L’intelligenza artificiale non è più un oggetto esterno da osservare. È diventata sfondo, ambiente, dispositivo ordinario dei nostri processi quotidiani. Attraversa il lavoro, la formazione, l’informazione, le relazioni. Agisce nei tempi che si accorciano e nelle decisioni che sembrano automatizzarsi. In questo scenario, limitarne la discussione agli aspetti tecnici risulta riduttivo; interpretarla come scontro tra entusiasmo e timore rischia di impoverire il quadro.
Se l’IA è parte dell’atmosfera culturale in cui viviamo, la questione non riguarda più l’adozione, ma l’abitazione. E abitare richiede criteri.
È dentro questa prospettiva che si colloca L’Alternativa all’Intelligenza Artificiale. 10 parole (+1) per il futuro (Edizioni Santa Croce, 2026). L’“alternativa” evocata nel titolo non rimanda a un rifiuto dell’innovazione. Indica piuttosto una postura: pensare, progettare e integrare l’intelligenza artificiale senza rinunciare alla responsabilità del giudizio.
La scelta metodologica è deliberata: attraversare la complessità attraverso un lessico. Dieci parole, in ordine alfabetico, più una. Non come indice tematico, ma come soglie interpretative.
Mettere a fuoco le questioni
Le parole scelte, dunque, non sono definizioni chiuse. Sono punti di tensione, luoghi in cui si concentrano domande decisive:
- Benessere richiama la qualità della vita che un ecosistema tecnologico rende possibile. Non si esaurisce nell’efficienza dei processi; interroga la fioritura della persona.
- Competenza riguarda la comprensione dei meccanismi algoritmici, dei loro presupposti e dei loro limiti. Senza questa consapevolezza, la fluidità dell’output rischia di essere scambiata per affidabilità.
- Conoscenza rinvia a un processo situato, relazionale, incarnato. L’accesso rapido ai dati non coincide con la maturazione del giudizio.
- Consapevolezza introduce una dimensione culturale collettiva. Le tecnologie non operano nel vuoto: modificano abitudini cognitive, equilibri sociali, percezioni condivise.
- Equità e Accessibilità riportano l’attenzione alla distribuzione concreta dei benefici e dei costi. Ogni architettura tecnica produce effetti inclusivi o escludenti.
- Formazione diventa spazio di esercizio critico. In un ambiente di protesi cognitive permanenti, educare significa rafforzare autonomia e capacità di orientamento.
- Mercati evidenziano trasformazioni che non si limitano alla produttività. Cambiano ruoli, competenze, responsabilità organizzative. Cambia la cultura del lavoro.
- Responsabilità attraversa l’intero percorso. Non è un principio astratto, ma una pratica quotidiana: decidere, rendere conto, assumere conseguenze.
- Sicurezza rappresenta la condizione della fiducia. Senza affidabilità tecnica e percepita, l’integrazione sociale della tecnologia rimane fragile.
- Silenzio introduce una pausa in un contesto dominato dall’immediatezza. È lo spazio che consente verifica, chiarificazione, profondità.
A queste dieci parole si aggiunge la “+1”: Umanità.
Non come formula conclusiva, ma come criterio ordinatore. L’intelligenza artificiale elabora correlazioni; l’umano rimane il luogo del senso, della relazione, della responsabilità. La differenza non è retorica, ma qualitativa.
Prospettiva culturale
Lavorare sulle parole significa sottrarsi alla semplificazione. In un tempo che privilegia polarizzazioni rapide, il lessico diventa strumento di precisione. Le tecnologie non sono neutre: incorporano visioni del mondo, priorità implicite, modelli di efficienza e di valore. Esplicitare questi presupposti è parte integrante del dibattito pubblico.
Il volume nasce allora come opera corale, mettendo in dialogo professionisti, ricercatori e docenti universitari. Non per accumulare voci, ma per attraversare la complessità da prospettive differenti. L’unità non deriva quindi dall’uniformità, bensì dalla domanda condivisa che sostiene il percorso: quale idea di umano intendiamo custodire mentre il mondo digitale si ridefinisce?
In questa linea, l’alternativa proposta non consiste nell’arrestare l’innovazione ma riguarda piuttosto il modo in cui la si orienta. Significa evitare che l’automatismo sostituisca il discernimento. Significa, in ultima istanza, non cedere alla delega totale del giudizio.
E allora, in un tempo in cui le macchine sembrano produrre risposte sempre più sofisticate, la questione centrale rimane un’altra: non quanto l’intelligenza artificiale diventerà potente,
ma quanto resteremo disposti a esercitare la nostra umanità mentre la utilizziamo.
L’Alternativa all’Intelligenza Artificiale. 10 parole (+1) per il futuro
di Giovanni Tridente
Edizioni Santa Croce, Roma 2026
ISBN 979-12-5482-494-8
Con i contributi di: Veronica Del Priore, Piero Dominici, Flavia Marcacci, Bruno Mastroianni, Massimiliano Padula, Luca Peyron, Walter Quattrociocchi, Luca Sambucci, Susanna Sancassani, Roberto Scano.