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Mentre scuole e università preparano le nuove generazioni, il mercato del lavoro evolve a una velocità senza precedenti. La vera sfida non riguarda il mestiere del futuro, ma la capacità di affrontare professioni che ancora non esistono.


Negli ultimi mesi mi è capitato di parlare di intelligenza artificiale con studenti universitari, professionisti, imprenditori e genitori. Cambiano i contesti, cambiano le età, cambiano le preoccupazioni. Eppure c’è una domanda che ritorna con sorprendente regolarità.

“Quali saranno i lavori più richiesti tra cinque anni?”

Ogni volta mi fermo qualche secondo prima di rispondere.

Non perché la domanda sia difficile. Al contrario, è probabilmente la domanda più sensata che si possa porre chi sta cercando di costruire il proprio futuro. Il problema è che negli ultimi anni è diventata sempre più difficile da affrontare con la sicurezza che ci aspettavamo in passato.

In oltre trent’anni nel settore informatico ho visto nascere tecnologie considerate rivoluzionarie, assistere al declino di strumenti che sembravano destinati a durare per sempre e osservare l’arrivo di nuove competenze che hanno progressivamente sostituito quelle precedenti.

Ogni generazione tecnologica ha portato con sé nuove opportunità professionali. Allo stesso tempo ha trasformato il modo di lavorare di chi era già presente nel mercato.

Oggi, però, il cambiamento sembra seguire un ritmo diverso.

In passato una nuova tecnologia richiedeva anni per diffondersi e trasformare interi settori. Oggi strumenti basati sull’intelligenza artificiale entrano nelle aziende, nelle scuole e nelle professioni nel giro di pochi mesi.

Mentre le aziende sperimentano nuove modalità di lavoro, scuole e università continuano a svolgere un compito estremamente complesso: preparare gli studenti per un futuro che si muove più velocemente dei programmi formativi.

Un ragazzo che oggi si iscrive all’università entrerà nel mondo del lavoro intorno al 2030. Nessuno può descrivere con precisione il contesto professionale che troverà davanti a sé. Possiamo individuare alcune tendenze, immaginare gli sviluppi più probabili e formulare ipotesi ragionevoli. Rimane però un elemento di incertezza che appare sempre più evidente.

Molte delle professioni che caratterizzeranno il prossimo decennio potrebbero non essere ancora completamente definite.

Basta guardare al recente passato.

Pochi anni fa quasi nessuno parlava di governance dell’intelligenza artificiale, auditing algoritmico, gestione dei dati sintetici o supervisione dei sistemi generativi. Oggi queste competenze stanno trovando spazio in aziende, pubbliche amministrazioni e organizzazioni internazionali.

Lo stesso fenomeno si è ripetuto più volte nella storia dell’innovazione. Nuove tecnologie hanno creato ruoli, specializzazioni e percorsi professionali che in precedenza non esistevano.

Per questo motivo continuo a pensare che il dibattito pubblico si concentri spesso sull’aspetto meno interessante del problema.

Quando si parla di futuro del lavoro, l’attenzione si sposta quasi sempre sugli strumenti. Quale software imparare. Quale linguaggio studiare. Quale piattaforma utilizzare.

Sono domande importanti, ma hanno tutte una caratteristica comune: riguardano elementi destinati a cambiare.

Esistono invece competenze che attraversano le trasformazioni tecnologiche senza perdere valore. La capacità di apprendere rapidamente, di comprendere contesti nuovi, di collaborare con persone provenienti da discipline diverse e di esercitare spirito critico continua a fare la differenza indipendentemente dagli strumenti utilizzati.

L’intelligenza artificiale rende questo aspetto ancora più evidente. In un contesto che evolve costantemente, il vantaggio competitivo non deriva soltanto da ciò che sappiamo oggi. Dipende sempre più dalla velocità con cui riusciremo ad apprendere ciò che ancora non conosciamo.

La domanda che dovremmo porci non è quale lavoro svolgeranno i ragazzi che oggi frequentano la scuola o l’università ma riguarda la loro capacità di affrontare professioni che cambieranno più volte nel corso della stessa carriera.

In questo scenario, il curriculum più richiesto del 2030 probabilmente non è ancora stato scritto. Alcune professioni nasceranno, altre si trasformeranno, altre ancora confluiranno in ruoli completamente diversi.

Possiamo però iniziare fin da ora a coltivare le qualità che consentono di affrontare il cambiamento con maggiore consapevolezza. Curiosità, adattabilità, apprendimento continuo e capacità di comprendere la complessità rappresentano risorse sempre più preziose.

Perché il futuro del lavoro non sarà definito soltanto dalle tecnologie che utilizzeremo, ma dalla nostra capacità di evolvere insieme a loro.

Pubblicato il 12 giugno 2026

Gianluca Garofalo

Gianluca Garofalo / AI Responsabile & Governance | Automazione Strategica | Associate Manager @Accenture | Comitato Tecnico Scientifico @ENIA

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