Quando il software “decide” e il CEO firma
Ogni licenziamento tecnologico ormai ha lo stesso colpevole.
“C’è l’Intelligenza Artificiale: tutti licenziati”, celebrano — più o meno con queste parole — i primi titoli apparsi sui quotidiani.
Giovedì 12 marzo 2026 – C’è una scena che negli ultimi anni si ripete con una regolarità quasi scientifica. Cambiano le aziende, cambiano le città, ma la trama è sempre quella: qualcuno perde il lavoro e la colpa è dell’intelligenza artificiale.
A Marghera la storia ha numeri molto concreti: 37 dipendenti di InvestCloud Italy scoprono che il loro futuro professionale è stato “ottimizzato” da una nuova piattaforma globale basata sull’IA. La sede italiana chiude, tutti a casa. L’azienda spiega che il lavoro verrà assorbito da sistemi integrati e automatizzati.
Il messaggio, più o meno, è questo: lo ha deciso l’algoritmo.
È una narrazione affascinante. Quasi poetica.
Peccato solo per un dettaglio: l’algoritmo non firma le lettere di licenziamento.
Da Finantix alla piattaforma globale
Per capire Marghera bisogna tornare indietro.
Nel 2021 InvestCloud si ricapitalizza per circa un miliardo di dollari e ingloba diverse realtà tecnologiche per costruire una grande piattaforma fintech globale. Tra queste c’è Finantix, la società nata e cresciuta proprio a Marghera, insieme alla statunitense Tegra118.
All’epoca si parlava di sinergie, innovazione, crescita internazionale. La promessa era costruire un ecosistema digitale capace di servire il settore del wealth management su scala globale.
Cinque anni dopo arriva l’altra parola magica del vocabolario aziendale: razionalizzazione.
La piattaforma globale ora fa tutto da sola. L’intelligenza artificiale ottimizza processi, integra servizi, automatizza funzioni. In questo nuovo mondo iper-efficiente alcune cose diventano improvvisamente superflue.
Tipo le sedi locali.
O le persone che ci lavoravano.
La tecnologia ha questa qualità straordinaria: riesce sempre a spiegare perché qualcosa che ieri era indispensabile oggi è diventato un costo.
Non è solo Marghera
La storia non riguarda solo l’Italia.
Nel marzo 2026 InvestCloud ha tagliato oltre 150 posti di lavoro negli Stati Uniti nella divisione Digital Wealth. Il CEO Jeff Yabuki ha spiegato che la ristrutturazione è legata a tre fattori: l’adozione dell’intelligenza artificiale, la dispersione geografica ereditata dalle acquisizioni e la necessità di concentrarsi su prodotti più standardizzati.
In realtà la dieta aziendale era iniziata prima: già nel 2023 circa il 5% della forza lavoro era stato ridotto.
L’intelligenza artificiale compare sempre nella spiegazione. Non come colpevole diretto — nessuno lo dice apertamente — ma come una specie di forza naturale.
Una tempesta tecnologica inevitabile.
Solo che, curiosamente, la tempesta colpisce sempre il reparto personale e mai il consiglio di amministrazione. Quasi una piccola nuvoletta di Fantozzi che segue i Paperini della situazione.
E contro le tempeste, si sa, non si protesta.
La nuova legge della fisica aziendale
Negli ultimi anni sembra essere nata una nuova legge non scritta dell’economia digitale:
Ogni ristrutturazione è causata dall’intelligenza artificiale.
Non importa se dietro ci sono acquisizioni aggressive, integrazioni complicate o strategie per aumentare i margini. La spiegazione ufficiale è molto più elegante.
“Lo richiede l’IA.”
È una formula perfetta.
Un po’ come dire “lo vuole il mercato”, ma con più silicio e meno sensi di colpa.
Il capro espiatorio perfetto
Diciamolo: l’intelligenza artificiale è anche uno straordinario strumento comunicativo.
Non protesta.
Non sciopera.
Non rilascia interviste.
E soprattutto non convoca una conferenza stampa per dire:
“Guardate che la decisione non l’ho presa io.”
È una soluzione brillante. Molto più moderna del vecchio e brutale: “stiamo tagliando costi”.
Con l’IA la frase diventa futuristica:
“Stiamo evolvendo verso una piattaforma intelligente.”
Traduzione: qualcuno ha fatto due conti.
Torniamo sull’umano: Jeff Yabuki (se è umano)
Background professionale.
Ex CEO di Fiserv (Fortune 500, 2005–2020), dove ha triplicato i ricavi e conseguito un ritorno azionario del 969%attraverso acquisizioni e trasformazioni strategiche. In precedenza EVP e COO di H&R Block e ruoli senior in American Express.
È anche founding partner e chairman di Motive Partners, private equity specializzato in fintech e proprietario di InvestCloud.
Forse una razionalità così spiccata, capace di produrre incrementi così importanti nei profitti, potrebbe perfino dare qualche punto alle AI che siamo abituati a consultare per contare le calorie o scrivere l’ennesimo post su Facebook.
Forse la vera macchina senza cuore potrebbe essere in carne ed ossa.
Restiamo umani (almeno nelle responsabilità)
L’intelligenza artificiale cambierà davvero il lavoro. Automatizzerà compiti, velocizzerà processi, renderà molte cose più efficienti.
Ma c’è una cosa che non fa ancora.
Prendere decisioni aziendali.
Quelle le prendono ancora persone in carne e ossa: manager, dirigenti, consigli di amministrazione. Persone che definiscono strategie, approvano budget e firmano documenti.
E infatti, alla fine della storia, a Marghera non è stato un algoritmo a chiudere una sede o a licenziare 37 lavoratori di InvestCloud Italy.
L’algoritmo ha fatto quello che fanno gli algoritmi: analizzare dati.
Le decisioni, invece, le ha prese qualcuno con una penna e che nel prompt digitato con due dita nell’interfaccia della “Macchina” magari ha anche scritto qualcosa del tipo “massimizza i profitti e non curarti di altro”.
E finché sarà così — e probabilmente lo sarà ancora per un bel po’ — forse vale la pena ricordarlo ogni tanto:
l’intelligenza artificiale può ottimizzare tutto.
Tranne la responsabilità personale.
Gigi Morello