Tra maggio e giugno del 2026, la parola sovranità è diventata una delle più utilizzate nel dibattito sull’intelligenza artificiale. Sovranità dei dati, dei modelli, del cloud, dei processori e perfino dell’energia necessaria ad alimentare i centri di calcolo.
Il 3 giugno la Commissione europea ha presentato un pacchetto dedicato alla sovranità tecnologica. Il programma comprende interventi sui semiconduttori, sul cloud, sull’intelligenza artificiale, sul software open source e sulle infrastrutture energetiche digitali. L’obiettivo dichiarato è accrescere la capacità europea di sviluppare e controllare tecnologie, dati e infrastrutture essenziali, riducendo la dipendenza da fornitori esterni.
La questione sembra tecnica, ma riguarda il potere.
Uno Stato che utilizza modelli sviluppati altrove, eseguiti su infrastrutture che non controlla e dipendenti da componenti prodotti fuori dai propri confini può davvero dirsi sovrano? E che cosa dovrebbe possedere per esserlo: i dati, il codice, i server, le competenze o la possibilità di sostituire il fornitore?
Le polemiche italiane hanno mostrato soprattutto una confusione. Costruire un piccolo modello nazionale non basta a produrre sovranità; ma neppure acquistare l’accesso al sistema più potente disponibile garantisce indipendenza. La sovranità non coincide con l’autarchia tecnologica e non si misura applicando una bandiera a un prodotto.
Conviene distinguerne almeno tre livelli.
Il primo è la sovranità dei dati: sapere dove sono conservati, quale legislazione li governa e chi può accedervi.
Il secondo è la sovranità operativa: poter continuare a lavorare se un servizio esterno viene sospeso, modificato o reso economicamente insostenibile.
Il terzo è la sovranità tecnologica: possedere competenze, infrastrutture e capacità di adattamento sufficienti a non dipendere completamente dalle decisioni altrui.
Gli studi più recenti confermano che il problema non riguarda soltanto gli algoritmi. Comprende processori, energia, acqua, reti, centri di calcolo, dati e personale qualificato. La sovranità dell’intelligenza artificiale è quindi una proprietà dell’intero sistema industriale e cognitivo, non del solo modello linguistico.
Quest’ultimo punto è decisivo. La risorsa che rimane non è necessariamente il modello, destinato a invecchiare rapidamente, ma la conoscenza accumulata costruendolo, adattandolo, verificandolo e integrandolo nei processi.
Chi affitta soltanto una capacità acquista un risultato. Chi comprende il sistema costruisce anche la possibilità di sostituirlo. In prospettiva, la sovranità potrebbe consistere meno nel possedere ogni componente e più nel conservare il controllo dell’architettura, delle regole, dei dati e della decisione finale.
La difficoltà nasce dal fatto che continuiamo a usare una parola antica per descrivere realtà nuove.
Per secoli, la sovranità ha avuto bisogno di un territorio: un confine sulla carta, una frontiera sul terreno, uno spazio entro il quale una legge prevaleva sulle altre. I dati, invece, attraversano le frontiere in pochi istanti. Un modello può essere progettato in un continente, addestrato in un altro ed eseguito simultaneamente in molti Paesi.
E poi c’è lo spazio.
Nella riflessione strategica contemporanea è comparsa l’idea di una sovranità esercitata nell’area orbitale prossima ai satelliti nazionali. La proposta nasce dall’esigenza di proteggere sistemi ormai essenziali per le comunicazioni, la navigazione, l’osservazione e la difesa.
Ma un’orbita non è un territorio. Un satellite non rimane fermo sopra una provincia celeste: si muove a migliaia di chilometri all’ora, all’interno di geometrie continuamente mutevoli.
Quanto dovrebbe estendersi la sua zona di controllo? Dieci chilometri, cento, mille? Che cosa accadrebbe quando due zone rivendicate si sovrapponessero? E chi distinguerebbe una manovra ostile da un guasto, da un avvicinamento tecnico o da una semplice coincidenza orbitale?
