Cancel culture
La cancellazione giacobina
sfalda la cimosa del senso,
au fur et à mesure non rimane più nulla.
La lavagna non accoglie più i significati
né le rappresentazioni dei valori:
la scrittura non fa più presa sull’ardesia.
La Terreur cognitiva
decapita lemmi, espressioni
edizioni e paragrafi,
come se la radiazione
cambiasse le storie:
non c’è virtù senza conoscenza.
Crollano le torri gemelle di Babele,
esulta il comitato di ermeneutica pubblica,
monatti votati allo sciacallaggio indiscriminato
in cerca di untori da trasportare
al lazzaretto della correttezza.
Le parole per bene
non cancellano però le disuguaglianze,
ghettizzano piuttosto la libertà
e scuoiano la fratellanza.
Senza ipocrite sorprese quindi
se il linguaggio è ora
uno pseudonimo artificiale
modellato da macchine
incinte di schedari
ma incapaci di partorire vita nova.