ancora deduttiva di face intuizione.
Però spesso le scelte azzardate nascono quasi tutte dalla necessità.
Leggendo una parte delle notizie dei media della prima parte della vita del Governo Meloni sembra che ci fossero delle incomprensioni fra Giorgia e un altro membro della Famiglia Berlusconi.
Marina Berlusconi è una donna molto determinata, che sa quello che vuole ed è un'imprenditrice di successo che ha una perseveranza nota negli ambienti della finanza e dell'impresa. E' una leader. In tutto e per tutto.
La domanda che molti elettori si erano posti dopo le elezioni del Governo Meloni era se la stessa Giorgia potesse o meno resistere alle pretese politiche di Berlusconi senior che da abile stratega portava acqua al proprio mulino di Forza Italia. Non abbiamo avuto il tempo per saperlo. Ma successivamente la sensazione, sempre per come filtrata da una parte della stampa, era che fosse in difficoltà nel tenere testa a Marina.
Fino a quando non è stato reso pubblico l'ottimo rapporto tra Giorgia e l'uomo più ricco del mondo, il super fanta paperon de paperoni di tutti i tempi: l'ineffabile genio degli affari Elon Musk. Vero e proprio train d'union con l'America Maga made in Trump. Un amicizia spumeggiante per dirla alla The Mask o tanto magica da essere supercalifragilistichespiralidosa.
Si è sempre detto che capitali e governo in Italia possono significare anche operazioni straordinarie, dai tempi di Mediobanca del gande Enrico Cuccia rappresentano un accoppiata che facilita le acquisizioni o per andare sul tecnico del diritto degli affari le Opa, LBO, M&A, ecc. sulle società e altro.. una mente complicata potrebbe pensare che l'asse Giorgia - Elon avrebbe potuto essere problematica per attività storiche dell'imprenditoria Italiana. Di chiunque.
Se così fosse, se cioè questa fantapolitica (perché sono ipotesi che ragionano nel puro astrattismo) avesse una qualche valenza di verità spiegherebbe il motivo per cui Giorgia non ha potuto viaggiare con il freno a mano nei confronti dell'America di Trump, necessitando di una sorta di protezione che però l'ha spinta molto vicino al fuoco. Non una protezione materna o quella di chi ha bisogno di sentirsi al sicuro bensì una protezione tipica del gioco degli scacchi: mettere i potenziali avversari nella condizione di riflettere che lei, Giorgia, non è solo un "io" ma anche un "noi" e come tale il proverbio insegna: "a buon intenditor.."
E' una tecnica che funziona. Spesso la pace e la prosperità nascono proprio da equilibri più suggeriti che accreditati. Spesso. Ma non sempre.
***
Altrimenti una tolleranza verso le "stranezze" dell'imperatore americano è difficile da cogliere.
In politica internazionale l'amministrazione americana si è resa protagonista di una serie di iniziative che potrebbero benissimo essere l'agenda di Patriota della serie tv "The Boys". A conti fatti il risultato più pratico di queste scelte è stato quello di dimostrarsi in grado di accettare i c.d. "danni collaterali" che hanno colpito in particolare persone deboli e innocenti, con allarmante semplicità e spietata determinazione. Su tutte vedasi la questione di Cuba, dove un embargo stop & go sta mettendo in ginocchio la popolazione già stremata da un tenore di vita lontano dagli agi e dalle agiatezze.
E' davvero difficile capire come come le scelte di The Donald possano migliorare il mondo.
E' davvero difficile comprendere come l'operato di questo Presidente Usa sia orientato a fare quanto più bene possibile e a migliorare la qualità della vita. Oggi. Guardando al domani. Nell'ottica del lungoterminismo.
La comunicazione può diventare affare di Stato. In particolare è ben noto come ci siano affermazioni e atteggiamenti che nel suprematismo alla macho man (abbastanza di moda al giorno d'oggi) possono suggerire un misoginismo in chiave Ku Klux Klan, quando si trattano le donne come se fossero delle escort disposte a vendersi per 30 denari. E' un linguaggio fastidioso. E deplorevole. Perché insultante. Usare termini come "implorare" e "fare pena" va in questa direzione ed è scadente.