Il problema non è soltanto pratico. L’articolo II del Trattato sullo spazio extra-atmosferico del 1967 stabilisce che lo spazio, la Luna e gli altri corpi celesti non possono essere oggetto di appropriazione nazionale mediante rivendicazioni di sovranità, uso od occupazione. Parlare di sovranità orbitale significa quindi introdurre una categoria strategica che entra in tensione con il diritto internazionale esistente.
L’intelligenza artificiale e lo spazio ci pongono davanti allo stesso paradosso: tentiamo di governare realtà mobili, distribuite e prive di confini stabili con concetti nati per un mondo di mura, mappe e frontiere.
Forse dovremmo smettere di pensare la sovranità come possesso assoluto di un luogo. Nel mondo digitale e orbitale, essere sovrani potrebbe significare soprattutto conservare capacità di scelta, continuità, competenza e responsabilità.
Quando il potere non abita più necessariamente un territorio, il confine diventa difficile da tracciare. E la domanda decisiva non è soltanto dove cominci la sovranità, ma chi sia ancora realmente in grado di esercitarla.
Fonti e approfondimenti
Sovranità tecnologica e intelligenza artificiale
Commissione europea, “Commission proposes tech sovereignty package to strengthen Europe’s digital autonomy and resilience”, 3 giugno 2026.
Comunicato ufficiale di presentazione dello European Technological Sovereignty Package, relativo a semiconduttori, intelligenza artificiale, cloud e software open source.
Commissione europea, “Communication on European Tech Sovereignty, accompanied by an EU Open Source Strategy”, 3 giugno 2026.
Pagina ufficiale della comunicazione politica e dei documenti collegati al pacchetto europeo sulla sovranità tecnologica.
Commissione europea, “Strengthening Europe’s Tech Sovereignty”.
Pagina di sintesi del pacchetto, con i riferimenti al Chips Act 2.0, al Cloud and AI Development Act, alla strategia europea per l’open source e alla digitalizzazione del sistema energetico.
https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/eu-tech-sovereignty
Commissione europea, “Proposal for the Cloud and AI Development Act — CADA”, 3 giugno 2026.
Proposta legislativa dedicata allo sviluppo delle infrastrutture europee per il cloud e l’intelligenza artificiale.
https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/library/proposal-cloud-and-ai-development-act-cada
Timothy Clancy e Asmeret Naugle, “AI Sovereignty: A Qualitative Model of Strategic Competition as AI Becomes an Instrument of National Power”, 5 giugno 2026.
Lo studio definisce la sovranità dell’intelligenza artificiale come la capacità di controllare autonomamente tecnologie e risorse essenziali. Fra i fattori considerati compaiono processori, energia elettrica, acqua, dati e personale qualificato.
Scheda e abstract:
https://arxiv.org/abs/2606.07245
Testo completo in PDF:
https://arxiv.org/pdf/2606.07245
Sergio Cruzes, “AI Infrastructure Sovereignty”, 2026.
Analisi sistemica della sovranità infrastrutturale: centri di calcolo, reti ottiche, energia, raffreddamento, automazione e controllo operativo. L’autore sostiene che la sovranità pratica dipenda dalla capacità di installare, amministrare e adattare l’infrastruttura, non soltanto dalla localizzazione dei dati.
Scheda e abstract:
https://arxiv.org/abs/2602.10900
Versione HTML:
https://arxiv.org/html/2602.10900
Testo completo in PDF:
https://arxiv.org/pdf/2602.10900
Sovranità e conflitto nello spazio
Paul S. Szymanski, “Outer Space Warfare New Terms and Definitions”, 2026.
Documento divulgato dall’autore insieme alla sua newsletter. Introduce termini come Space Sovereignty, Space Sovereignty Mission, Space Defense Operations Area, Space Defense Region e Space Defense Sector. Szymanski precisa che queste definizioni rappresentano elaborazioni personali e previsionali e non una dottrina ufficiale del governo degli Stati Uniti.
