La Mesopotamia è la terra in mezzo tra due fiumi. Il Mediterraneo è il mare in mezzo alle terre. Il Medioevo è un'epoca storica che sta in mezzo tra epoche in apparenza più illustri. La Mitteleuropa è l'Europa Centrale, in mezzo tra l'ovest e l'est. Il middle manager sta in mezzo tra i vertici aziendali e la base costituita da operai ed impiegati; il middleware è lo strato di software intermedio, che tiene insieme sistemi operativi e applicazioni differenti.
La radice medhyo è, come ogni radice indeuropea, una ricostruzione ipotetica. E' il nucleo della probabile espressione da cui discendono espressioni di analogo senso presenti in sanscrito: mádhyah; in greco: mesos; in latino: medius; e poi in italiano: medio, media, mezzo, metà; in spagnolo: medio; in francese: moyen, milieu; in tedesco: mitte; in inglese: middle; tedesco: mitte.
E ancora si potrebbero citare numerosi altri sostantivi e verbi, sempre discendenti dalla stessa origine: dal mezzogiorno alla medaglia; dal meridiano al pomeriggio, dal mediare al dimezzare.
Il concetto implicito in medhyo è chiaro – ma solo in apparenza. 'Stare in mezzo', 'ciò che sta in mezzo', 'essere una metà'. Si definisce con l'espressione la posizione mediana tra due estremi. Sappiamo che in statistica media e medianasono due concetti diversi: anche questo ci parla della complessità che si nasconde dietro l'apparente evidenza della posizione di mezzo.
Il mezzo, così, è anche lo strumento, l'utensile; disponiamo di vari mezzi di locomozione; il mezzo è anche il modo per raggiungere un fine; “Nel mezzo del cammin di nostra vita” recita il primo verso dell'Inferno di Dante.
Ma giova sopratutto ricordare che con la parola mezzo si esprime un fondamentale concetto filosofico, che ha accompagnato, e speriamo continui ad accompagnare, gli esseri umani nell'intendere il senso della vita e del lavoro.
Giusto Mezzo è il titolo di uno dei Quattro libri del canone confuciano, testo che risale al Quinto Secolo avanti Cristo. Le parole di chi sa vivere nel giusto mezzo, si legge nel libro, “hanno rispetto per le sue azioni, e le sue azioni hanno rispetto per le sue parole; non è forse tutta una sincerità che segna l'uomo superiore?”.
Chi pensasse che questa saggezza orientale è lontana dalla nostra cultura, può rileggere l'Etica Nicomachea di Aristotele, scritta nel Quarto Secolo avanti Cristo. Qui il flosofo parla di come il coraggio sia il giusto mezzo fra viltà e temerarietà; la temperanza il giusto mezzo tra intemperanza e insensibilità; la magnanimità il giusto mezzo tra la vanità e l'umiltà; la mitezza il giusto mezzo tra l'iracondia e l'eccessiva flemma.
Forse è Orazio a offrirci, nell'anno 30 avanti Cristo, la più compiuta e sintetica narrazione del giusto mezzo. A lui dobbiamo la nota espressione aurea mediocritas. Ocris è un rilievo del terreno, mediocris è quiindi un terreno che si trova a mezza altezza. La terminololgia di agricoltori applicata a valori morali. Il senso negativo che ci pare implicito nella mediocrità è in realtà il frutto della nostra difficoltà a cogliere le virtù implicite nel giusto mezzo.
Scrive Orazio “Più rettamente vivrai, Licinio, se non ti spingerai/ sempre oltre in alto mare, e se, per cauto orrore alle tempeste/ non rasenterai troppo da vicino/ la costa insidiosa./ Chiunque l'aurea via di mezzo/ predilige, sta al sicuro, giudiziosamente lontano/ dallo squallido tetto diroccato, e lontano anche/ dagli invidibili palazzi” (Odi 2, 10, 5).
L'aurea medicritas ci parla di equilibrio tra tradizione e innovazione; bilanciamento tra strategia e tattica, attenzione al presente, tra passato e futuro. Ci parla della saggezza implicita nello stare lontano dagli estremi. Lontano sia dal cielo delle teorie che dalla esclusiva conoscenza delle pratiche. Ci parla dell’essere capaci di tenere insieme l'alto e il basso.