Per questo mi ha incuriosito vedere comparire, in alcuni progetti recenti dedicati alla memoria delle intelligenze artificiali, un lessico abbastanza singolare: stanze, corridoi, cassetti, ali di edifici, percorsi. MemPalace, progetto open source pubblicato nel 2026, organizza per esempio le conversazioni in "Wings", "Rooms", "Halls", "Closets" e "Drawers". Sotto questa architettura usa ChromaDB e ricerca semantica vettoriale. Un'analisi indipendente pubblicata nell'aprile 2026 ha mostrato che gran parte delle prestazioni dichiarate deriva dalla conservazione integrale dei contenuti e dal retrieval vettoriale, mentre la gerarchia spaziale opera tecnicamente anche come filtro sui metadati. Gli autori riconoscono comunque un interesse architetturale nell'uso sistematico della metafora spaziale.
Nel luglio 2026 un altro lavoro ha usato esplicitamente l'espressione Latent Memory Palace per descrivere un'architettura destinata al ragionamento e al controllo attraverso uno spazio latente organizzato per recuperi progressivi. Il termine "palazzo della memoria" comincia dunque a comparire in contesti tecnologici differenti.
A questo punto mi è tornato in mente Cicerone.
Cicerone aveva già assegnato un indirizzo ai ricordi
Ricordavo la tecnica dei loci come ciceroniana.
La mia memoria era corretta a metà, cosa abbastanza appropriata quando si parla di memoria.
La tradizione attribuisce l'origine del metodo a Simonide di Ceo. Cicerone racconta l'episodio nel secondo libro del De oratore: durante un banchetto, Simonide lascia per qualche tempo l'edificio; il tetto crolla e i corpi dei convitati risultano difficili da identificare. Simonide riesce a ricostruire le identità ricordando il posto occupato da ciascuno.
Da questa esperienza Cicerone ricava il principio dei loci e delle imagines: occorre scegliere luoghi ordinati, collocarvi mentalmente le immagini delle cose da ricordare e percorrere successivamente quei luoghi per recuperarle.
La Rhetorica ad Herennium, composta nel I secolo a.C. e attribuita per secoli allo stesso Cicerone, fornisce la più antica descrizione tecnica conservata dell'arte mnemonica latina.
La formulazione è quasi brutale nella sua precisione:
"Constat igitur artificiosa memoria locis et imaginibus."
La memoria artificiale è costituita da luoghi e immagini.
L'autore propone come loci una casa, uno spazio fra colonne, un angolo, un arco. Le immagini vengono collocate in posizioni determinate. I loci svolgono la funzione delle tavolette cerate, le immagini quella delle lettere. La loro disposizione permette successivamente la lettura mnemonica.
Frances Yates ha ricostruito questa genealogia in The Art of Memory, seguendo il passaggio dell'arte della memoria dalla Grecia alla retorica romana, al Medioevo e al Rinascimento. Il volume, pubblicato originariamente nel 1966, resta uno dei riferimenti fondamentali sul tema.
Qui comincia la parte che mi interessa.
Se guardo il metodo con gli occhi di chi lavora da qualche tempo sui sistemi informativi, individuo tre componenti:
locus: posizione
imago: contenuto
ordo: percorso di recupero
L’analogia informatica è tutta mia, ovviamente. Cicerone si trovava di fronte a problemi e strumenti di calcolo ben diversi.
Eppure la struttura funzionale è riconoscibile. Per recuperare qualcosa serve sapere che cosa cercare, dove cercarlo e secondo quale ordine.
La memoria diventa quindi anche un problema di indirizzamento.
Poi ho incontrato Paquita.
Qualche giorno dopo ho letto una storia che apparentemente appartiene a tutt'altro dominio.
Francisca López Ruiz, Paquita, ha 82 anni, vive a Madrid, ha il Parkinson e il massimo grado riconosciuto di dipendenza. Abita dal 1998 nello stesso appartamento della calle Santa Ana, nel quartiere de La Latina, insieme al figlio.