Newsletter e collegamenti ai materiali:
https://preview.mailerlite.io/emails/webview/698172/192720777279177871
Paul S. Szymanski, “Techniques for Great Power Space War”, in Strategic Studies Quarterly, vol. 13, n. 4, inverno 2019, pp. 79–103.
Studio nel quale Szymanski tenta di costruire una teoria operativa del conflitto spaziale utilizzando e adattando categorie provenienti dalla strategia terrestre, navale e aerea.
PDF del singolo articolo:
https://www.airuniversity.af.edu/Portals/10/SSQ/documents/Volume-13_Issue-4/Szymanski.pdf
Appendici dell’articolo:
https://www.airuniversity.af.edu/Portals/10/SSQ/documents/Volume-13_Issue-4/SzymanskiAppendices.pdf
Numero completo di Strategic Studies Quarterly:
https://www.airuniversity.af.edu/Portals/10/SSQ/documents/Volume-13_Issue-4/SSQWinter2019.pdf
Paul S. Szymanski, “Outer Space Warfare Challenges: Theory, Doctrine, Strategies and Tactics”, tutorial presentato a SPACOMM 2018.
Presentazione dedicata ai problemi teorici, dottrinali e decisionali di un possibile conflitto nello spazio.
Diritto internazionale dello spazio
Nazioni Unite, “Treaty on Principles Governing the Activities of States in the Exploration and Use of Outer Space, including the Moon and Other Celestial Bodies”, 1967.
È il cosiddetto Outer Space Treaty. L’articolo II stabilisce che lo spazio extra-atmosferico, la Luna e gli altri corpi celesti non possono essere oggetto di appropriazione nazionale mediante rivendicazioni di sovranità, uso, occupazione o altri mezzi.
Pagina ufficiale dell’United Nations Office for Outer Space Affairs:
https://www.unoosa.org/oosa/en/ourwork/spacelaw/treaties/outerspacetreaty.html
Testo ufficiale dei trattati e dei principi delle Nazioni Unite sullo spazio:
https://www.unoosa.org/pdf/publications/STSPACE11E.pdf
Libri consigliati
Bleddyn E. Bowen, War in Space: Strategy, Spacepower, Geopolitics, Edinburgh University Press, 2020.
Il testo più utile per costruire una cornice teorica generale. Bowen contesta l’idea semplicistica dello spazio come territorio vuoto da conquistare e lo interpreta come ambiente strategico connesso alle attività terrestri.
Pagina dell’editore:
https://edinburghuniversitypress.com/book-war-in-space.html
Introduzione disponibile in PDF:
https://edinburghuniversitypress.com/media/resources/9781474450508_War_in_Space_-_Introduction.pdf
Paul S. Szymanski e Jerry Drew, The Battle Beyond: Fighting and Winning the Coming War in Space, Amplify Publishing, 2024.
Il libro più vicino alla prospettiva operativa utilizzata nei materiali di Szymanski. Deve essere letto come una proposta strategico-militare, non come una descrizione neutrale o giuridicamente consolidata dello spazio.
Pagina dell’editore:
https://amplifypublishinggroup.com/product/nonfiction/current-events/the-battle-beyond/
Joan Johnson-Freese, Space Warfare in the 21st Century: Arming the Heavens, Routledge, 2017.
Un contrappeso critico alla prospettiva strettamente operativa. Analizza la militarizzazione dello spazio, il dilemma della sicurezza e il rischio che le misure difensive di uno Stato vengano interpretate come offensive dagli altri.
Pagina dell’editore:
Everett C. Dolman, Astropolitik: Classical Geopolitics in the Space Age, Frank Cass, 2002.
Un testo ormai classico sull’applicazione delle categorie geopolitiche allo spazio. È particolarmente utile per comprendere l’origine del tentativo di trasferire nello spazio concetti come territorio, posizione strategica, controllo delle vie di comunicazione e sovranità.
Pagina dell’editore: