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Breve storia critica dell'epistemologia nel Ventesimo Secolo. Si inizia avendo come riferimento Cartesio e Leibniz, e si finisce -magari senza rendersene conto- Spinoza. Passando attraverso il pensiero di Russel, Frege, Hilbert, Gödel, Turing, Heisenberg. Da un lato si cerca poi di trovarsi a proprio agio nell'assenza di fondamenti; dall'altro si torna a Kant.
Il luogo chiave di questa narrazione è il Circolo di Vienna. L'innovativa lezione di Moritz Schlick, l'influenza di Wittgenstein, sullo sfondo di Vienna, crogiuolo di arte, letteratura e scienza. Scienza come ricerca di una società aperta. Pensiero viennese che non separa mai la teoria dalla pratica, la ricerca scientifica dalla politica.
Lontano dall'Europa, a causa del nazismo e della guerra, il pensiero viennese si esalta in America. Per un verso si volge verso la complessità e la transdiscilinarità. Per l'altro -con Carnap come figura esemplare- finisce in un adeguamento -o forse una resa- ad una filosofia del nuovo mondo: pragmatica, orientata ad una visione della scienza connessa alla tecnologia, vincolata al business, lontana dall'arte e dalla società.
(Questo articolo riprende materiali già presentati da Francesco Varanini in 'Macchine per pensare. L'informatica come prosecuzione della filosofia con altri mezzi', 2016).

La scienza appare nel Ventesimo Secolo come l’ultima risorsa alla quale si appella il pensiero tedesco, per dominare un mondo che sembra sfuggire ad ogni tentativo di sistematizzazione, di controllo.

Si convocano così ancora, di fronte alla terribile scena della prima metà del secolo, Cartesio e Leibniz. Cartesio permette di immaginare pure menti libere da ogni sporco bisogno corporale, menti razionali, deduttive, capaci di rare risposte sempre adeguate e libere da contaminazioni dettate dal confuso presente, dall'istante. Leibniz, nella scia di Cartesio, propone di sostituire al fallace ragionare umano, negativamente condizionato dalla psiche, il puro calcolo logico. 

La scienza ha bisogno di un linguaggio formalizzato, rigoroso, indiscutibile. La matematica è il linguaggio della scienza. Il linguaggio privo di ogni impurità. L'uomo però è vittima dei propri fantasmi. La sua capacità di calcolare, e infine anche di ragionare, è limitata.

Gli Anni Trenta, così, finiscono per raccontarci questa storia: la matematica, per restar pura, dovrà essere affidata a macchine.

La macchina di Turing è immaginata non per caso nel '36.1 E' immaginata a Cambridge. Ma a partire da strumenti matematici che sono la vetta del pensiero tedesco.

La matematica di Hilbert

In quegli anni di turbolenza sociale estrema si cercava in Germania e nell'Impero Austro-Ungarico una matematica incorruttibile, luogo di verità e certezze.

David Hilbert è il maestro riconosciuto. Docente a Königsberg, dal 1886 al 1895, trentatreenne, in seguito all'interessamento di Felix Klein, sale sulla cattedra di Matematica più prestigiosa, quella dell'Università di Gottinga.

Negli Anni Venti Hilbert, proseguendo con fede incrollabile nel percorso tracciato all’inizio del secolo, formula in modo via via più compito il suo programma, al quale chiama a lavorare l’intera comunità dei matematici.2

La matematica è per Hilbert il più alto, più puro linguaggio formale. La matematica è un gioco privo di significato in cui si gioca con contrassegni privi di significato secondo definite in partenza. La matematica è un sistema universale, fondato su verità indiscutibili: assiomi, un grund rassicurante, a partire dal quale sarà possibile edificare -per via analitica- edifici logici privi di crepe. La matematica è la via percorrendo la quale potremo riconoscere, distinguendoli dagli altri, enunciati dimostrati veri.

Lascia la cattedra a Gottinga nel 1930. L’8 settembre 1930, a Königsberg, pronuncia un discorso in ringraziamento alla concessione della cittadinanza onoraria. Torna a parlare di Paradiso dei matematici, terreno di certezze e di verità. Torna a mostrare certezza nella possibilità di costruire un linguaggio formale, perfetto e universale. “Wir müssen wissen, wir werden wissen”, “Dobbiamo sapere, sapremo”.3

Il giorno prima ha luogo a Königsberg un convegno dedicato all’Erkenntnislehre der exakten Wissenschaften, Epistemologia delle Scienze Esatte. Promotori due circoli tra di loro connessi, la Gesellschaft für Empirische/Wissenschaftliche Philosophie e il Verein Ernst Mach, meglio noto come Wiener Kreis, Circolo di Vienna. Hilbert non era presente, ma egli è il maestro riconosciuto, anche gli avversari gli riconoscono il merito di aver sostenuto con autorevole pervicacia il primato della matematica. Il convegno ruota attorno alle sue tesi.

