Lucida e spietata analisi del sistema della conoscenza attuale quella che Francesco Mantello conduce nel suo articolo La conoscenza come bene comune
Un’analisi che attraversa economia, epistemologia, università, editoria accademica, media digitali e intelligenza artificiale, mostrando come il sapere, per sua natura collettivo, relazionale e interdisciplinare, sia preda della privatizzazione e della mercificazione operata dal cosiddetto “capitalistico della conoscenza” o capitalismo cognitivo.
Uno dei passaggi più efficaci del saggio riguarda il sistema editoriale accademico contemporaneo, descritto come uno dei più riusciti meccanismi di cattura di rendita del capitalismo cognitivo. Mantello scrive:
Le grandi case editrici scientifiche (Elsevier, Springer, Wiley) hanno costruito nel tempo un modello di business straordinariamente redditizio: i ricercatori producono articoli con fondi pubblici, li cedono gratuitamente alle riviste, li revisionano gratuitamente come peer reviewer, e poi le università stesse pagano abbonamenti esorbitanti per accedere a quella stessa conoscenza che i loro ricercatori hanno prodotto.
Chi opera nel mondo della ricerca conosce bene questo paradosso: il sapere viene prodotto collettivamente, spesso con fondi pubblici, e poi restituito alla collettività solo a pagamento.
Ma il saggio di Mantello non si limita alla critica economica. Facendo dialogare pensatori come Edgar Morin, Michael A. Peters, Elinor Ostrom e Luca De Biase, mostra come la privatizzazione del sapere sia anche epistemologicamente problematica. La frammentazione disciplinare, l’iper-specializzazione e la logica della competizione producono, nelle parole riprese da Morin, “esperti incapaci di comprendere la complessità reale dei problemi”.
Particolarmente incisiva è anche la riflessione sulle modalità con cui opera il capitalismo della conoscenza:
il capitalismo tende a privatizzare questo patrimonio collettivo (a incorporarlo nelle macchine, nei brevetti, nei segreti industriali, nella formazione esclusiva delle élite) trasformando ciò che appartiene a tutti in fonte di profitto per pochi.
e ancora:
Il capitalismo cognitivo non crea il sapere: lo cattura.
Una formula forte, provocatoria, ma difficilmente liquidabile come mera retorica. Basti pensare al ruolo delle piattaforme digitali o all’intelligenza artificiale generativa, addestrata sul patrimonio culturale e scientifico dell’umanità e poi spesso restituita come servizio commerciale (“Google non esisterebbe senza i miliardi di pagine web scritte gratuitamente da individui e istituzioni di tutto il mondo. ChatGPT non esisterebbe senza la letteratura, la scienza, la filosofia prodotta dall’umanità nel corso di millenni”)
È in questo contesto che l’idea del “socialismo della conoscenza” assume il suo significato più radicale:
Il socialismo della conoscenza è, in questo senso, la risposta politica alla contraddizione fondamentale del capitalismo cognitivo.
Leggendo queste pagine, non si può non pensare a esperienze editoriali―quali quello della Stultifera Navis―che cercano di incarnare un principio opposto rispetto alla mercificazione del sapere.
È anche questo, nel suo piccolo, lo spirito che anima Aletheia – A Journal of Literary and Linguistic Studies: una rivista ad accesso libero, senza costi per chi legge e senza costi per chi scrive. Nessun paywall, nessuna Article Processing Charge, nessuna barriera economica. L’idea che la cultura, la riflessione critica, la ricerca e la letteratura debbano circolare liberamente e trovare spazio in una comunità aperta.
Un altro nodo cruciale toccato da Mantello è quello della compartimentazione disciplinare del sapere, tema particolarmente vicino allo spirito di Aletheia – A Journal of Literary and Linguistic Studies. Riprendendo il pensiero di Edgar Morin, l’autore osserva come
La compartimentazione disciplinare dell’università moderna non è solo una scelta organizzativa: è il riflesso di un paradigma che separa per dominare. Separare le discipline, creare steccati tra le facoltà, premiare l’iper-specializzazione significa produrre esperti incapaci di comprendere la complessità reale dei problemi, che sono sempre multidimensionali, sempre al confine tra discipline diverse. Il capitalismo cognitivo e la frammentazione disciplinare si rinforzano reciprocamente: entrambi producono sapere che non conosce se stesso, che ignora i propri presupposti e le proprie implicazioni etiche e sociali.
È una riflessione che trova piena risonanza in Aletheia – A Journal of Literary and Linguistic Studies, nata proprio con l’intento di offrire uno spazio aperto e non rigidamente compartimentato, in cui saggi letterari, riflessioni filosofiche, studi linguistici, articoli accademici, commentaries, recensioni e opere creative possano convivere e dialogare. Perché la conoscenza autentica raramente si lascia rinchiudere entro i confini di una sola disciplina: nasce più spesso nelle zone di confine, nei punti di intersezione, nel confronto tra linguaggi, metodi e prospettive differenti.
Così, accanto al rifiuto di paywall e Article Processing Charge, Aletheia – A Journal of Literary and Linguistic Studies rivendica anche un altro principio: il rifiuto delle barriere disciplinari quando esse diventano ostacolo, anziché strumento, per comprendere la complessità del reale.
