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Humberto Maturana, biologo e neurofisiologo cileno, negli anni '50 e '60 del secolo scorso, studia la logica del vivente. Siamo abituati a pensare che la vita di un organismo dipenda dalle sue interazioni con l'ambiente. Ma esperimenti con salamandre e piccioni e rane portano Maturana (ed il suo allievo Francisco Varela) ad abbandonare questo paradigma.

Quando la salamandra fa scattare la lingua verso il verme, crediamo che l'oggetto esterno sia processato dal cervello della salamandra come una informazione riguardante posizione e forma.

Il processo invece -secondo Maturana- si apre e si chiude nella salamandra. La salamandra correla le attività del sistema nervoso che portano al movimento e al lancio della lingua con le attività di un determinato settore della retina: a partire da questa correlazione, la lingua si muove in un certo modo. Anche se all'osservatore sembra che la salamandra miri ad un verme nel mondo esterno, la correlazione che si realizza è tutta interna. Se poi un verme si trova effettivamente nel punto verso il quale la lingua punta, ciò dipende dal fatto che salamandra e verme condividono un ambiente, e in quell'ambiente hanno sviluppato un raffinato meccanismo di adattamento reciproco, che Maturana e Varela chiamano accoppiamento strutturale.

Nozioni di scopo, funzione o fine, dunque, non sono necessarie. Per definire l'organismo vivente, basta la nozione di organizzazione circolare.

Ma occorreva una parola che sintetizzasse tutto questo. “Un giorno parlavo con un amico”, racconta Maturana, “di un suo saggio su don Chisciotte”. L’amico esaminava il dilemma che turbava l’animo del Cavaliere dalla triste figura: “se seguire il sentiero delle armi (praxis, azione) oppure il sentiero delle lettere (poiesis, creazione, produzione)”.  Il Chisciotte sceglie “il sentiero della praxis abbandonando ogni tentativo  in quello della poiesis”. “Capii allora per la prima volta”, ricorda Maturana, “la forza della parola poiesis, ed inventai la parola che ci occorreva, autopoiesi”.

Numerosi studiosi -il più noto è forse Niklas Luhmann- hanno ripreso il termine per spiegare, a partire dal concetto di auto-organizzazione, il funzionamento degli organismi sociali.

Questa interpretazione estensiva del concetto, esterna al dominio della neurofisiologia, forse va oltre le intenzioni di Maturana e Varela. Eppure, proprio l'idea di autopoiesi ci porta a considerare la lettura legittima: la parola autopoiesi vive una sua vita autonoma, priva di correlazioni necessarie con il punto di vista di coloro che l’hanno coniata.


 

Pubblicato il 09 maggio 2026

Francesco Varanini

Francesco Varanini / ⛵⛵ Scrittore, consulente, formatore, ricercatore - co-fondatore di STULTIFERA NAVIS

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