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E’ surreale!
In tante parti del mondo milioni di persone sono serrate nella morsa di guerre disumane, decise da umani ma gestite da algoritmi che non conoscono la vergogna, l’empatia e l’umana pietà.

In questo tempo minaccioso e sospeso a noi, abitanti di una fortunata ( per ora) penisola felice, viene chiesto di esprimere il nostro parere su un quesito astruso, quesito che sembra nascondere dietro una sintassi complicata un confuso progetto di vendetta contro regole democratiche ormai mal sopportate.

Per esprimere il mio personale NO a questo progetto, sono andata a cercare sostegno nella memoria di coloro che hanno vissuto tempi terribili, e che di quei tempi rimangono ormai ultimi testimoni


Tu hai vissuto la guerra, la caduta della dittatura e della monarchia, l’arrivo della Repubblica. Che ricordi hai di quelle giornate?

Mio padre era fascista, e dopo l’arresto di Mussolini e la sua successiva fuga da Campo Imperatore  aveva deciso di seguirlo nella Repubblica di Salò. Mia madre con noi due, una figlia adolescente e un bambino di cinque anni, si era rifugiata in Valle d’Aosta presso parenti, per sfuggire all’arrivo degli alleati che risalivano la penisola. Eravamo familiari di un fascista, dopo tutto…

Vivevamo in  montagna, in casermette di cemento destinate un tempo all’esercito, senza riscaldamento: in inverno in Val d’Aosta è freddo, ci scaldavamo un po’ col fornelletto elettrico che serviva per cucinare, ( avevamo per fortuna l’allacciamento alla corrente)  ma questo non bastava ad avere in casa una temperatura accettabile. Cucinavamo il poco che avevamo: mia madre filava la lana per la gente del posto e in cambio ricevevamo qualche uovo, della farina spesso abitata dai vermi, che mangiavamo con l’aggiunta di erbe dei prati, senza sale, perché il sale non si trovava…Mio fratello perdeva i capelli, a me era cresciuto il gozzo. Eravamo malnutriti.

Andavi a scuola?

Si, andavo a scuola, dentro l’edificio c’era un’aula dove venivano portati i morti negli scontri tra fascisti e partigiani. Ogni giorno ce n’era qualcuno, dell’una o dell’altra parte: la morte, allora come oggi, non faceva politica.

Delle giornate della Liberazione cosa ricordi?

Avevo appena terminato le scuole elementari quando siamo venuti a Milano a cercare mio padre. Ci siamo trovati in una città in macerie, senza casa, senza nulla di nulla. Mi ricordo che abbiamo fermato per strada delle persone, e qualcuno mi ha preso in casa come servetta. La mamma ha trovato lavoro anche lei in una famiglia, e il bambino piccolo lo ha affidato ai parenti che  poi lo hanno allevato. 

Degli anni immediatamente successivi alla guerra cosa ricordi?

Mio padre era stato in prigione  e poi in Ospedale, poi è tornato con noi e ci ha portati a vivere nelle scuole dove intanto erano stati accolti gli sfollati.

Vivevamo ovviamente in una situazione di totale promiscuità, famiglie divise soltanto da una tenda tirata su  alla meglio con una corda. Io continuavo a lavorare presso famiglie, ma poi mia madre ha deciso di farmi tornare a scuola. Mio padre provava a portarmi dalla sua parte, ma io avevo conosciuto gente che la pensava in modo diverso. Lui poi è morto presto….

Della scrittura della Costituzione, del voto alle donne cosa ricordi?

In quegli anni ero tornata a scuola, e cominciavo a capire le differenze tra il fascismo e la lotta partigiana. La preside, che era ebrea e liberale , aveva organizzato un doposcuola per  i figli degli insegnanti, e mi aveva affidato alla professoressa che se ne occupava: qui ho aperto gli occhi sulla realtà .

Quando si è parlato del voto alle donne ne sono stata contenta, ma ero troppo giovane per capire e per votare.  Poi ho conosciuto il mio futuro marito, che aveva idee di sinistra, e abbiamo  costruito una vita insieme, ci siamo aggregati a gente che la pensava come noi…

Cosa pensi della situazione in cui si trova l’Italia adesso?

Che è una situazione pericolosa per le scelte che possono scaturire da una politica che si occupa più di slogan che di sostanza. Vedo nel mondo un vento di destra che può attrarre chi quegli anni non li ha vissuti.

Cosa pensi di questo referendum?

Sono convinta che noi non addetti ai lavori non siamo in grado di capire il merito della questione. Però informandomi attraverso libri, televisione e giornali. e discutendo con le persone che stimo, penso che questo referendum  sia strumentale, e che sia opportuno non cadere in questa trappola.

La Costituzione è stata fatta da gente competente, di diverso orientamento politico, con tempo e discussioni adeguate. Noi siamo 50 milioni di elettori senza competenze specifiche  e non possiamo avallare delle modifiche che non sono state nemmeno discusse in Parlamento. Per fare le leggi, e per modificare quelle esistenti occorre un pensiero e un lavoro serio di analisi, una discussione allargata a tutte le componenti del Parlamento: mi pare che oggi tutto questo sia considerato superfluo, quasi una perdita di tempo. E non vedo all’orizzonte una classe politica in grado di lavorare in questo modo per il bene comune. 

Concludendo:

per questo referendum andrò a votare e voterò NO.

Grazie Paola, questa è anche la mia personale opinione. Anche io voterò NO.

Maria Giovanna Stabile

Pubblicato il 16 marzo 2026

Maria Giovanna Stabile

Maria Giovanna Stabile / Ho abitato molti mondi, da molti sono partita. Oggi studio, leggo, scrivo e mi accosto con curiosità a mondi nuovi.