Go down

Una riflessione personale che parte dalla lettura dell'intervista di Carlo Mazzucchelli al filosofo Giuseppe Goisis.


«Per me il futuro è troppo.»

Giuseppe Goisis racconta di uno studente che, abbassando gli occhi, gli rispose così. Nell’intervista (Il filosofo non deve limitarsi a scuotere la testa) condotta da Carlo Mazzucchelli, quella frase introduce una riflessione sulla fretta e su un presente che finisce per occupare ogni spazio. Mi sono fermato a leggerla più volte. Quel «troppo» sembra dare al futuro un peso, come se fosse qualcosa che bisogna sostenere prima ancora di poterlo desiderare.

Goisis vi riconosce l’erosione del senso delle possibilità alternative. Un presente totalizzante rende difficile mantenere un rapporto vivo con la memoria. Leggendo le sue parole, ho pensato a quanto futuro entra ogni giorno nelle nostre vite come una richiesta di adattamento. Ciascuna richiesta può essere ragionevole, prese insieme, possono consumare il tempo necessario per domandarci dove vorremmo andare.

È una preoccupazione che ho incontrato scrivendo Il tempo che ci precede. Nel libro ho cercato di seguire il cambiamento di funzione delle nostre tracce: conservate per ricordare, raccolte per prevedere, utilizzate per predisporre ciò che incontreremo. Il passato acquista così una capacità di intervento sul futuro: le abitudini registrate, le preferenze espresse alimentano proposte che ci raggiungono quando una nuova intenzione deve ancora maturare.

Pensiamo a un suggerimento musicale: abbiamo ascoltato alcuni brani e ci vengono proposti altri artisti. Il servizio può farci scoprire qualcosa che ameremo, ma l’ascolto successivo diventa anche una nuova traccia, dalla quale nasceranno altre proposte. Nel tempo, ciò che abbiamo incontrato contribuisce a formare il gusto attraverso cui incontreremo il resto.

Quanto pesino, in questo percorso, le nostre curiosità e quanto le occasioni offerte è difficile da distinguere. È proprio questa difficoltà a meritare attenzione.

La previsione partecipa alla costruzione delle circostanze nelle quali agiremo. E le circostanze contano, perché un desiderio prende forma anche attraverso gli incontri che gli permettono di affiorare.

È in questo senso che il futuro comincia a precederci. Qualcosa interviene nel tempo della sua formazione, mentre noi siamo ancora occupati a vivere il presente.

L’immagine del presente eterno evocata da Goisis acquista allora, ai miei occhi, un significato ulteriore. Possiamo vivere tra continue novità e incontrare soprattutto variazioni di ciò che siamo già stati. Tutto cambia rapidamente, mentre il rapporto con il possibile tende a organizzarsi intorno a ciò che le nostre tracce rendono riconoscibile. Anche l’inedito può arrivare accompagnato da una previsione sulla nostra disponibilità ad accoglierlo.

Una previsione rimane, naturalmente, fallibile, a interessarmi è il modo in cui alcune possibilità diventano familiari e accessibili, mentre altre richiedono uno sforzo di ricerca del quale potremmo persino perdere il motivo.

Qui ritrovo l’importanza della creatività richiamata da Goisis nel rapporto con l’innovazione tecnologica. Intendo questo invito come la capacità di partecipare alla formazione di ciò che verrà. Possiamo impiegare strumenti nuovi per dare seguito a domande ancora incerte, mettere alla prova un’intuizione, costruire occasioni che il passato, da solo, avrebbe suggerito con difficoltà. Serve anche la disponibilità a restare per qualche tempo senza una risposta convincente. Un desiderio appena nato può avere bisogno di esperienza prima di diventare abbastanza chiaro da essere espresso.

L’intelligenza artificiale può aiutarci in questo lavoro. Può offrire materiali, connessioni, tentativi sui quali esercitare il giudizio. La facilità con cui produce una risposta rende però ancora più importante comprendere la domanda che le affidiamo. Può accadere che una formulazione ben costruita ci convinca quando stiamo ancora cercando le parole per capire che cosa ci interessa davvero. La risposta diventa allora un punto di partenza anche per il desiderio che credevamo di averle già consegnato.

Nell’intervista Goisis richiama Eliot e le sue domande sulla vita, sulla saggezza e sulla conoscenza. L’ultimo interrogativo «Dov’è la conoscenza che abbiamo perduto nell’informazione?». Lo leggo come una domanda sul lavoro necessario perché ciò che riceviamo diventi comprensione. Quel lavoro richiede tempo, confronto, esperienza; può condurci a rivedere anche ciò che inizialmente sembrava evidente.

Le parole di Eliot acquistano una risonanza particolare quando l’informazione ci raggiunge già interpretata, ordinata in una risposta, talvolta tradotta in un’azione. C’è sempre meno attrito tra la richiesta e il risultato. Possiamo usare il tempo risparmiato per approfondire, oppure riempirlo con altre richieste.

Vale la pena domandarci che cosa stia accadendo alla nostra capacità di soffermarci.

Nell’epilogo di Il tempo che ci precede chiamavo «presente sottile» il tempo in cui possiamo ancora interrogarci su ciò che affidiamo agli artefatti destinati a orientare chi verrà dopo di noi. Leggendo Goisis, torno a quel presente. Vi riconosco anche il tempo in cui un’intenzione può cambiare, un desiderio può acquistare ragioni proprie.

Mi chiedo che cosa potrebbe alleggerire la frase dello studente. Forse la possibilità di sentirlo almeno in parte come qualcosa alla cui formazione possiamo partecipare: avere il tempo di immaginare, trovare qualcuno con cui discutere provando a dare seguito a ciò che ancora appare improbabile.

Quel «troppo» mi fa pensare a quanto poco tempo lasciamo a ciò che ancora non sappiamo desiderare.

Un incontro, una lettura, un’esperienza possono farci scoprire che vogliamo qualcosa di diverso da ciò che fino a ieri ci sembrava adatto a noi. Vorrei che il futuro conservasse spazio per queste scoperte. E che, mentre impariamo a prevederlo, trovassimo anche il tempo di chiederci quale futuro vogliamo contribuire a rendere possibile.


Pubblicato il 01 ottobre 2026

Luca Lanzoni

Luca Lanzoni / Insurance C-Level Executive | Down to earth by timeless principles | Up to new opportunities by emerging technologies