Premetto, per onestà intellettuale nei confronti di chi avrà la bontà di leggere questo articolo, che le riflessioni qui sviluppate sono tratte dal mio libro Il Leviatano Algoritmico. La silenziosa trasformazione del lavoro e dell’essere umano. Delos Digital, maggio 2026
Ribadisco, come sempre, che la storia magistra vitae: dagli avvenimenti di chi ci ha preceduto potremmo trarre non solo insegnamenti o moniti ma anche idee per affrontare il presente e il futuro con uno sguardo diverso e, soprattutto, definire parametri di intervento utili alla società attuale.
Nell’ampio dibattito in corso sull’Intelligenza Artificiale e sulla tecnologia, in generale, molte riflessioni, teorie o interpretazioni vengono formulate soprattutto come analisi tecniche, avvertimenti o linee guida sul suo utilizzo mentre, ancora raramente, le analisi si concentrano sulle profonde conseguenze sociali che l’IA sta già producendo e che, in misura crescente, influenzeranno la vita di milioni di persone.
Difficile scorgere all’orizzonte macro analisi sociologiche o economiche che analizzino possibili scenari futuri, quasi come se si vivesse alla giornata; probabilmente, ed è forse la constatazione più amara da dover fare, nel mezzo di questa transizione epocale verso una società governata da codici e algoritmi, l’analisi economica classica non appare più sufficiente a spiegare la velocità e la profondità dei mutamenti in atto.
Da tempo mi sono sempre posto una domanda, al di là, degli avvenimenti specifici sotto gli occhi di tutti: stiamo vivendo quello che può essere considerato il crepuscolo del capitalismo industriale e l’alba di un’era radicalmente nuova oppure riusciremo ad adattarci, ancora una volta, come società all’ondata di trasformazioni in atto? Insomma metamorfosi o trasformazione?
Come osserva Ulrich Beck nel suo libro Le metamorfosi del mondo, il cambiamento storico che stiamo vivendo può essere compreso attraverso la metafora del bruco e della farfalla: il bruco ignora la trasformazione che lo condurrà a diventare altro e, allo stesso modo, molti interpreti contemporanei leggono le trasformazioni del presente esclusivamente come segni di decadenza o di catastrofe. In realtà, ciò che appare come la fine del mondo non è altro che la dissoluzione di una determinata immagine del mondo e dei valori che l’hanno sostenuta.
Possiamo condividere con Beck che non siamo di fronte né a un imminente collasso definitivo né a una promessa di salvezza progressiva, ma a una vera metamorfosi della realtà sociale, politica e culturale. Cambiano gli orizzonti di riferimento, le coordinate dell’agire e le categorie attraverso cui interpretiamo il presente, mentre ciò che fino a ieri sembrava impossibile diventa improvvisamente reale e concreto.
Per questo motivo, comprendere il nostro tempo non significa soltanto analizzare la crisi delle strutture esistenti, ma anche riconoscere i nuovi processi, le nuove forme sociali e le future norme che stanno emergendo all’interno di questa trasformazione storica. E per comprendere se l'attuale momento rappresenti il crepuscolo del capitalismo industriale o l'alba di un'era radicalmente nuova, è necessario recuperare una visione d'insieme che connetta la storia economica con l'evoluzione tecnica, superando quella frammentazione interpretativa che spesso spegne la nostra coscienza critica.
Tanti di voi avranno letto, studiato ed analizzato la “distruzione creativa” di Joseph Schumpeter ma pochi, probabilmente, conoscono o ricordano la “teoria delle onde lunghe” di Nikolai Kondratiev; queste due figure, come la storia insegna, emergono come guide fondamentali per decifrare la morfologia dell’attuale “Leviatano algoritmico”, una forma di potere che ristruttura le condizioni stesse della conoscenza e della decisione.
La storia del capitalismo è stata scandita da momenti di svolta rivoluzionari che hanno lasciato un'impronta profonda, plasmando la società che conosciamo oggi; al centro di queste trasformazioni possiamo collocare l'intuizione di Nikolai Kondratiev, il quale introdusse l'idea che il sistema capitalista sia regolato da “onde lunghe” o cicli economici di circa 50-70 anni, composti da una fase ascendente di rapido sviluppo e una fase discendente di depressione.
Queste onde non sono semplici oscillazioni statistiche, ma riflettono il comportamento del sistema socio-economico e istituzionale in risposta all'emergere di innovazioni tecnologiche radicali e grandi investimenti. La ricerca economica ha individuato finora cinque di queste onde: dal vapore e la metallurgia della fine del XVIII secolo, attraverso l'epoca delle ferrovie, dell'elettricità, fino all'era del petrolio e della produzione di massa inaugurata dal fordismo. L'ultimo ciclo, il quinto, ha avuto inizio nel 1971 con l'introduzione del microprocessore, aprendo l'era dell'informatica e delle telecomunicazioni.
