NOVITA'[2270]
La disuguaglianza cognitiva sarà la nuova lotta di classe?
La frazione è più semplice del previsto: come numeratore stiamo delegando all’Intelligenza Artificiale memoria, decisione, interpretazione e orientamento atrofizzando alcune capacità fondamentali del pensiero umano; stiamo ricevendo, in cambio, un flusso informativo (che non significa conoscenza) enorme che comporta confusione, sovraccarico cognitivo, dipendenza dagli algoritmi di selezione. Come denominatore l’accesso all’informazione è sempre più mediato da piattaforme private, motori di ricerca, social network, recommendation system, assistenti intelligenti.
Vivere nell'eccezione
Da qualche anno, un numero crescente di persone fatica a fare piani per il futuro: non piani ambiziosi, ma piani normali. Dove sarò tra due anni, che lavoro starò facendo, ha senso comprare qualcosa che durerà un decennio. Tutto questo non è ansia clinica. È la risposta adattativa di chi abita un sistema che ha smesso di offrire aspettative ragionevoli sul futuro. Questo saggio si occupa di cosa accade dentro le persone che abitano lo stato di eccezione permanente. L'ansia ontologica di chi ha perso l'orientamento, la crisi identitaria prodotta dal vuoto lasciato dalle comunità dissolte, il collasso della fiducia come infrastruttura sociale, il sovraccarico informazionale come pressione aggiuntiva su un sistema già al limite. Attraverso la letteratura sul trauma complesso, sulla psicologia sociale e sulla teoria critica dei media, il saggio mostra come questi fenomeni non siano problemi paralleli e separati, ma un sistema integrato con un nome preciso: trauma sistemico. Non nel senso di evento acuto ed eccezionale, ma nel senso tecnico di condizione psicopolitica permanente. Lo stato di eccezione di Schmitt stabilizzato come normalità strutturale.
Risolvere i conflitti. O aggravarli.
La stupidità della guerra
Il ritorno del conflitto
Dalla fine della Guerra Fredda, l'ordine liberale ha eroso sistematicamente tutti quei corpi intermedi (sindacati, chiese, governi locali, associazioni professionali) che per secoli avevano fatto da cuscinetto tra individuo e potere. Il risultato non è stato l'individuo libero e cosmopolita promesso dall'ideologia, ma una società atomizzata in cui il conflitto politico è diventato totale, il divario tra élite e masse incolmabile, e il capro espiatorio una pratica industrializzata dai social media. Attraverso una rilettura atipica di Schmitt, Strauss e Girard, il saggio che segue mostra come il globalismo non ha superato le dinamiche più oscure della condizione umana, quanto semplicemente liberate dai contenitori che le tenevano a bada.
La guerra può risolvere i conflitti? Libri per riflettere sull'interrogativo
La guerra può risolvere i conflitti? O può solo allontanarli da noi? Forse la guerra può solo illuderci, facendoci credere di poter allontanare da noi conflitti esistenti in luoghi apparentemente lontani, ma anche in luoghi vicini, e dentro noi stessi. Gaston Bouthoul, Franco Fornari, Edward Bond ci aiutano a riflettere.
Lo zucchero e il veleno
Sulla filosofia come placebo e sul pensiero che non consola
[Conflitto]
Un viaggio nelle contraddizioni umane: la lotta con l’Angelo
Non sono un biblista. La mia passione per la Bibbia e per le sue storie è nata ascoltando un progetto straordinario della trasmissione radiofonica Uomini e Profeti di Rai Tre, che per un paio d’anni si dedicò alla lettura integrale della Bibbia e al commento del testo, con studiosi ebrei, cattolici e protestanti. Quando ascoltai la lettura del brano della Lotta ne rimasi folgorato: pochi versetti, poche parole, ma un richiamo potentissimo al sacro, al numinoso (direbbe Jung), a una dimensione spirituale capace di toccare anche un lettore laico come me.
Complessità e conflitto: un dialogo aperto su mio libro "Basta essere umani"
Questo testo nasce come risposta dialogante alla recensione “Riconnettersi per resistere” del mio libro "Basta essere umani. Guida pratica per non estinguersi" pubblicata su Stultifera Navis e firmata da Carlo Mazzucchelli
Una teoria politica dell’AI: verso l’intelligenza collettiva
Questo articolo non pretende di offrire risposte definitive. Al contrario, vuole chiudersi con un impegno: trattare queste domande non come un esercizio teorico, ma come una necessità politica urgente. Perché se l’AI diventerà parte delle fondamenta della nostra vita collettiva, allora il modo in cui la progetteremo, la governeremo e la criticheremo determinerà non solo il futuro della tecnologia, ma il futuro stesso della democrazia.