Sono nato in Trentino, con antenati norvegesi. Da un po’ di anni provo a costruire percorsi dove la tecnologia non è fine, ma soglia. Lavoro con ministeri e comunità rurali, fondazioni e start-up, scuole di pianura e di montagna. Presiedo imprese e associazioni, curo ricerche, racconto di AI e umanità per il blog del Sole 24 Ore e ho scritto qualche libro su questo tema. Sono membro del comitato scientifico sull’Intelligenza Artificiale dell’Università Pontificia Auxilium di Roma, insegno “Ecologia della AI" in università italiane e una in particolare in Angola a Benguela. Ma soprattutto cerco di spostare il baricentro del discorso digitale: dal centro alle periferie, dalla prestazione al senso, dal dato al bene collettivo.

Il futuro è stato

Il futuro sintetico, se fosse perfetto, sarebbe un futuro morto. La perdita non è la capacità di calcolare, ma il coraggio di interrompere il calcolo quando qualcosa chiede di essere ascoltato. Inutile temere che l’AI resti bloccata nel passato, né che possa davvero attraversare tutto il possibile. Il pericolo è che noi finiamo per confondere la stabilità del modello con la stabilità del mondo.