Catastrofe come diagnosi condivisa

Convergenze inattese tra Yudkowsky/Soares e Sadin Un contributo di riflessione per mettere a confronto due diagnosi dei rischi associati all’evoluzione attuale dell’intelligenza artificiale che sembrano, a una prima lettura, irriducibili l'una all'altra: quella di Eliezer Yudkowsky e Nate Soares, sviluppata nel volume If Anyone Builds It, Everyone Dies (2025), e quella di Éric Sadin, elaborata in Le Désert de nous-mêmes (2025). Al di là delle differenze metodologiche e disciplinari, che sono reali e non vanno minimizzate, i due approcci sembrano converfere su tre nodi fondamentali: 1] la struttura dell'allarme come kairos negativo, 2] la critica della complicità passiva delle istituzioni e della comunità scientifica, 3] il riorientamento del problema dall'ambito tecnico a quello antropologico. Tale convergenza non è casuale, rivela la presenza di una preoccupazione di fondo condivisa riguardo alla capacità dell'umano di comprendere e governare ciò che produce.

Solo i tecnomiliardari hight tech scamperanno alla catastrofe lasciandoci qui

Segnalo un libro di Douglas Rushkoff, noto studioso e popolare divulgatore sui temi dell'innovazione e dell'hi-tech, riceve un singolare invito: nel libro racconta come in cambio di un'ingente somma, sia richiesto di raggiungere una località segreta nel deserto per fornire una consulenza a cinque delle persone più ricche del pianeta, che intendono verificare la bontà dei diversi piani di fuga da loro elaborati in vista di quello che chiamano l'Evento, la catastrofe che, ne sono sicuri, sta per abbattersi sul nostro pianeta.