Qual è la differenza fra un disadattato sociale e un visionario?
Vorrei parlarvi di quanto trovi stucchevoli e assurdi i discorsi che si fanno intorno all’intelligenza artificiale, alle sue conseguenze e all’isteria relativa ai danni che può fare in certi settori, come ad esempio il mio, ovvero la scuola e l’insegnamento. Tanto per cominciare, non è OBBLIGATORIO che ci sia, ci avete mai pensato? E il fatto che esista non è motivo sufficiente per essere adottata. Storicamente tante nuove invenzioni sono state rispedite al mittente perché non ritenute idonee o eticamente sostenibili. Piuttosto, non sento né leggo nessuno che si concentri sull’origine (invece che sugli effetti) e nessuno che faccia le domande giuste che secondo me sono le seguenti:
1. L’umanità era così messa male sul piano della creatività o dell’espressività da aver necessità di uno strumento che facilitasse tutto ciò? Era davvero così rincoglionita? Oppure lo è diventata ora proprio a causa di tali strumenti?
Ma soprattutto:
2. Chi o cosa ha deciso che, una volta inventata, l’IA dovesse essere adottata e fare parte delle nostre vite?
Vi siete mai fermati un momento a pensare chi o cosa ha portato al passaggio alle cosiddette nuove tecnologie? Vi siete mai interrogati su come dal giorno alla notte miliardi di persone le hanno abbracciate senza chiedersi per un secondo i danni che avrebbero potuto fare e che oggi vediamo ogni giorno sotto i nostri occhi (penso ad esempio agli smartphones costruiti su un principio psicologico ben preciso, si veda Skinner, che, è dimostrato, crea dei danni notevoli alla mente umana)? Come è successo? Ma soprattutto: vi siete accorti di come è successo?
Ricordo, ad esempio, che la clonazione è sempre a portata di mano ma è stata bloccata da comitati etici che giustamente ne hanno evidenziato la pericolosità (fino a quando? mi chiedo), e di solito, da che mondo è mondo, ogni nuova invenzione, prima di essere adottata o commercializzata, deve passare al vaglio di comitati o organizzazioni che ne valutino gli effettivi benefici per l’umanità. Come mai nel caso delle nuove tecnologie questo non è stato mai fatto? Chi o cosa ha permesso che potessero occupare la vita delle persone in maniera invasiva, senza realmente valutarne l’impatto (vogliamo parlare degli effetti sulle giovani generazioni? O vogliamo continuare ad ignorare la devastazione cognitiva prodotta da tali strumenti?)? Personalmente credo che chiunque debba avere la libertà di inventare quello che gli pare e di creare qualsiasi tipo di business che desideri. Credo fermamente nella libertà. Ma quando un’invenzione o un business va a incidere pesantemente sulla vita delle persone e non è regolato, allora mi inalbero. Perché le regole o gli effetti vanno valutati o studiati PRIMA che queste cose vengano immesse nella quotidianità. Non dopo! Quindi ribadisco: chi o cosa ha dato il semaforo verde a tutto ciò? C’è qualcuno che si interroga su questo oppure quasi tutti sono dei ciechi adoratori del nuovo? In altre parole: nuovo significa automaticamente migliore. Chi l’ha detto???
In realtà abbiamo già la risposta a queste domande e conosciamo (quanti però?) benissimo la causa di tutto questo. Tutto nasce ovviamente negli Stati Uniti con la Section 230(c)(1) che prevede l’immunità da responsabilità per i provider che pubblichino informazioni fornite da utenti terzi:
«Nessun fornitore o utente di un servizio informatico interattivo sarà considerato l’editore o l’autore di informazioni fornite da un altro fornitore di contenuti informativi.»
Fantastico no? Perché non è stato fatto nulla per cambiare tutto questo? Soprattutto in tempi recenti quando sono ormai evidenti i danni di certi servizi informatici?
Perché stiamo parlando di individui che in mente hanno solo il profitto fine a sé stesso e si sono inventati proprio un bel sistema per arricchirsi a dismisura, come stiamo vedendo adesso, dove la concentrazione di potere e di soldi. nelle mani di questi tizi è scandaloso.
Nessuno poi mi toglierà dalla testa che gli inventori di molte delle nuove tecnologie fossero, e forse sono ancora, dei disadattati sociali con seri problemi di relazione con l’alterità e profondi disagi cognitivi rispetto alla comprensione della realtà. In quanto disadattati hanno tutta la mia comprensione e andrebbero aiutati, ma perché permettere loro di scombussolare la vita di miliardi di persone, con il patrocinio di qualcuno o qualcosa che chiaramente vede tutto questo solo come un business e non come il delitto perfetto dell’umanità? Tra l’alto, a studiare, come ho fatto, la vita, il pensiero, la visione di certi soggetti, loro stessi hanno paventato, dichiarato cioè, il rischio dell’estinzione dell’umanità. Forse era solo marketing, ma non frega a nessuno tutto questo?
