Go down

L'enciclica di Papa Leone “Magnifica Humanitas” fornisce un ritratto dell’intelligenza artificiale tutt’altro che immateriale o magico. Dietro ogni elaborato dell’intelligenza artificiale si nasconde una rete intricata di cavi, centri dati, infrastrutture energivore e, soprattutto, persone.


A quest’ora della sera il cantiere sembra abbandonato. Un cartello appoggiato su una recinzione annuncia la vendita di lotti urbanizzati per villette singole, bifamiliari e condominiali. Il rendering è invitante, ma la costruzione che emerge dalla sterpaglia è solo uno scheletro bianco con le armature ancora in vista. Sulla parete di una baracca sono appoggiati dei bancali, una betoniera, mucchi di mattoni.

Cosa stiamo costruendo? Quale progetto sta prendendo forma in questi giorni confusi? E noi? Siamo destinati a guardare, seduti in panchina? Queste domande risuonano più volte nella Enciclica di Papa Leone sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, “Magnifica Humanitas”. Uno degli aspetti che caratterizza questo documento è che fornisce un ritratto dell’intelligenza artificiale tutt’altro che immateriale o magico. Dietro ogni elaborato dell’intelligenza artificiale – sottolinea il Papa - si nasconde una rete intricata di cavi, centri dati, infrastrutture energivore e, soprattutto, persone. Milioni di esseri umani, impiegati in attività poco visibili: etichettatura dei dati, moderazione dei contenuti, addestramento dei modelli. Per non parlare dei bambini che, in alcune regioni del mondo, lavorano in condizioni disumane per l’estrazione delle terre rare. Corpi consumati perché il flusso di calcoli dal volto suadente non si interrompa.

Cosa stiamo costruendo? Lo sviluppo tecnologico modifica linguaggi, istituzioni, rende possibile una concentrazione spaventosa di potere. E ciò che cresce senza misura  - è sempre il Papa a parlare - può diventare una forma di povertà. Assolutizzare l’intelligenza è un errore, perché nell’uomo ci sono altre dimensioni essenziali: la relazione, l’affetto, la volontà e la dedizione.

Nel saggio “Emergenza malessere” pubblicato lo scorso febbraio, l’economista Maurizio Pugno ha dimostrato che proprio i paesi economicamente più evoluti sono colpiti da livelli di disagio individuale e collettivo senza precedenti, con ricadute sociali paragonabili a quelle causate dalla crisi climatica. Le cause di questo disagio, che si manifesta con forme di ansia, depressione, dipendenze, solitudine, possono essere ricondotte alla logica di mercato che ha aumentato diseguaglianze e precarietà, e alla tecnologia che offre prodotti sempre più attraenti che hanno un effetto apparentemente lenitivo, ma generano a loro volta dipendenza. Ci sono tuttavia delle condizioni che garantiscono uno sviluppo capace di sconfiggere ogni forma di malessere e fanno rifiorire una persona: la creatività, intesa come capacità di immaginare realtà inedite, e la socialità, che consente di scambiare pensieri e condividere intenti comuni. Creatività e socialità sono strettamente correlate tra loro: una non può esistere senza l’altra. Se restano inespresse la persona si ammala. In questo contesto l’intelligenza artificiale sembra aumentare il livello di creatività, ma dal punto di vista della socialità ha avuto finora delle conseguenze per lo più negative, in particolare nell’uso che viene fatto nei social media.

A quest’ora della sera i ponteggi sono deserti, le macchine ferme. In quanto a noi, dobbiamo ancora decidere quale parte interpretare: essere commentatori di rovine oppure, come suggerisce Papa Leone, donne e uomini che entrano nei cantieri della storia per rialzare ciò che è crollato e proteggere ciò che è esposto.


(pubblicato su Emmaus, inserto di Avvenire, 16 giugno 2026)

Pubblicato il 10 luglio 2026