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Tra i tanti motivi per ricordare Michel Foucault, oggi, nel tempo e nei luoghi in cui viviamo, nel giugno 2026, c'è anche la coincidenza di date. Foucault era nato cent'anni prima, il 15 ottobre 2026, ed è mancato il 25 giugno del 1984.

Foucault come pensatore vivo, intento ad interrogarsi sull’efficacia del suo stesso sguardo, alle prese con il continuo presentarsi del mondo. Anche quando in apparenza guardava a tempi e luoghi lontani, stava sempre interrogandosi sul presente. Non aveva ‘un metodo’, ma desumeva metodi, anzi: osservava emergere metodi dall’oggetto di indagine di volta in volta messo a fuoco. La soggettività; il mettere in gioco tutto se stesso; il vivere l’indagine, potremmo dire, in carne propria; la parresia -franchezza estrema- che appaiono in modo più evidente come chiavi usate nell’ultimo periodo della sua ricerca, sono in realtà la cifra distintiva di tutta la sua ricerca. Non hanno giovato a Foucault la stima e forse anche la venerazione di generazioni di allievi e seguaci: essi, anche forse involontariamente, hanno finito per codificare e replicare nell’uso gli approcci ed i metodi del maestro, mentre invece Foucault -io credo- dice: non seguirmi, cammina; scegliti l’argomento di studio lasciandoti guidare dall’inconscio, trova il metodo dentro la ricerca stessa.

Il presente come storia o la storia come presente, in quel giugno di quarantadue anni fa: ricoverato nell’hôpital de la Pitié-Salpêtrière, quasi in incognito, lui che aveva studiato e anzi svelato il senso della clinica, della malattia, del subordinare la vita alla medicalizzazione. La vicenda sarà subito raccontata da compagni e amici e sodali, in modi che sfiorano il cinismo, il voyeusimo, il narcisismo. Ma forse sarebbe parso a Foucault più consono ricordare l’aria che si respirava fuori dall’ospedale, il clima sociale di quei giorni.

La parola Syndrome d’ImmunoDéficience Acquise, SIDA, iniziava a circolare, ma pareva una misinterpretazione di ricercatori americani; il virus era stato isolato da poco; era stato scoperto da poco il legame perverso tra la proibizione per legge della vendita di siringhe ai consumatori di eroina e la diffusione del virus… Per le strade di Parigi in quei giorni moltitudini protestano in difesa delle scuole cattoliche, contro la riforma della scuola pubblica voluta da Mitterrand. E altre moltitudini inneggiano al trionfo sportivo, a Parigi, della Nazionale di calcio guidata da Michel Platini: Campioni d’Europa.

Prosegue in quei giorni di giugno la guerra sanguinosa tra Iran e Iraq. Nel Regno Unito lo sciopero dei minatori contro le decisioni di Margaret Thacher è nel momento più duro. In Italia Enrico Berlinguer è vittima di un malore durante un comizio a Padova, e si spenge poco dopo. A Cartagena i governanti di undici paesi latinoamericani si riuniscono per tentare di uscire da un decennio di dittature terrore e inflazione; in Argentina è nel pieno del suo lavoro la Comisión Nacional sobre la Desaparición de Personas presieduta da Ernesto Sabato. In india l’assalto militare al luogo sacro Sikh, il Tempio d’Oro di Amritsar, porterà, all’inizio di ottobre, all’assassinio da parte dei Sikh della stessa Indira Gandhi. In quello stesso autunno va in onda lo spot simbolo della campagna di Ronald Reagan, in vista del secondo mandato: Morning America. Prouder, Stronger, Better. Immagine idilliaca, rassicurante. In giugno, terminata la sceneggiatura, si è scelto il luogo esemplare per girare il filmato: Petaluma, California. E ancora in quel giugno escono Born in the U.S.A di Springsteen e Purple Rain di Prince. Springsteen dà parola alla rabbia del reduce dal Vietnam, al disoccupato che si reca invano all’ufficio di collocamento. Prince, ossessionato dall’Apocalisse, viola è blu del cielo e rosso del sangue.

Foucault viveva nel suo tempo, del suo tempo, per il suo tempo. La malattia è sintesi dei dolori del mondo. Credo che Foucault nel suo letto di ospedale, quarantadue anni fa, in questi stessi giorni di giugno in cui ora scrivo, non pensasse a se stesso, monade, ma ai dolori del mondo, all’attualità del male. Come oggi: guerre ingiustizie sopraffazioni.

Problematizzazione dell’attualità. Che cos’è il presente? Che cos’è l’attualità? Come è, quale è questo mondo in cui viviamo. E che sta cambiando sotto i nostri occhi?

Pubblicato il 16 giugno 2026

Francesco Varanini

Francesco Varanini / ⛵⛵ Scrittore, consulente, formatore, ricercatore - co-fondatore di STULTIFERA NAVIS

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