È tristemente noto che gli esseri umani non imparano mai dal passato. La fatica bestiale di insegnanti, educatori, scrittori ecc. per indicare con cura e amore gli errori del passato non viene quasi mai ricompensata. Quando poi gli errori trascorsi e i danni che ne conseguono sono recentissimi, cascano veramente le braccia nel vedere le persone cadere nelle stesse trappole. Ne abbiamo un esempio con la chirurgia plastica e la sua artificialità. Individui incapaci di accettare la naturalezza del loro essere, si affidano a pratiche che, nel tempo, creano danni e storture enormi al corpo. L’IA è la stessa cosa: una rincorsa verso una realtà artificiale per non sapere accettare o apprezzare ciò che la natura ci ha dato. È solo una questione di tempo prima di vedere i danni che ne deriveranno. Anche se chi ha ancora un po’ di cervello può già immaginarli.
L’intelligenza artificiale sta al pensiero come la chirurgia plastica sta al viso: inizialmente gonfia e illude ma poi esplode e lascia segni oggettivamente spiacevoli.
Il botulino e i modelli linguistici generativi sono la stessa cosa: distendono ma poi portano alla paralisi.
In questo mondo malato ci sarebbe più bisogno di chirurgia etica piuttosto che di quella estetica.
CHIRURGIA PLASTICA
A colpi di bisturi
il vero è un momento del falso
nel ribaltato paradigma
dove la carne inquina la voluttà.
Sintetica sintesi di un abdicato naturale
per soddisfare indotte rappresentazioni
di pseudo compimento,
dove il fine non è niente mentre lo sviluppo è tutto,
gonfiato con la pompa del nulla.
Sulla plastica d’identità
di vedette del consumo
si diffondono accanitamente
nuovi segni particolari: cicatrici corporali
senz’anima.