Ventotto anni nello stesso posto.
Nel luglio 2026 rischiava lo sfratto dopo la decisione della proprietà di interrompere il rapporto locativo. Il 22 luglio il giudice ha sospeso cautelarmente l'esecuzione, in attesa di un rapporto richiesto al Comune sulla sua situazione. Il quartiere si è mobilitato davanti alla sua casa.
Ventotto anni.
Quando due informazioni provenienti da contesti diversi finiscono nel mio quaderno degli appunti, cerco di capire se c’è una connessione o se sto solo creando una coincidenza interessante. A mio parere, il parallelismo è valido. È un parallelismo di natura epistemologica. Non sto suggerendo equivalenze neurologiche o relazioni causali tra una tecnica mnemonica e una politica abitativa.
Il punto riguarda la permanenza del luogo.
Una casa possiede anche una specie di indice biografico, passatemi il termine. Provo a spiegare meglio: la psicologia ambientale studia da decenni il place attachment, il legame che le persone costruiscono con gli ambienti nei quali vivono. Mindy Thompson Fullilove, in un lavoro del 1996 sugli effetti psicologici dello sradicamento geografico, individua tre processi legati al luogo: attaccamento, familiarità e identità. Lo spostamento forzato può interferire con tutti e tre.
Una revisione focalizzata sugli anziani ha individuato cinque dimensioni chiave del place attachment: fisica, sociale, economica, psicologica e autobiografica. Trovo particolarmente interessante la componente autobiografica per il ragionamento che sto sviluppando.
Studi successivi sull'aging in place hanno inoltre rilevato associazioni fra durata della permanenza, sicurezza abitativa, legami sociali e preferenza delle persone anziane per la continuità residenziale.
Possiamo allora formulare una proposizione prudente:
una casa svolge anche una funzione di indicizzazione biografica.
Gli oggetti hanno una posizione.
Le persone hanno una posizione.
I percorsi quotidiani hanno una sequenza.
Il farmacista si trova a un certo angolo della strada. Il vicino vive dietro una certa porta nel palazzo. Il rumore dell'ascensore anticipa l'arrivo di qualcuno. Una finestra stabilisce il rapporto con la strada sottostante. Un tragitto verso il supermercato contiene centinaia di riferimenti che nessun contratto di locazione registra.
Dopo ventotto anni, l'indirizzo di Paquita contiene una quantità di informazione autobiografica difficilmente traducibile in una perizia immobiliare.
Il catasto conosce la particella.
Il proprietario conosce il bene.
Il contratto conosce il canone.
Il mercato conosce il prezzo.
Una società immobiliare può calcolare il rendimento atteso.
Resta una domanda: dove registriamo ventotto anni di vita di Paquita?
Nei sistemi di intelligenza artificiale, abbiamo scoperto qualcosa di interessante: accumulare informazioni è inutile se il sistema perde il contesto, la provenienza, le relazioni e la temporalità. La memoria delle macchine ha bisogno di contesto.
Lo vedo continuamente anche nel mio lavoro. Un'organizzazione può possedere migliaia di documenti e continuare a ignorare perché una decisione sia stata presa. Può conservare tutte le versioni di un requisito e perdere quella che spiega il motivo della scelta. Può avere Jira, Confluence, SharePoint, e-mail, verbali, registrazioni e repository perfettamente disponibili, producendo ugualmente amnesia organizzativa.
La disponibilità del dato costituisce una condizione.
La possibilità di ricostruirne il contesto costituisce un'altra condizione.
Le nuove architetture di memoria artificiale stanno affrontando precisamente questo problema: persistenza, segmentazione, relazioni, recupero selettivo, provenienza.
E qui compare il paradosso che mi interessa.
