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Before we rush to send Iran back to the Stone Age, it’s worth remembering that the Stone Age isn’t exactly the insult some imagine, and it may hold more power than its critics think.


Until then, we are blasting Iran into oblivion or, as they say, back to the Stone Age!!! President Dondald J. Trump. April 1, 2026.

Carlo Mazzucchelli in his piece, entitled “From world policeman to pirate, to defeated!,” noted, “Too bad it is not reflected how the Stone Age risks spreading far beyond the Persian borders and harming everyone, including a sleepy, unprepared, and timid Europe.” I would add that it is also too bad that it does not reflect how the Stone Age can be empowering.

In school, I enjoyed science. When I was in third grade, I took a written science exam, and I lost a mark because I left one question unanswered: Why is the Stone Age called so? Later on, I asked my science teacher for the answer, and she simplified it and explained it was because they used limestone.

It is these white, enduring blocks that build both the monuments of Persia and the cathedrals of Europe. The Stone Age does not imply barbarism, lack of civilization, or backwardness. Instead, it signifies a period when people crafted tools from various materials, predominantly stone. I find stones, particularly cobblestone, attractive, and I believe homes and walls built with them are very appealing. This is one of the aspects I admire about Tuscany in Italy.

"Stone is the most noble of all materials, and the most enduring." John Ruskin

On the other hand, the Stone Age in colonial understanding refers to a state of ruin, total destruction, and lack of progress. Yet, ironically, forcing Iran back to the Stone Age means forcing them “to the period of the origins and early development of agricultural economies. . .[which ended] with the appearance of new styles of pottery, generally with designs painted in black on a buff background.”[1] The Stone Age was followed by the Copper Age; “[w]hile Europe was still in the later stages of Paleolithic culture, Iran, like the rest of the Near East, advanced rapidly into the Copper Age.”[2] This led into the Early Bronze Age, through which “major socio-cultural changes occurred, leading to the early urbanization of. . .part of the Iranian Plateau.”[3] After these subsequent ages, Iran entered the Iron Age, culminating in the Achaemenid period (the First Persian Empire), which was described as “one of the most splendid with monumental architecture.”[4] This is when Iran expanded into neighboring modern states, encompassing all or parts of modern-day Iran, Iraq, Turkey, Syria, Lebanon, Palestine, Jordan, Egypt, Libya, Kuwait, Afghanistan, Turkmenistan, Uzbekistan, Tajikistan, Pakistan, Armenia, Azerbaijan, Georgia, Bulgaria, North Macedonia, and Greece.[5] In this sense, the Stone Age is an opportunity to reclaim Iran’s historical beginnings, when the ancient civilization was seeded.

An attempt to destroy the physical, modern state to send its people back to the past might accidentally unlock a sleeping and unstoppable ancient spirit inherent in the land. Collapsing these spatiotemporal borders may empower a nation with an ancient civilization to reclaim its ancestral geopolitical dominance. A state of ruin might thus become a state of liberation, seeding, and expansion, particularly in a region eager to set itself free of the artificial borders imposed upon it. As noted by The New York Times on April 6, 2026, in its article “The War is Turning Iran into a Major World Power,” current events may be activating precisely these dormant historical forces.

In the East, we appreciate and learn from the past while living the present and looking, sometimes cautiously, toward the future. Unlike the West, which tends to view the past as backward, the present as progress, and the future as more advanced. To conclude, I can think of nothing more fitting than a statement from a mind I greatly admire, Albert Einstein, who once said, "I know not with what weapons World War III will be fought, but World War IV will be fought with sticks and stones." Until the rest of the world catches up with the Stone Age, a time where Iran might ironically be far more advanced in stonework, I will always appreciate stones not as ruin, but as an enduring form of earthly art. 

Acknowledgement

I would like to thank the founders of Stultifera Navis for the opportunity to share my perspective online for the first time. I am also grateful for Giorgio Marchittie for inviting me into this inspiring community, as well as for his thoughtful comments on my piece and for translating it into Italian. 


