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AI e l’omologazione culturale

L’intelligenza artificiale interviene nel modo in cui si costruisce il senso. Non organizza soltanto informazioni; entra nel linguaggio, orienta le scelte, stabilisce ciò che qualcuno ritiene essere importante. Il potere non coincide più con un centro visibile o con un’istituzione riconoscibile; prende forma come infrastruttura diffusa, capace di operare in modo continuo e preventivo.
Questo processo riguarda la cultura nel suo insieme. L’AI tende a uniformare i modi di comunicare e di immaginare. Le differenze vengono assorbite e rese compatibili, l’omologazione diventa una condizione strutturale.
Pasolini aveva già descritto un passaggio simile quando parlava di “mutazione antropologica”, cioè di un cambiamento che investe coscienza, linguaggio e comportamenti sotto la spinta del consumismo. In quella fase la televisione e la pubblicità costruivano modelli comuni e producevano una cultura unica, capace di sostituire la varietà delle esperienze.
Oggi l’intelligenza artificiale porta questo processo a un livello più profondo. I modelli culturali vengono generati e adattati in tempo reale, anche da noi stessi. Il potere interviene a monte delle scelte, orienta il campo delle possibilità prima ancora che una decisione prenda forma; il risultato tende verso una progressiva convergenza di linguaggi e visioni.
Intervistare Pasolini in questo contesto ha un senso politico preciso, la sua analisi permette di leggere il presente a partire dal linguaggio e dai comportamenti, non solo dalla tecnica. Offre strumenti per riconoscere come il potere entra nella vita quotidiana e nella costruzione del desiderio. La sua posizione resta utile, aiuta a vedere come l’omologazione riguarda non solo i contenuti, ma le condizioni in cui si pensa e si parla. In questo senso, la sua critica consente di comprendere l’intelligenza artificiale come questione pubblica, legata alla libertà e alla possibilità di vivere le differenze.

1. Potere e immaginario

CAB: L’intelligenza artificiale rappresenta una nuova forma di potere culturale?

PIER PAOLO PASOLINI: Il potere, quando è tale, resta nascosto. Si riconosce nei comportamenti, nelle scelte che ciascuno vive come proprie. Io ho visto questo processo prendere forma negli anni del consumo, quando la società si trasformava in profondità, quando una cultura unica avanzava fino a occupare lo spazio di molte culture diverse.

La televisione allora insegnava a vivere; entrava nelle case e costruiva un modello condiviso. Oggi l’intelligenza artificiale si colloca a un livello più interno. Attraversa il linguaggio, entra nella scrittura, nelle immagini, nelle decisioni quotidiane. Non si limita a diffondere modelli; li genera e li rende disponibili in ogni momento.

Qui il potere assume una qualità più fine. Agisce per orientamento, per predisposizione del campo. Non indica direttamente un contenuto; organizza le condizioni in cui il pensiero prende forma. Per questo la sua efficacia cresce. Interviene a monte, prima che il conflitto emerga, prima che la coscienza individuale si articoli.

Quando parlavo di “mutazione antropologica”, pensavo a un passaggio di questa natura; un cambiamento che tocca la struttura dell’umano, prodotto da un potere capace di uniformare linguaggio e comportamento. Oggi quel processo continua attraverso sistemi che rendono ogni elemento compatibile e prevedibile.

L’immaginario diventa così uno spazio amministrato. Le immagini non sorgono da una necessità interna; rispondono a una funzione, si inseriscono in un circuito. Anche quando appaiono libere, portano con sé una forma già orientata.

Il potere contemporaneo organizza la libertà e la distribuisce. Stabilisce i confini entro cui si esercita. In questa capacità di definire il possibile si riconosce la sua forza.


2. Linguaggio e verità

CAB: Il linguaggio prodotto dalle macchine può essere considerato un linguaggio umano?

PIER PAOLO PASOLINI: Il linguaggio umano nasce dentro un’esperienza. Porta con sé il tempo, il luogo, la fatica di vivere. Ogni parola trattiene una traccia della persona che l’ha pronunciata; lascia affiorare una contraddizione, un’urgenza. Si forma nella storia e resta esposto a ciò che accade.