Stiamo progettando luoghi persistenti per permettere alle macchine di ricordare, mentre la permanenza umana nei luoghi diventa una variabile sempre più sottoposta alla valutazione economica.
Il Piano Casa e la nuova grammatica dell'abitare.
Il 2 luglio 2026 il Piano Casa è diventato legge in Italia, con la legge n. 116 di conversione del decreto-legge n. 66 del 7 maggio.
Il Governo presenta un obiettivo complessivo di circa 100.000 alloggi accessibili in dieci anni e oltre 10 miliardi di euro di risorse. Il primo pilastro prevede il recupero di circa 60.000 alloggi popolari oggi inutilizzabili o bisognosi di interventi.
Il provvedimento introduce misure sociali concrete, tra cui il recupero del patrimonio ERP, locazioni a lungo termine con possibilità di riscatto, senior cohousing, cohousing intergenerazionale e interventi specifici per giovani, studenti e lavoratori fuori sede.
Il secondo pilastro prevede la creazione del “Fondo Housing Coesione”, gestito da INVIMIT SGR, che raccoglierà fondi pubblici per l’housing sociale. Nel 2026, il Dipartimento per le politiche di coesione potrà sottoscrivere quote per 100 milioni di euro, a cui potranno aggiungersi altre risorse.
Il terzo pilastro introduce programmi infrastrutturali di edilizia integrata costruiti espressamente sull'iniziativa privata. Almeno il 70% dell'investimento residenziale deve essere destinato all'edilizia convenzionata; prezzi e canoni devono risultare inferiori almeno del 33% rispetto ai valori correnti di mercato. La normativa richiede contemporaneamente l'equilibrio economico-finanziario dell'investimento.
È una scelta politica precisa e perfettamente leggibile.
Secondo me il punto interessante riguarda il linguaggio introdotto nel governo della casa.
La politica abitativa viene descritta attraverso fondi, quote, investimenti, equilibrio economico-finanziario, valorizzazione patrimoniale, prezzo, canone, percentuali di allocazione, soggetti investitori.
Tutte grandezze misurabili.
Tutte grandezze governabili.
Tutte grandezze trasformabili in un foglio di calcolo.
A questo punto torna utile il concetto di finanziarizzazione dell'abitare.
Manuel Aalbers definisce la finanziarizzazione attraverso la crescente centralità di attori, mercati, pratiche, misure e narrazioni finanziarie nei sistemi economici e sociali. Il suo The Financialization of Housing dedica particolare attenzione al passaggio del rischio abitativo verso strutture finanziarie e al ruolo crescente della casa come classe di attività. Il volume è stato pubblicato da Routledge nel 2016.
Nel 2017 la Relatrice speciale delle Nazioni Unite sul diritto all'abitazione, Leilani Farha, ha dedicato un intero rapporto alla finanziarizzazione della casa, descrivendo il processo attraverso cui l'abitazione viene trattata come merce, strumento di accumulazione patrimoniale e garanzia per strumenti finanziari, con il rischio di separarne progressivamente il valore finanziario dalla funzione sociale.
Il fenomeno precede il Piano Casa italiano di molti anni.
Ed è proprio questo che rende il caso italiano interessante.
Il Piano interviene su una crisi sociale usando anche strumenti appartenenti alla stessa grammatica finanziaria che negli ultimi decenni ha assunto un ruolo crescente nel mercato immobiliare.
Può funzionare.
Può produrre abitazioni accessibili.
Può recuperare patrimonio inutilizzato.
La questione che pongo è un'altra: quali proprietà della casa diventano leggibili quando la sua gestione passa attraverso questa grammatica?
Prezzo.
Rendimento.
Costo.
Rischio.
Valore patrimoniale.
Liquidità.
Sconto sul mercato.
Equilibrio dell'investimento.
E quali proprietà faticano a trovare una colonna?
Continuità biografica.
Reti di vicinato.
Tempo trascorso nello stesso luogo.