Tuttavia, l'attuale fase storico-economica ci pone di fronte a quello che gli analisti definiscono “l’Inverno di Kondratiev”: la fase finale e discendente di questo ciclo, in cui il vecchio paradigma tecnologico ha esaurito la sua spinta propulsiva e il sistema si prepara a una nuova metamorfosi. In questo senso La teoria di Kondratiev suggerisce un dato di fondamentale importanza politica e sociale: il capitalismo non è soggetto a crolli irreversibili, ma possiede una straordinaria capacità di trasformarsi grazie al suo motore illimitato, la tecnologia.
Per dovere di cronaca va ricordato che questa lettura costò a Kondratiev la vita sotto lo stalinismo poiché contraddiceva l'ortodossia del crollo imminente del capitale; paradossalmente oggi potrebbe essere la chiave per comprendere la transizione verso la sesta onda, dominata dall'Intelligenza Artificiale e dalle biotecnologie.
A chiarire ulteriormente la natura di questo passaggio interviene il concetto di “distruzione creativa”: Schumpeter, infatti, ricollegandosi in parte alla dottrina marxiana, ha descritto il capitalismo non come un sistema statico in equilibrio, ma come un processo dinamico in cui nuove innovazioni, nuove imprese e nuove tecnologie irrompono nel mercato, causando simultaneamente l'obsolescenza e la sostituzione delle vecchie strutture.
Nell'era del Leviatano algoritmico, la distruzione creativa assume caratteri di radicalità senza precedenti; se nelle prime rivoluzioni industriali la tecnologia trasformava la forza-lavoro in energia misurabile, l'attuale transizione digitale sposta il baricentro verso la smaterializzazione per cui è possibile ipotizzare che la grande frattura della nostra epoca consiste nel fatto che l'immateriale non eredita più le proprietà del materiale.
Tutte le metamorfosi del capitalismo sono sempre state trasformazioni dell’industria, della produzione, del prodotto o servizio, ovvero del reale fisico, tangibile in un susseguirsi di eredità del sistema capitalistico precedente; cosa accade nel momento in cui questa linea temporale si interrompe per mancanza di eredi in quanto divenuta immateriale ovvero quando il primo non può ereditare le proprietà del secondo a proprio vantaggio? E’ sicuramente un fenomeno su cui si indaga poco o nulla.
Questo cambiamento strutturale rompe la linea temporale dell'eredità capitalistica precedente, poiché l'informazione è un bene non rivale e non escludibile, capace di generare ritorni crescenti ma anche di corrodere i tradizionali meccanismi di mercato.
Tornando alla distruzione creativa schumpeteriana questa, oggi, si manifesta oggi nel dominio dei Big Data e dell'Economia delle Piattaforme: le grandi aziende tecnologiche non vendono più semplici prodotti, ma versioni preconfezionate di noi stessi, trasformando il comportamento umano in una materia prima grezza da cui estrarre valore e il passaggio dal capitalismo della conoscenza al capitalismo della sorveglianza segna l'apice di questa trasformazione: la tecnologia non si limita più ad assistere l'uomo, ma lo osserva e lo anticipa, trasformandolo in una fonte costante di estrazione informativa
La questione tecnologica, interpretata attraverso Kondratiev e Schumpeter, rivela che non siamo di fronte a una crisi temporanea, ma a un passaggio storico in cui il capitalismo è costretto a rinegoziare la propria ontologia. Il sistema capitalista sta scavando nel terreno stesso che lo sostiene — la psiche, l'attenzione, il tempo — producendo spesso più entropia che ordine e, in questo contesto, l'Intelligenza Artificiale non è soltanto un'innovazione tecnica, ma un dispositivo epistemico che ristruttura le condizioni dell'azione umana, portando il potere decisionale a spostarsi dall'atto in sé alla sua previsione algoritmica.
In conclusione, l'analisi dei cicli lunghi e della distruzione creativa ci insegna che ogni salto tecnologico rappresenta non solo un avanzamento tecnico, ma una sfida esistenziale e filosofica di portata universale. Se la tecnologia è lo specchio della società, spetta alla collettività decidere se questo nuovo ciclo di Kondratiev debba condurre a una società post-scarsità ma democratica (come ho scritto nel mio articolo su Stultifera Navis l'Illusione dell'illimitato) o al consolidamento di un Leviatano algoritmico capace di rendere l'essere umano superfluo all'interno delle sue stesse logiche di ottimizzazione.
Chiaramente un articolo non può essere esaustivo di argomenti che meriterebbero maggiore disamina e per questo vi rimando alla mia recente pubblicazione: Luigi Russo, Il Leviatano Algoritmico. La silenziosa trasformazione del lavoro e dell’essere umano. Delos Digital, maggio 2026 (versione digitale e a breve anche cartacea)