[1] Hole, F. (2004). Neolithic age in Iran. Encyclopaedia Iranica. Retrieved April 23, 2026, from https://www.iranicaonline.org/articles/neolithic-age-in-iran

[2] Cameron, G. G. (1938). History of early Iran. University of Chicago Press.

[3] Eskandari, N. (2019). Regional patterns of Early Bronze Age urbanization in southeastern Iran: New discoveries on the western fringe of Dasht‑e Lut (pp. 201–216). In J.‑W. Meyer, E. Vila, M. Mashkour, M. Casanova, & R. Vallet (Eds.), The Iranian Plateau during the Bronze Age: Development of urbanisation, production and trade. MOM Éditions.

[4] Haerinck, E. (1989). The Achaemenid (Iron Age IV) period in Gilan, Iran. In Archaeologia Iranica et Orientalis (pp. 455–474). Gent

[5] Ancient Iran | History, Map, Cities, Religion, Art, Language, & Facts | Britannica

L’Età della Pietra: tra la Pietra d’Oriente e l’Età d’Occidente

Prima di affrettarci a rimandare l’Iran all’età della pietra, vale la pena ricordare che l’età della pietra non è esattamente l’insulto che alcuni immaginano, e potrebbe racchiudere più potere di quanto i suoi critici pensino.

Fino ad allora, spazzeremo via l’Iran o, come si suol dire, lo rispediremo all'età della pietra!!! Presidente Dondald J. Trump. 1 aprile 2026.

Carlo Mazzucchelli, nel suo articolo intitolato Da gendarme del mondo a pirata, a sconfitto!, osservava: “Peccato che non si rifletta come l’età della pietra rischia di allargarsi ben oltre i confini persiani e danneggiare tutti, compresa la sonnolenta, impreparata e pavida Europa.” Aggiungerei che è anche un peccato che non si rifletta su come l’Età della Pietra possa essere anche fonte di empowerment.

Da bambina, mi piacevano molto le scienze. Quando ero in terza elementare, la maestra mi abbassò il punteggio della prova scritta di scienze perché non avevo saputo rispondere alla domanda: “Perché l’Età della Pietra si chiama così?” Chiesi la risposta alla mia insegnante, e lei mi spiegò che era perché si usava la pietra calcare.

Sono proprio questi blocchi bianchi e durevoli a costruire sia i monumenti della Persia sia le cattedrali d’Europa. L’Età della Pietra non implica barbarie, mancanza di civiltà o arretratezza. Al contrario, indica un periodo in cui gli esseri umani fabbricavano strumenti con vari materiali, prevalentemente con la pietra. Trovo le pietre, in particolare i ciottoli, molto affascinanti, e credo che le case e i muri costruiti con esse siano molto belli. Questo è uno degli aspetti che ammiro della Toscana in Italia.

«La pietra è il più nobile di tutti i materiali, e il più durevole.» John Ruskin

Eppure, usata in una concezione colonialista, l’espressione “Età della Pietra” indica uno stato di rovina, la distruzione totale e l’assenza di progresso.