Mutuo aiuto.
Memoria familiare.
Conoscenza del quartiere.
Identità.
Una politica pubblica vede ciò che i propri strumenti sanno rappresentare.
Il resto tende a diventare esternalità.
A Lavapiés hanno provato a rendere visibile l'invisibile.
A Madrid esiste un altro caso che trovo istruttivo.
Nel civico 7 di calle Tribulete, nel quartiere di Lavapiés, un gruppo di inquilini è da tempo in conflitto con Elix Rental Housing, società che ha acquistato l'edificio nel marzo 2024.
Gli abitanti accusano la proprietà di aver esercitato pressioni attraverso lavori, rumori, disagi e condizioni che avrebbero avuto l'effetto di favorirne l'uscita. La società respinge questa ricostruzione e sostiene la legittimità e la necessità degli interventi. La vicenda è arrivata davanti al giudice.
Fin qui abbiamo una controversia immobiliare.
Poi gli abitanti fanno qualcosa di curioso.
Aprono gli appartamenti alla musica, alle performance, alla partecipazione. Portano nello spazio pubblico gesti quotidiani, oggetti domestici, attività culturali. Trasformano la permanenza in un fatto osservabile.
La cosa mi interessa per una ragione precisa.
Una valutazione immobiliare sa descrivere benissimo l'edificio di Tribulete 7. Gli abitanti hanno provato a descrivere ciò che accade dentro l'edificio. E questa è una differenza epistemologica enorme.
Il valore sociale di un luogo richiede evidenze diverse da quelle necessarie per stimarne il valore patrimoniale. I residenti di Tribulete hanno prodotto le proprie evidenze con gli strumenti che possedevano: presenza, cultura, relazioni, esposizione pubblica.
Hanno reso osservabile la comunità.
Milano conosce bene il problema.
A Milano la stessa domanda assume forme ancora diverse.
La palazzina di via Monte Rosa 84 ospitava il Derby Club. Dopo anni di abbandono è stata occupata nel 2001 e da venticinque anni ospita il centro sociale Cantiere, attività culturali, musica, iniziative politiche e forme di aggregazione. Nel marzo 2024 l'immobile è stato acquistato da una nuova proprietà, che ne chiede il rilascio. Nel luglio 2026 sono stati effettuati controlli tecnici disposti dall'autorità giudiziaria.
Qui convivono questioni giuridiche, proprietarie, urbanistiche, culturali e sociali.
Ridurre il problema a una sola di queste dimensioni produce una descrizione incompleta.
La proprietà possiede diritti giuridicamente rilevanti.
L'occupazione presenta un proprio problema giuridico.
Venticinque anni di attività producono contemporaneamente una storia sociale documentabile.
Sono fatti differenti. Occorre registrarli tutti prima di formulare il giudizio.
È esattamente il problema che incontriamo nei sistemi di conoscenza complessi: appena il modello elimina una dimensione perché difficile da rappresentare, la decisione successiva eredita quella cecità.
Il mercato sa quanto vale la casa di Paquita. Torniamo allora a Paquita.
Il mercato possiede gli strumenti necessari per calcolare quanto vale il suo appartamento. Può stimare il valore dell'edificio, il canone ottenibile, le prospettive del quartiere, il costo di una ristrutturazione, il rendimento di un investimento alternativo.
Manca una metrica altrettanto sviluppata per registrare ventotto anni di permanenza. Secondo me è qui che la questione abitativa diventa anche una questione epistemologica.
La casa appartiene contemporaneamente alla geografia, all'economia, al diritto, alla biografia, alla memoria e alla struttura sociale di una comunità.
Ogni disciplina costruisce il proprio oggetto.
Il diritto vede titoli, contratti e obblighi.
L'economia vede prezzi e allocazione delle risorse.
L'urbanistica vede destinazioni e trasformazioni.
La psicologia ambientale vede attaccamento, familiarità e identità.