Tra i relatori, Rudolf Carnap, affermato filosofo, logico, esponente del Circolo di Vienna; Janós von Neumann, brillante matematico ungherese, ventisettenne, reduce da due anni passati a Gottinga, alla scuola di Hilbert; Kurt Gödel, ventiquattrenne matematico moravo, allievo a Vienna di Hans Hahn.4

Von Neumann espone in forma sintetica il formalismo di Hilbert, con una eleganza forse mai raggiunta dallo stesso Hilbert. Ma poi parla il semisconosciuto Gödel. Della sua relazione poco si capisce, forse il solo von Neumann, mente veloce e lucidissima, coglie la portata dell'intervento.

Gödel voleva sostenere, usando il linguaggio di Hilbert, le ragioni di Hilbert. Cercava di provare l'interna coerenza del sistema assiomatico di Hilbert - che è in fondo l'estrema formalizzazione del sistema logico formale edificato da Cartesio e da Leibniz, sistema al quale hanno lavorato all'inizio del secolo Frege e Russell. Ma finisce suo malgrado per dimostrare che il progetto di Hilbert è un castello di carte crollato.

In ogni formalizzazione coerente è possibile costruire una proposizione sintatticamente corretta che non può essere né dimostrata né confutata all'interno dello stesso sistema. In ogni sistema assiomatico ci sono proposizioni che non possono essere provate o smentite entro gli assiomi del sistema. La coerenza degli assiomi non può essere provata. Non è possibile provare la coerenza di T all'interno di T.5

La matematica di Heisenberg

Hilbert proponeva una epistemologia, un metodo per la stessa scienza. Ma la ricerca scientifica tedesca -innanzitutto la fisica di Einstein, di Born, di Bohr, di Planck e Schrödinger, impongono una differente epistemologia.

Werner Karl Heisenberg, studente ventunenne, è allievo a Gottinga di Max Born. Nel giugno del 1922 il fisico danese Niels Bohr -quarantenne, famoso ed autorevole, quell’anno Premio Nobel- è ospite a Gottinga per un ciclo di lezioni sulla struttura degli atomi.

Conversando con Bohr, Heisenberg ha la chiara visione di un’epistemologia che rovescia la consuetudine. Mentre, seguendo Kant, la conoscenza sembra discendere da principi sintetici a priori, a Bohr e Heisenberg appare che la conoscenza della natura debba partire dai fenomeni, e solo in un momento successivo possa essere fissata in uno schema formale. Come amava dire Bohr, ciascuna situazione sperimentale deve essere descritta tramite concetti che si adattino ad essa. Sono i concetti che devono adattarsi agli esperimenti e non viceversa. Ogni ricerca ha una propria epistemologia.

Tra la fine del 1924 e l’aprile del 1925, tramite una borsa di studio Rockfeller, Heisenberg lavora a Copenhagen, presso l’Istituto Universitario di Fisica Teorica di Bohr. Tornato a Gottinga, Heisenberg, tormentato da quella che allora si chiamava febbre da fieno, insomma, una allergia alle vie respiratorie, segue in consiglio del medico: cambiare aria. Si reca quindi a Heligoland, una minuscola isola nel mare del Nord. Qui, nel pieno isolamento, lavorando giorno e notte, riflette, calcola e scrive.

Di ritorno a Gottinga, incoraggiato dal consenso entusiasta dell’amico Wolfgang Pauli, il 12 luglio Heisenberg consegna a Born il testo manoscritto dell’articolo. Tre giorni dopo Born scrive a Einstein: “Presto apparirà un nuovo articolo di Heisenberg; sembra molto criptico, ma è certamente corretto e profondo”.6

Heisenberg ha ventiquattro anni. L’articolo, Su una reinterpretazione quantistica delle relazioni cinematiche e meccaniche, è ricevuto dalla Zeitschrift für Physik il 29 luglio. Apparirà in stampa solo a dicembre di quell’anno; ma si diffonde ben più rapidamente per mezzo di copie manoscritte, lettere, seminari.7

Anschauung vs. Anschaulichkeit

Per Kant, le categorie di spazio, tempo causalità, sono dati stabiliti a priori, dati che determinano la forma di tutta la nostra esperienza, e anzi: sono i dati che rendono possibile l’esperienza. Per Kant la validità di questi principi primari di ragione è assoluta. Le categorie e le forme di intuizione non possono essere essere messe in relazione alla ‘cosa in sé’.

Nel tedesco di Kant, l’espressione che normalmente si traduce in italiano con intuizione è Anschauung. Per Kant, si tratta della combinazione di ‘cognizione’ e ‘percezione’. Forse, meglio che con intuizione, si sarebbe potuto tradurre con visualizzazione.

Kant usa anche un altro termine, Anschaulichkeit: possiamo tradurre con visualizzabilità. L’Anschaulichkeit è un proprietà dell’oggetto. Un certo oggetto esiste nel mondo esiste, posso farne esperienza pratica, posso osservare e toccare.