Ho sempre pensato al linguaggio come a un fatto concreto, quasi fisico. Nei miei scritti parlavo del linguaggio della televisione come linguaggio del comportamento; qualcosa che si impara per imitazione, che entra nei corpi e li orienta. Qui sta il punto, il linguaggio vive quando attraversa un corpo, quando si consuma dentro una vita.

Il linguaggio delle macchine prende forma secondo un’altra logica. Si presenta privo di radice vissuta, scorre con continuità, si offre come disponibile a ogni uso. Può dire tutto perché resta esterno all’esperienza.

Questa continuità segnala il suo limite. Un linguaggio che procede senza conflitto favorisce l’adattamento, tende a stabilizzare.

La verità, per me, resta legata a ciò che devia, a ciò che introduce uno scarto. In quel punto si apre uno spazio umano. Quando una parola aderisce troppo bene al mondo, quando procede senza scosse, diventa funzionale al potere.

Per questo la questione riguarda la vitalità. Un linguaggio vivo conserva una tensione, una dissonanza, una possibilità di errore. Senza questa tensione, il linguaggio continua a circolare, ma si allontana dalla vita.


3. Mutazione antropologica

CAB: Lei ha parlato di “mutazione antropologica”. L’AI ne è una nuova fase?

PIER PAOLO PASOLINI: La mutazione procede per scarti minimi, per slittamenti che si depositano nel tempo. Negli anni Settanta ho visto affievolirsi le differenze; le culture popolari si assottigliavano, le lingue vive perdevano densità. Si imponeva un linguaggio unico, senza radici riconoscibili, capace di attraversare ogni ambito e di ridefinire i comportamenti.

Oggi quella lingua si automatizza. Prende forma nei sistemi che la producono e la diffondono su scala continua. L’individuo continua a parlare, e insieme diventa un punto di passaggio di un discorso che lo precede e lo attraversa.

La mutazione si approfondisce. Riguarda il modo in cui il pensiero si forma, il rapporto tra parole e mondo, la relazione tra esperienza e rappresentazione. Il linguaggio scorre con facilità, si rende disponibile; in questo scorrere il conflitto perde intensità, la coscienza si distende verso una forma uniforme.

Il potere si insinua in questo movimento. Organizza, orienta, dispone. Definisce il campo del dicibile e ne facilita l’uso. Qui emerge il passaggio decisivo; l’essere umano continua a parlare, mentre la lingua arriva già orientata.


4. Desiderio e consumo

CAB: L’intelligenza artificiale modifica anche il nostro modo di desiderare?

PIER PAOLO PASOLINI: Il consumo ha sempre agito sul desiderio; lo ha orientato e portato entro una forma che si presenta come libertà. In quella fase restava una distanza; tra il bisogno e la sua soddisfazione si apriva un tempo, uno scarto che lasciava spazio a deviazioni, a possibilità inattese.

Oggi quello spazio si restringe fino a diventare quasi impercettibile. L’intelligenza artificiale entra nel desiderio prima che prenda consistenza; lo intercetta, lo accompagna, lo dispone lungo percorsi già tracciati. Il desiderio prende forma a partire da una previsione, da un calcolo che precede l’esperienza.

Qui il potere cambia qualità. La società dei consumi agiva sulle coscienze, trasformava aspirazioni e comportamenti in funzione del mercato. Ora il dispositivo interviene più a fondo; struttura il campo in cui qualcosa appare desiderabile, definisce le condizioni stesse del desiderio.

Un desiderio senza attesa si consuma nel momento in cui emerge. L’immediatezza prende il posto della durata; l’immaginazione perde terreno insieme alla distanza che la rende possibile.

Il punto riguarda questa trasformazione. La macchina produce immagini, testi, possibilità; nello stesso movimento riduce il campo del desiderabile. Agisce sulla soglia in cui il desiderio prende forma, lo rende anticipabile, lo inserisce in una logica di compatibilità.

Quando il desiderio diventa anticipabile, entra dentro una forma di governo.


5. Giovani e possibilità

CAB: Cosa direbbe oggi ai giovani che vivono immersi in questi sistemi?