La persona che abita vede semplicemente casa.
Quando una decisione viene presa utilizzando soltanto alcune di queste rappresentazioni, le dimensioni escluse continuano a esistere. Semplicemente smettono di partecipare al calcolo.
Questo fenomeno mi preoccupa molto più della presenza di un fondo immobiliare.
Un fondo almeno dichiara il proprio modello.
Il problema nasce quando il suo modello diventa il vocabolario generale con cui l'intera società descrive l'abitare.
Alla fine torno a Cicerone. O, con maggiore precisione storica, a Simonide, Cicerone e all'anonimo autore della Rhetorica ad Herennium.
L'arte della memoria conteneva una piccola intuizione che duemila anni dopo continuiamo a trovare utile: l'informazione acquista una qualità diversa quando possiede una posizione stabile all'interno di una struttura riconoscibile.
Oggi assegniamo identificatori ai dati.
Costruiamo knowledge graph.
Conserviamo metadati.
Registriamo provenienza.
Progettiamo memorie persistenti per gli agenti artificiali.
Creiamo stanze virtuali affinché una macchina possa recuperare una conversazione avvenuta sei mesi prima.
Consideriamo tutto questo ingegneria della conoscenza.
Poi una donna trascorre ventotto anni nello stesso appartamento e quella permanenza appare, nei nostri sistemi decisionali, come un dato marginale.
Forse la permanenza dovrebbe entrare esplicitamente nella progettazione delle politiche abitative come variabile sociale: durata della residenza, sicurezza del possesso, densità delle reti locali, costo dello sradicamento, disponibilità di servizi di prossimità, continuità assistenziale.
Sono grandezze imperfette.
Anche il PIL lo è.
L'imperfezione di una misura costituisce un problema tecnico. L'assenza della misura produce un problema politico.
Perché ciò che resta fuori dal modello tende a restare fuori dalla decisione.
Ed ecco il paradosso che mi rimane dopo avere messo insieme Cicerone, un database vettoriale, una signora di Madrid, un fondo immobiliare e il Piano Casa italiano.
Abbiamo imparato a dare un indirizzo persistente a un ricordo artificiale. Sarebbe utile ricordare che, qualche volta, anche una persona ha bisogno che il proprio indirizzo resti dov'è.
Bibliografia e fonti
Cicerone, De oratore, II, 351-358. Il passo dedicato a Simonide e alla tecnica dei loci è disponibile anche nel progetto Memoria dell'Università del Texas.
Pseudo-Cicerone, Rhetorica ad Herennium, III, 16-24, in particolare la definizione della memoria artificiale attraverso loci e imagines.
Yates, Frances A., The Art of Memory, University of Chicago Press, 1966. Edizione e dati bibliografici verificati su WorldCat e Google Books.
Aalbers, Manuel B., The Financialization of Housing: A Political Economy Approach, Routledge, 2016. Edizione verificata attraverso l'editore e WorldCat.
Fullilove, Mindy Thompson, "Psychiatric Implications of Displacement: Contributions from the Psychology of Place", American Journal of Psychiatry, 153(12), 1996, pp. 1516-1523.
Aliakbarzadeh Arani, Zahra et al., "Place Attachment and Aging: A Scoping Review", Journal of Human Behavior in the Social Environment, 2021.
Farha, Leilani, Report of the Special Rapporteur on Adequate Housing, A/HRC/34/51, United Nations Human Rights Council, 2017.
Dey, Robin, Panyanon Viradecha, "Spatial Metaphors for LLM Memory: A Critical Analysis of the MemPalace Architecture", arXiv, 2026.
Zhu, Chuning et al., "Latent Memory Palace: Reasoning for Control as Autoregressive Variational Inference", arXiv, 2026.
Legge 2 luglio 2026, n. 116, conversione del decreto-legge 7 maggio 2026, n. 66, "Disposizioni urgenti per il Piano Casa".