Go down

Molto difficile definire in cosa consista 'il tempo'. Ma ma possiamo avvicinarci in quale qualche modo a intendere 'il tempo' seguendo il senso di parole che sia pur parzialmente ne definiscono alcuni aspetti, in lingue diverse.

Il tempo. Tentando di definirlo ci allontaniamo dal senso complesso e sfuggente che ogni parola che tenta di definire il tempo porta con sé. La parola tempo è solo una delle tante che possiamo usare nel tentativo di avvicinarci all'intendere il tempo.

Meglio lasciare il discorso aperto, limitandosi a gettare uno sguardo disordinato e parziale oltre le porte che parole differenti ci aprono.

Tempo libero, loisir, leisure, ocio

Cicerone parlava di otiosi dies, 'giorni di vacanza'; di otium moderatum atque honestum, 'riposo ragionevole e dignitoso'. Notava come ci si possa abbandonare a un disdicevole 'non far niente': propter desidiam in otio vivere, 'vivere senza far nulla per pigrizia'. Ma notava anche come sia possibile sentirsi 'pienamente occupati' anche nel 'tempo libero': mihi ne otium quidem unquam otiosum fuit, 'per me nemmeno il tempo libero da incarichi di lavoro fu mai privo di occupazioni'.

Perché da un lato pare giusto porre l'enfasi sugli aspetti positivi delle porzioni di vita dedicate al lavoro. Ma dall'altro piace pensare al 'tempo libero dal lavoro'. (L’italiano tempo libero è recente calco dall’inglese free time).

Le riflessioni di Cicerone ci appaiono attualissime. E non è un caso che almeno in una lingua di oggi –in spagnolo, ocio– il modernissimo concetto si esprima proprio con le stesse parole di Cicerone.

In francese, invece, la parola è loisir. (Dal francese, già nel 1300 l'inglese leisure). Loisir discende, tramite leisir, dal verbo latino licere: 'mettere in vendita, 'mettere all'asta' (da cui lo spagnolo licitación); ma anche 'essere permesso'. Da qui leisir e poi loisir.

Loisir –'situazione nella quale ci è permesso di fare qualcosa'– denuncia la sua parentela con il francese licence ed il nostro licenza: in tutti i casi –sempre a partire dal latino licere– ci troviamo di fronte al concetto di 'permesso'.

Così nel 1500 Machiavelli usava licenza nel senso di 'permesso' accordato ai militari di assentarsi dal servizio. Ci sono dunque accordati momenti di ozio; qualche arco di tempo nel quale ci è concesso di cercare il piacere ed il divertimento. Ma licenza contiene in fondo un ammonimento: già in latino si sottolinea il rischio di cadere nell'eccesso, sconfinando da ciò che è lecito a ciò che è licentiosum, troppo libero, tanto da violare la morale, o la libertà altrui.

Né possiamo dimenticare che se ci è permesso (ogni tanto) di prendere licenza dal lavoro, e cioè di usare liberamente il nostro tempo, al contempo è permesso a chi ci offre lavoro 'mandare via': come si diceva nel 1500 dare licenza, o come si dice oggi licenziare.

Ricordava del resto lo stesso Cicerone che capiterà comunque ad ognuno, prima o poi, di referre se in otio, 'lasciare il lavoro', 'ritirarsi a vita privata'.

Tempo, Zeit, time

Il funzionamento dei grandi elaboratori che dominavano la scena informatica nel secolo scorso, era regolato dal time sharing, la ripartizione del tempo destinato all'esecuzione di ogni programma: tempo letteralmente 'fatto a fettine' (time slice).

Guardando il time alla luce della sua etimologia, parlare di time sharing (to share: 'dividere', 'spartire') appare ridondante, inutilmente ripetitivo. Perché time vuol dire di per sé 'divisione', 'spartizione'. Deriva infatti, come il tedesco Zeit, dalla radice indoeuropea dai-, da cui il greco daiomai: appunto, 'suddividere', 'ripartire' (e forse anche daimôn, 'demonio', nel senso di colui che distribuisce i destini).

Da qui, oltre a time, l'inglese tide, che ancora oggi, accanto al senso primo ('marea'), ha conservato il significato di 'epoca', 'stagione', 'porzione di tempo'. Tide è anche 'momento propizio': nel senso di porzione di tempo (del tempo che scorre) favorevole o vantaggiosa. Porzione misurabile e ragionevolmente prevedibile, come appunto la marea.

Il cui salire o scendere è noto a priori, e non ha niente a che vedere con il 'cattivo tempo', incerto ed imprevedibile. Infatti, a differenza di quanto accade in italiano (tempo), francese (temps) e spagnolo (tiempo), Zeit, time, e tide ci parlano del tempo solo come 'successione di istanti', 'insieme di fasi'. Per riferirsi al 'tempo atmosferico' l'inglese usa un'altra espressione: weather, che risale probabilmente alla radice indoeuropea we-: 'soffio del vento' (da qui, tramite il greco, aria; ma anche il latino ventus, e in area germanica wind).

Il latino tempus ha una origine incerta. Significava comunque 'frazione di una durata', aveva cioè solo un senso cronologico. Perché i latini stavano bene attenti a chiamare in altro modo -tempestate- il 'tempo atmosferico'.

Il fatto che poi in italiano, francese, spagnolo, catalano, portoghese si sia affermato lo stesso termine per riferirsi alla 'durata e alla successione dei fatti' (time) e allo 'stato dell'atmosfera' (weather) non sembra privo di significato.

E' in fondo un modo per prendere le distanze da un uso troppo ‘razionale’ del tempo: se i fatti sono soggetti a variabili incontrollabili, allora è inutile eccedere in controllo, darsi la pena di programmare ogni fase del tempo presente ed avvenire.

Pubblicato il 27 gennaio 2026

Francesco Varanini

Francesco Varanini / ⛵⛵ Scrittore, consulente, formatore, ricercatore - co-fondatore di STULTIFERA NAVIS

https://www.stultiferanavis.it/gli-autori/francesco