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Il 'popolo' non è dato una volta per tutte; evolve nei propri costumi, di generazione in generazione.
Il 'pubblico' ci appare quindi come continua formazione, assunzione di responsabilità, cammino, sancito da passaggi, verso l’essere adulto.

Il latino popolus discende invece da poplicus, a sua volta da una radice mediterranea -poplus- che sta per ‘crescita’.

Il pube, latino pubes, è il ‘pelo di colui che raggiunto l’età per esserne fornito’. C’è qui una connotazione maschile: il sanscrito pumān ci parla di un ‘uomo virile’. E c’è implicita una differenza femminile: pubes si oppone nel senso, e allo stesso tempo si incrocia nel formarsi dell’espressione, con nubes, ‘velare’, ‘coprire’.

All’ostentazione del nudo potere si oppone il simbolico atteggiamento di cui ci parla il latino nubilis: ‘velare la sposa’. C’è da un lato un atteggiamento ostentato, imposto, e dall’altro un atteggiamento non manifesto, suggerito, che si mostra solo attraverso l’azione. Potremmo dire che l’atteggiamento femminile di fronte al potere è sempre coperto da un velo, e che non appare in pubblico.

Dall’incrocio tra pubes e poplicus nasce publicus. Il pubes, inteso come persona, è ‘gioventù in età atta alle armi’. Il popolo non è dato una volta per tutte; evolve nei propri costumi, di generazione in generazione. Il pubblico ci appare quindi come continua formazione, assunzione di responsabilità, cammino, sancito da passaggi, verso l’essere adulto.

Già in latino l’espressione viene a coprire un vasto campo semantico. C’è la locuzione in publĭco, ‘in pubblico’. C’è il publĭcum, inteso come ‘dominio pubblico’ e poi come ‘tesoro pubblico’, ‘appalto dello stato’, ‘imposte’. C’è il publicare: ‘aprire all’uso pubblico, esporre al pubblico, svelare’. C’è la publicatio, nel latino classico ‘confisca’, nel latino tardo ‘il render pubblico’.

Di conseguenza, l’espressione è subito presente nelle lingue neolatine. Nella Commedia, Dante (Paradiso, VI, 100) parla di “pubblico segno”, riferendosi all’aquila, simbolo dell’Impero. Il senso generale è ‘concernente la comunità’, ‘riguardante il popolo nell’insieme’. L’opposizione tra sfera pubblica -lo stato, la ‘pubblica amministrazione’- e sfera privata -l’ambito della vita e delle libertà individuali- è già del tutto chiara a Machiavelli.

Invece il senso di pubblico come gran numero di persone considerate nel loro complesso, si afferma solo più tardi, in tempi moderni. Ma qui il nobile senso del pubblico -l’interesse collettivo, l’idea di crescita collettiva e di corresponsabilità- viene meno. Il pubblico finisce per essere un insieme di spettatori o consumatori, passivi fruitori di uno spettacolo costruito ad arte.

Pubblicato il 09 giugno 2026

Francesco Varanini

Francesco Varanini / ⛵⛵ Scrittore, consulente, formatore, ricercatore - co-fondatore di STULTIFERA NAVIS

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