SICCITÀ
L'innalzamento dei mari
si accompagna inesorabilmente
all'abbassamento dei neuroni,
in preda a narcisistica narcosi.
Lo scioglimento dei ghiacciai
segue quello ben anteriore
dei valori armonici e altruistici.
Canicola arsura afa:
il cambiamento climatico
riflette quello antropologico;
il secco solco fluviale
ricalca il frattale cognitivo,
torrido incavo originale
mai riempito veramente,
salvo equivoci superbi.
La biodiversità crepa,
non tanto quanto
la bioimbecillità che, anzi,
si affastella
nella omogeneità globalizzata;
poco brio ma assai IO.
Le piante si prostrano,
come il giudizio
surriscaldato da finte interazioni
con scranni imbottiti
di prevedibile rigurgitio specchiante.
La via di estinzione
non si trova sulla mappa
nata con vista sulle montagne;
le specie invece scompaiono
mentre avanza il deserto.
Calore bollore sete:
l'aridità si espande
brucia le radici,
incendia la natura,
là dove il fuoco
si è invece spento
negli imbolsiti Prometei
privi di immaginazione.
Fiacca la terra,
sfinito l'humus
mentre l'umano
non finisce mai
di innaffiare
guerre, insulti, stermini, violenza.
Si è inventato apposta la felicità
per obliare ciò che in effetti è:
un downburst distruttivo
di grandinante stoltezza.
Nel buco dell'ozono
riecheggia in crescente lontananza
la questione:
"Essere o non essere?"
Ormai superata
da una sorda eco.