LA LINGUA MATERNA
La volgare eloquenza
non è il rozzo sproloquio
di stocastici pappagalli
dai becchi impastati
di involuzione filologica.
La lingua nobile
è quella naturale
disse l'esule;
nasce prima nella mente
per chi la tiene ancora
ardentemente accesa.
La mutevolezza è segno
di vitalità cerebrale
perché le figure retoriche
non sono allucinanti figuracce.
Aggrappati alle metafore
si dà la scalata
ai versanti anche impervi
dell'esperienza,
godimento superiore
al rotolare senza ostacoli
lungo la livellata pianura.
L'altra lingua, adulterina
è, piuttosto, artificiale
piegata su sé stessa
come una piadina
senza farcitura;
tende all'omogenea riedizione
di faziosi déjà vu
con cui, atrofizzati plagiari
redigono scialbe sinossi
di sé stessi, intrappolati
tra anemia morale
e amnesia spirituale.