L’altro giorno leggevo un articolo in cui l’autore, apparentemente serio studioso, raccontava di come avesse messo alla prova ChatGPT chiedendogli quali fossero le opere d’arte più significative del novecento italiano. Con sua sorpresa, l’autore ci dice che la risposta dell’IA era stata perfetta nella misura in cui argomentava con ricchezza di vocabolario e forniva una classifica di merito di tutto rispetto, non così distante da quella che proporrebbe un qualsiasi manuale di storia dell’arte. Il messaggio dell’articolo era che ChatGPT non era proprio così banalotto ma anzi che era sofisticato e articolato. Non credevo ai miei occhi: possibile che l’umanità abbia raggiunto un tale livello di imbecillità? Da una parte ho pensato quanto fosse idiota porre qualsiasi tipo di domanda ad una macchina, ancora di più quella domanda, considerando soprattutto il fatto che molti non pongono più domande né a sé stessi né a coloro che gli stanno vicino. Ignorando in maniera totale anche chi passa accanto a loro. Rapporti umani ormai diventati sterilizzati mentre con le macchine è un orgasmo multiplo continuo.
Dall’altra parte, ho trovato stupido il fatto di non tenere in considerazione il fatto che tutto quello che ChatGPT “sa” deriva dal cibo imboccato da esseri umani, sotto forma di dati da ingoiare in grandi quantità e a velocità supersonica. Dati disponibili a qualsiasi individuo. Perciò tutta la cosa è quantomeno autoreferenziale. Se non sai qualcosa, diamine, chiedila ad un altro essere umano. Ma perché diavolo la devi chiedere ad una macchina? Pigrizia mostruosa ma soprattutto chiara indicazione di come la tecnologia separa le persone invece di unirle. L’età della disconnessione andrebbe chiamata e non, come si fa, della connessione.
Se poi va bene il passaggio dall’umano al post umano mi arrendo: tanto a quelli che non hanno una casa, che muoiono di fame, alle vittime di ogni tipo di abuso non cambierà nulla. Loro vivono già sulla loro pelle la scomparsa dell’umanità. Bisognerebbe umanizzare la tecnologia e non tecnologizzare l’umano. Soprattutto poi, se la tecnologia, così come qualsiasi altra invenzione o avanzamento, non porta benefici all’umanità e non migliora la qualità della vita di TUTTI (e non solo di alcuni, i quali ingrassano i loro portafogli) mi spiegate a che serve? È totalmente inutile.
Ho l’impressione, forte, che in verità questi guru della tecnologia, esprimano un profondo disprezzo per l’umanità, essendo accecati, come sono, da un narcisismo esasperato e un’’avidità insaziabile. È stomachevole che non mettano al servizio dei più bisognosi, la loro potenzialità e che anzi si operino in maniera sempre maggiore a separare l’umano dall’umano e a rincretinirlo, accentuando un passivo automatismo e umiliando e annichilendo le capacità cognitive che abbiamo in dotazione dalla nascita.
Parlando di qualità, tempo fa mandai un mio testo ad una casa editrice, la quale mi rispose in questo modo: “Scrivi da Dio, il tuo romanzo è fantastico ma non ti pubblico perché la tua pagina Facebook fa schifo”. Risposi che non avevo un account Facebook, che non lo avevo mai avuto né mai lo avrò. Scoprii poi che, in autonomia o per opera di qualcuno non so, ce ne era uno fittizio che immagino fosse quello guardato dall’editore. Sicuramente penserete che l’editore non fosse un professionista serio, e vi sbaglierete. Lo era ma il punto era ed è che lui, come molti altri, se ne sbattono della qualità e preferiscono pubblicare opere di autori molto social. In altre parole, sappiate che la stragrande maggioranza dei libri che trovate in libreria sono opere di autori e autrici vendibili, ma non di qualità, né a livello di scrittura né di contenuti (e ce ne sarebbero da dire). Poco male dirà qualcuno. Dopo tutto anche gli editori sono degli imprenditori e devono pur fare soldi. Vero ma nel campo di ciò che chiamiamo cultura o arte, vigono altri aspetti. Se si crede ancora che cultura o arte servano ad innalzare il livello emotivo e intellettuale degli individui, la qualità è necessaria, altrimenti si ottiene l’effetto opposto. Quindi, se la tecnologia, e ho fatto solo un esempio, è responsabile dell’abbassamento della qualità, allora dico che non ci serve. A che serve un libro scritto da cani, con messaggi superficiali che vende 100mila copie perché scritto da qualcuno che sa vendersi e sa manipolare a suo favore i cosiddetti social? Per me non serve a nulla. La cosa più grave è poi che un paese che sacrifica la qualità in nome del profitto è un paese destinato a morire. Mi dispiace dirlo ma l’Italia ha preso quella china.
In tutte le mie opere, poesie, romanzi e racconti mi sono adoperato a difendere i valori che ci rendono chi siamo.
Non siamo perfetti, né mai lo saremo. Ma meglio essere umani imperfetti che imperfetti robot. Credo sia più importante imparare ad accudire la propria fallibilità, con l’intento di migliorare certamente, piuttosto che indottrinare le persone alla ricerca di una perfezione che non potrà mai esistere. E che sicuramente non vorrei che fosse impartita da un robot. La mia “letteratura” rivendica fortemente l’essenza di ciò che siamo ovvero la capacità e la possibilità di sbagliare e di amare. Di sbagliare con amore. Mentre non vedo nessuna forma di amore in questa deriva tecnologica. Anzi.
Viva la post umanità! Con disincantato sarcasmo.