Che cosa c'era prima?
Prima del mio diritto.
Prima della mia libertà.
Prima della mia autonomia.
Prima delle mie conquiste.
Prima delle mie opinioni.
C'erano altri.
La nascita non è un evento neutro.
Dietro ogni nuovo essere umano ci sono corpi, relazioni, responsabilità, vulnerabilità e spesso sofferenza.
Nessuno di noi è arrivato nel mondo da solo.
Siamo tutti il risultato di una dipendenza originaria.
Prima di poter affermare "io", siamo stati affidati alle cure di qualcun altro.
La nostra cultura celebra molto l'individuo autonomo, il self-made man, chi "si è fatto da solo".
Eppure nessuno si è fatto da solo.
Dietro ogni persona ci sono madri, padri, nonni, insegnanti, medici, contadini, operai, persone che hanno investito tempo, energie e talvolta sofferenza perché altri potessero crescere.
Sto parlando della gratitudine, che non è un ricatto morale, come talvolta oggi viene interpretata.
È il riconoscere che la nostra felicità nasce sempre da una forma di a-biezione — citando Julia Kristeva —, da quella separazione originaria che inaugura il desiderio e la relazione con l'altro. Nel parto, ciò che per nove mesi ha abitato la stessa carne si separa e prende la propria strada nel mondo.
È un'esperienza vissuta nella carne e nella coscienza della madre, in quella "carne vissuta", o incarnata di cui parla Michel Henry.
Gratitudine, quindi, è quella forma di memoria che riconosce che la gioia di qualcuno spesso affonda le radici nel sacrificio silenzioso di qualcun altro.
AngeliKaMente ragionando tra bioetica e etica_dell_intimità...