Chi sono i più gravi 'malati' di epistemia? Gli accademici. In particolare, gli accademici che scrivono articoli 'scientifici' sull'epistemia.
Codesti accademici, interagendo più di ogni altro cittadino con le intelligenze artificiali generative, ed essendo viziati dal loro stesso ruolo -che li porta a credere di essere sapienti per definizione- vivono più di ogni altro cittadino la confortevole illusione di conoscenza prodotta dall'interazione con le intelligenze artificiali generative.
La stessa coniazione del neologismo 'epistemia' è prova di epistemia. Il termine serve agli accademici per illudersi di essere in grado di 'conoscere' più e meglio di ogni altro cittadino.
La teoria dell'epistemia contrabbanda per avvicinamento alla conoscenza ciò che in realtà è solo mera informazione.
C'è forse bisogno di nuove parole tecniche e di esperimenti dedicati per dimostrare che la 'plausibilità linguistica' e il 'valore di verità' sono cose differenti?
L'epistemologia della ricerca scientifica non riguarda la teoria -la ricerca descritta astrattamente- riguarda la pratica quotidiana del ricercatore. La pratica quotidiana del ricercatore è bricolage, è susseguirsi di strani tentativi. Ogni tentativo, in una certa fase del suo sviluppo, è giudicabile come 'epistemia'.
I cattedratici che fanno uso della nozione di 'epistemia' concedono a sé la capacità di scoprire la fallacia dei propri tentativi di attingere conoscenza, e considerano invece privo di questa capacitá ogni altro cittadino.
L''epistemia' esiste dunque esclusivamente nella visione del mondo di coloro che distinguono i cittadini in due categorie: Noi Esperti e Loro Utenti Finali.