Naturalmente, Aletheia – A Journal of Literary and Linguistic Studies opera su scala infinitamente più piccola rispetto ai grandi sistemi editoriali e accademici analizzati da Mantello. Ma proprio per questo testimonia che un modello alternativo è possibile: un modello fondato non sulla cattura del sapere, ma sulla sua condivisione.
L’articolo di Mantello ha il merito di ricordarci che la battaglia per la conoscenza come bene comune non è astratta né ideologica: riguarda il modo in cui leggiamo, scriviamo, pubblichiamo, insegniamo, ricerchiamo e perfino il modo in cui costruiamo oggi l’intelligenza artificiale.
In un’epoca in cui il sapere rischia di essere sempre più recintato, leggere testi come questo significa, prima di tutto, imparare a riconoscere i confini di quelle recinzioni.
Knowledge without enclosures
In his article La conoscenza come bene comune (Knowledge as a Common Good), Francesco Mantello offers a lucid and unflinching analysis of the current knowledge system.
The essay spans economics, epistemology, universities, academic publishing, digital media, and artificial intelligence, showing how knowledge—by its very nature collective, relational, and interdisciplinary—is increasingly subjected to processes of privatization and commodification driven by what is known as the “knowledge capitalism” or cognitive capitalism.
One of the most effective passages concerns the contemporary academic publishing system, described as one of the most successful rent-extraction mechanisms of cognitive capitalism. Mantello writes:
Large scientific publishers (Elsevier, Springer, Wiley) have over time built an extraordinarily profitable business model: researchers produce articles with public funding, transfer them free of charge to journals, review them free of charge as peer reviewers, and then universities themselves pay exorbitant subscription fees to access the very same knowledge produced by their own researchers.
Those working in research are well aware of this paradox: knowledge is collectively produced, often with public funding, and then returned to the community only for a price.
Yet Mantello’s essay is not limited to economic critique. By engaging thinkers such as Edgar Morin, Michael A. Peters, Elinor Ostrom, and Luca De Biase, it shows how the privatization of knowledge is also epistemologically problematic. Disciplinary fragmentation, hyper-specialization, and competitive logic produce, in Morin’s words, “experts incapable of understanding the real complexity of problems.”
Particularly incisive is also the reflection on the modalities of cognitive capitalism:
Capitalism tends to privatize this collective heritage (incorporating it into machines, patents, industrial secrets, exclusive elite training), transforming what belongs to all into a source of profit for the few.
and further:
Cognitive capitalism does not create knowledge: it captures it.
A strong and provocative formulation, yet difficult to dismiss as mere rhetoric. One only needs to consider the role of digital platforms or generative artificial intelligence, trained on the cultural and scientific heritage of humanity and often returned as commercial services (“Google would not exist without the billions of web pages freely written by individuals and institutions around the world. ChatGPT would not exist without the literature, science, and philosophy produced by humanity over millennia”).
It is in this context that the idea of a “socialism of knowledge” acquires its most radical meaning:
The socialism of knowledge is, in this sense, the political response to the fundamental contradiction of cognitive capitalism.
Reading these pages inevitably evokes editorial experiences—such as Stultifera Navis—which attempt to embody a principle opposed to the commodification of knowledge.
This is also, in its own modest scope, the spirit that animates Aletheia – A Journal of Literary and Linguistic Studies: an open-access journal, with no costs for readers and no costs for authors. No paywalls, no Article Processing Charges, no economic barriers. The idea that culture, critical reflection, research, and literature should circulate freely and find space within an open community.
Another crucial issue addressed by Mantello is disciplinary compartmentalization or fragmentation, a theme particularly close to the spirit of Aletheia – A Journal of Literary and Linguistic Studies. Drawing on Edgar Morin, the author observes that:
The disciplinary compartmentalization of the modern university is not merely an organizational choice: it is the reflection of a paradigm that separates in order to dominate. Separating disciplines, building fences between faculties, rewarding hyper-specialization means producing experts incapable of understanding the real complexity of problems, which are always multidimensional, always at the border between different disciplines. Cognitive capitalism and disciplinary fragmentation reinforce each other: both produce knowledge that does not know itself, that ignores its own assumptions and its ethical and social implications.
This reflection finds full resonance in Aletheia – A Journal of Literary and Linguistic Studies, created precisely to offer an open and non-rigidly compartmentalized space in which literary essays, philosophical reflections, linguistic studies, academic articles, commentaries, reviews, and creative works can coexist and dialogue. Authentic knowledge is rarely confined within the boundaries of a single discipline: it more often emerges in border zones, in points of intersection, in the encounter between different languages, methods, and perspectives.
Thus, alongside its rejection of paywalls and Article Processing Charges, Aletheia – A Journal of Literary and Linguistic Studies also asserts another principle: the rejection of disciplinary barriers when they become obstacles rather than tools for understanding the complexity of reality.
Naturally, Aletheia – A Journal of Literary and Linguistic Studies operates on a smaller scale than the major editorial and academic systems analyzed by Mantello. Yet precisely for this reason, it demonstrates that an alternative model is possible: a model based not on the capture of knowledge, but on its sharing.
Mantello’s article reminds us that the struggle for knowledge as a common good is neither abstract nor ideological: it concerns the ways we read, write, publish, teach, research, and even the ways we construct artificial intelligence today.
In an era in which knowledge risks becoming increasingly enclosed, reading such texts means, first of all, learning to recognize the boundaries of those enclosures.