Negli Stati Uniti i democratici stanno mettendo Trump alle corde in lungo e in largo. In ogni sondaggio. In quasi tutti gli stati. E ormai hanno incominciato anche a prenderlo in giro a ogni confronto forti di un'opinione pubblica che sembra essersi stancata di rappresentare un'America più pericolosa che bella. Perchè l'America e questo lo si deve tenere ben presente è una nazione meravigliosa. Di uomini e donne coraggiosi. La loro cultura e il "sogno" sono di grande ispirazione per il Mondo libero.
L'attuale Presidente Americano ha un calo di consensi praticamente in tutti gli stati Usa e in non pochi casi è un calo a due cifre.
Non ha più vinto un'elezione da quando si è insediato, creando divisioni e malumori nelle file repubblicane. Flagellate dai suoi alterchi e dalle sue continue epurazioni che ricordano più l'atteggiamento del CEO di una società che di un Presidente.
La guerra all'Iran e la sua conclusione si aggiunge al catastrofico elenco di iniziative.. il teatro dei Dazi usa e getta come ricatto commerciale, l'assurda annessione della Groenlandia, lo sconosciuto percorso di pace con la Russia in Ucraina, il presunto e misterioso golpe in Venezuela, l'improbabile creazione del golfo d'America, l'inprecisato e sgangherato supporto militare a Taiwan fatto di promesse e ritrattazioni, l'incredibile utilizzo di un corpo di polizia "Ice" che ha compiuto azioni da regime sdoganando una violenza che incute timore. E la lista proseguirebbe con discutibili scelte sul piano ecologico e della solidarietà internazionale.
Tutto questo condito da una serie di litigi con parole grosse, esagerate e atteggiamenti aggressivi poco opportuni con numerosi leader (tra cui appunto anche quello Italiano e persino lo storico alleato Israeliano) finendo addirittura per prendersela perfino con Papa Leone.
L'ultima volta che mi è capitato di vedere un intervista di Trump, a un certo punto il Presidente ha abbandonato la giornalista rifilandole un elenco di emittenti televisive americane che erano, a suo dire, schierate in una cospirazione contro di lui.. una cosa che mi è suonata come assurda. Istintivamente ho pensato a quale altro Presidente avrebbe fatto una cosa del genere e in tutta onestà io credo che nessuno tra Clinton, Bush, Obama, Biden avrebbero fatto qualcosa di simile in quel modo.
L'America prima di tutto e gli Americani si meritano di meglio..
Il Mondo libero merita un Presidente americano che senta il peso e l'onere di agire secondo onestà e giustizia, che dimostri quanta verità c'era e continua a esserci nelle frasi di Abramo Lincoln su democrazia, uguaglianza e determinazione. Ispirato dalla volontà di difendere le libertà fondamentali come nel pensiero di Thomas Jefferson. Ma anche con l'integrità e il realismo nelle difficoltà e nelle scelte categoriche di George Washington.
Mi rendo conto che è chiedere tanto ma il primo passo che la Casa Bianca potrebbe fare è lasciarsi ispirare dalle logiche del pensiero critico di Kissinger, dal pragmatismo essenziale e funzionale di Greenspan e dal romanticismo triste e sentimentale di Francis Scott Fitzgerald: “Non c’è bellezza senza malinconia e non c’è malinconia senza la cognizione che tutto è destinato uomini, nomi, libri, case – a andare in polvere”. Magari la politica internazionale risulterebbe essere più realista, le strategie economiche più organizzate nel medio termine e i rapporti umani diventerebbero meno bellicosi e più interessanti, da scoprire e da coltivare.
Qualcuno potrebbe spiegare ai nostri Leader che esiste un'empatia che rende il conoscersi e lo scoprirsi nel percorso di un esperienza condivisa qualcosa che solo i coraggiosi sono in grado di intraprendere. Litigare è da persone social smarrite e incomprese.
Tutto ciò potrebbe non essere la soluzione migliore per noi, per l'Italia o l'Europa ma perlomeno sapremmo in linea di massima cosa aspettarci, senza vivere alla giornata di eccessi rinunciabili e deleteri per la pubblica opinione già molto delusa dalle capacità della politica in generale.
Per quanto riguarda l'Italia e la nostra Giorgia, possiamo solo sperare che la prossima volta ci schiereremo dalla parte giusta della storia.