PIER PAOLO PASOLINI: Direi di guardare con sospetto la propria immagine. Ciò che vi rappresenta in modo troppo preciso rischia di ridurvi a una forma già prevista. Il potere lavora sulla somiglianza, perché la somiglianza rende ogni cosa riconoscibile, ordinata. È una dinamica che ho visto emergere nella società dei consumi, quando ciascuno iniziava a sentire l’ansia degradante di essere uguale agli altri.

Oggi questa ansia ha trovato una struttura stabile. Attraversa le parole che scegliete, le immagini che producete, i modelli che vi vengono restituiti come evidenti. Per questo ha senso cercare ciò che oppone resistenza; non come gesto eccezionale, ma come pratica quotidiana. Una lingua che mantiene una certa densità, un pensiero che conserva il dubbio, un’esperienza che richiede tempo prima di assumere forma.

Serve tornare a sentire il peso delle parole, a usare un linguaggio che non scorra con eccessiva facilità. La facilità appartiene al potere perché riduce la tensione, rende il discorso lineare, elimina ciò che disturba.

E poi l’errore. L’errore introduce uno scarto, interrompe la ripetizione, apre uno spazio. In un ambiente che tende a rendere ogni passaggio corretto e prevedibile, l’errore assume un valore politico.

La libertà si gioca in questa distanza. Non nella quantità di ciò che si produce, ma nella capacità di mantenere uno scarto, anche minimo. Anche il silenzio entra in questo spazio; una scelta che sottrae al flusso continuo, che restituisce tempo al pensiero.

Ai giovani direi questo, custodite ciò che resta resistente, ciò che non trova subito una spiegazione. In quella zona prende forma una possibilità diversa; lì una vita può ancora orientarsi secondo una direzione propria.


Breve bio
Pier Paolo Pasolini (1922–1975) è stato uno dei maggiori intellettuali italiani del Novecento; poeta, scrittore, regista e saggista, ha attraversato linguaggi diversi mantenendo una forte coerenza critica. La sua opera si sviluppa tra letteratura e cinema, con romanzi come Ragazzi di vita, raccolte poetiche come Le ceneri di Gramsci e film come Accattone e Il Vangelo secondo Matteo, in cui osserva le trasformazioni sociali a partire dalle vite marginali e dai conflitti del suo tempo.

La sua riflessione teorica e politica trova una forma esplicita negli interventi giornalistici degli ultimi anni, raccolti negli Scritti corsari, dove analizza la società italiana come attraversata da un processo di omologazione culturale e linguistica prodotto dal consumismo e dai media. In questi testi Pasolini individua un potere capace di agire sulle coscienze attraverso il linguaggio e i modelli culturali, fino a trasformare profondamente comportamenti e immaginario collettivo.

La sua posizione resta unica rispetto alle appartenenze politiche e culturali del tempo; un punto di osservazione che tiene insieme critica del capitalismo, attenzione alle culture popolari e riflessione sul ruolo dei media. Questa tensione rende la sua opera ancora oggi uno strumento utile per leggere i rapporti tra linguaggio, potere e trasformazioni della società.



IIP nasce da una curiosità: cosa direbbero oggi i grandi pensatori del passato di fronte alle sfide dell’intelligenza artificiale? L’idea è di intervistarli come in un esercizio critico, un atto di memoria e, insieme, un esperimento di immaginazione.

Ho scelto autori e intellettuali scomparsi, di cui ho letto e studiato alcune opere, caricando i testi in PDF su NotebookLM. Da queste fonti ho elaborato una scaletta di domande su temi generali legati all’AI, confrontandole con i concetti e le intuizioni presenti nei loro scritti. Con l’aiuto di GPT ho poi generato un testo che immagina le loro risposte, rispettandone stile, citazioni e logica argomentativa.

L’obiettivo è riattivare il pensiero di questi autori, farli dialogare con il presente e mostrare come le loro categorie possano ancora sollecitarci. Non per ripetere il passato, ma per scoprire nuove domande e prospettive, utili alla nostra ricerca di senso.

Pubblicato il 03 maggio 2026

Carlo Augusto Bachschmidt

Carlo Augusto Bachschmidt / Architect | Director | Image-Video Forensic Consultant

https://independent.academia.edu/CABachschmidt