Riflettiamo quindi bene cosa implichi usare questa espressione nei confronti dell’Iran. Ironicamente, costringere l’Iran a tornare all’“Età della Pietra” significa ricondurlo «al periodo delle origini e del primo sviluppo delle economie agricole… [che terminò] con la comparsa di nuovi stili di ceramica, generalmente con decorazioni dipinte in nero su fondo marrone»[1]. All’Età della Pietra seguì l’Età del Rame; «mentre l’Europa era ancora nelle fasi tarde della cultura paleolitica, l’Iran, come il resto del vicino oriente, avanzava rapidamente verso l’Età del Rame»[2]. Questo condusse all’Antica Età del Bronzo, durante la quale «si verificarono importanti cambiamenti socio-culturali, che portarono alla precoce urbanizzazione di questa parte dell’Altopiano iranico»[3]. Dopo queste età successive, l’Iran entrò nell’Età del Ferro, culminando nel periodo dell’impero Achemenide (il primo impero persiano), descritto come «uno dei più splendidi, con un’architettura monumentale»[4]. Fu allora che l’Iran si espanse nei territori degli attuali stati confinanti, includendo tutto o parte degli attuali Iran, Iraq, Turchia, Siria, Libano, Palestina, Giordania, Egitto, Libia, Kuwait, Afghanistan, Turkmenistan, Uzbekistan, Tagikistan, Pakistan, Armenia, Azerbaigian, Georgia, Bulgaria, Macedonia del Nord e Grecia.

In questo senso, l’espressione “Età della Pietra” implica quindi non tanto un senso di distruzione, quanto un senso di rivendicazione dello sviluppo storico dell’Iran, di quando vennero gettati i semi dell’antica civiltà.

Un tentativo di distruggere lo Stato fisico e moderno per ricacciare il suo popolo nel passato potrebbe accidentalmente risvegliare uno spirito antico, dormiente e inarrestabile, insito in quella terra. Il collasso di questi confini spazio-temporali potrebbe dare forza a una nazione dalla civiltà antica affinché rivendichi il proprio ancestrale predominio geopolitico. Uno stato di rovina potrebbe così trasformarsi in uno stato di liberazione, di semina e di espansione, soprattutto in una regione desiderosa di liberarsi dei confini artificiali che le sono stati imposti. Come osservato dal New York Times il 6 aprile 2026, nel suo articolo “La guerra sta trasformando l’Iran in una grande potenza mondiale”, gli eventi attuali potrebbero stare attivando proprio queste forze storiche latenti.

In Oriente apprezziamo e impariamo dal passato, vivendo il presente e guardando, talvolta con cautela, al futuro. A differenza dell’Occidente, che tende a considerare il passato come arretrato, il presente come progresso e il futuro come più avanzato. Per concludere, non riesco a pensare a nulla di più appropriato di un’affermazione di una mente che ammiro profondamente. Albert Einstein una volta disse: «Non so con quali armi si combatterà la Terza Guerra Mondiale, ma la Quarta Guerra Mondiale sarà combattuta con bastoni e pietre.» Finché il resto del mondo non raggiungerà la “Età della Pietra”, un’epoca in cui l’Iran potrebbe, ironicamente, essere molto più avanzato nella lavorazione della pietra, continuerò sempre ad apprezzare le pietre non come simbolo di rovina, ma come una forma duratura di arte terrestre.

Ringraziamenti


Desidero ringraziare i fondatori di Stultifera Navis per l’opportunità di condividere per la prima volta il mio punto di vista online. Sono inoltre grata a Giorgio Marchittie per avermi accolto in questa comunità così stimolante, per i suoi commenti attenti sul mio contributo e per averlo tradotto in italiano.



[1] Hole, F. (2004). Neolithic age in Iran. Encyclopaedia Iranica. Retrieved April 23, 2026, from https://www.iranicaonline.org/articles/neolithic-age-in-iran

[2] Cameron, G. G. (1938). History of early Iran. University of Chicago Press.

[3] Eskandari, N. (2019). Regional patterns of Early Bronze Age urbanization in southeastern Iran: New discoveries on the western fringe of Dasht‑e Lut (pp. 201–216). In J.‑W. Meyer, E. Vila, M. Mashkour, M. Casanova, & R. Vallet (Eds.), The Iranian Plateau during the Bronze Age: Development of urbanisation, production and trade. MOM Éditions.

[4] Haerinck, E. (1989). The Achaemenid (Iron Age IV) period in Gilan, Iran. In Archaeologia Iranica et Orientalis (pp. 455–474). Gent

Referenze Stultifere

Pubblicato il 25 aprile 2026