Kant, comunque, considera importante l’Anschauung. I miei sensi percepiscono qualcosa, ma la percezione è governata dalla cognizione, che è uno schema mentale dato a priori. Senza questa rappresentazione mentale, senza concetti astratti, per Kant non c’è conoscenza. "Gedanken ohne Inhalt sind leer, Anschauungen ohne Begriffe sind blind". "I pensieri senza contenuto sono vuoti, le intuizioni senza concetti sono cieche.8

Eppure, nonostante il punto di vista di Kant, gli studiosi di scienze naturali, consciamente o inconsciamente, sanno che nel loro lavoro quotidiano si dà una vera relazione tra la cosa in sé e i fenomeni della nostra esperienza soggettiva. Si dà una relazione che non è puramente ideale, come voleva Kant, ma fondata sull’osservazione personale. Una relazione diretta, non ancora mediata da uno schema mentale. Nel bagaglio di Bohr e Heisenberg c’è una finissima preparazione filosofica, ma la pratica della ricercca scientifica impone loro di sganciarsi dalle categorie kantiane. A Bohr e Heisenberg l’Anschaulichkeit appare più importante dell’Anschauung.9 A Bohr e Heisenberg appare chiaro che la conoscenza della natura debba partire da pure possibilità, modi inusitati di ‘fare esperienza’. Solo in un momento successivo ci si dovrà occupare di fissare la conoscenza in uno schema formale. Non conta dunque l’Anschauung, lo schema astratto, il linguaggio formalizzato già noto e già ben codificato, conta l’Anschaulichkeit: pensabilità, mera possibilità che una ipotesi possa essere dimostrata.

Così, Heinsenberg usa strumenti matematici. Ma non usa la matematica canonica - si inventa la matematica -il linguaggio formale- adeguato a narrare ciò che sta pensando. Come amava dire Bohr, ciascuna situazione sperimentale deve essere descritta tramite concetti che si adattino ad essa. Ogni ricerca ha una propria epistemologia. Non esiste un modo di intendere la conoscenza. Ogni modo di intendere la conoscenza avrà una sua metrica.

Heisenberg nota che in ogni istante successivo compiamo osservazioni i cui risultati possono essere predetti con precisione, ma anche osservazioni cui si può solo assegnare la probabilità di un certo risultato. “Nell’ambito della realtà le cui connessioni sono formulate dalla teoria quantistica, le leggi naturali non conducono quindi ad una completa determinazione di ciò che accade nello spazio e nel tempo. L’accadere (all’interno delle frequenze determinate per mezzo delle connessioni) è piuttosto rimesso al gioco del caso”.10

Detto in termini ormai abituali per chi si occupa di studi relativi ai sistemi complessi, l’Anschaulichkeit è una proprietà dell’oggetto che osservo, una ‘proprietà emergente’.

Hilbert, ancora agli inizi degli Anni Trenta, cercava nella matematica la lingua universale ed esatta. Dopo Gödel, Turing cerca ancora sistemi totalmente calcolabili - tenendo così vivo, nel più definito e ridotto campo della computazione, il sogno di Hilbert. Ma l'epistemologia di Bohr e Heinsenberg, negli Anni Venti, era andata ben oltre. L'Anschaulichkeit scavalca la computazione di derivazione logico formale e matematica, ed anticipa l'approccio epistemologico del 'cercatore di tracce' e del 'costruttore di mondi', approccio che vede la sua prima inattesa manifestazione negli scritti del tecnologo statunitense Vannevar Bush, negli Anni Trenta e Quaranta. L'approccio che oggi ognuno di noi pratica, navigando nel Web con l'ausilio del motore di ricerca.

Moritz Schlick

Moritz Schlick -tedesco di famiglia benestante, aveva studiato fisica ad Heidelberg, Losanna e quindi a Berlino con Max Planck- nel 1922 viene chiamato a ricoprire presso l'Università di Vienna la cattedra che fu di Ernst Mach: Naturphilosophie.

Dalla sua cattedra viennese, negli anni a cavallo tra il 1800 e il 1900, Mach aveva messo in discussione il paradigma meccanicista: la voga dominante nella scienza tendeva a ricondurre tutti i fenomeni fisici sotto il dominio della meccanica – dove la metafora di riferimento è la macchina intesa come sistema di ingranaggi perfettamente funzionante, sistema chiuso, montabile e smontabile, dove il tutto è la somma delle parte. Mach, spinto dai suoi studi di fisiologia e di storia della scienza, contrappone al modello della macchina il modello dell’organismo vivente. E Mach, ancora, aveva in guardia contro il rischio di intendere come dogmi le ‘leggi della scienza’ - che sono sempre provvisorie, soggette ad essere messe in dubbio da nuovi esperimenti.

Schlick sale in cattedra a Vienna a quarant'anni. Ha alle spalle la pubblicazione di qualche opera notevole, ma non particolarmente geniale. A Raum und Zeit in der gegenwärtigen Physik, Spazio e tempo nella fisica contemporanea (1917) segue Allgemeine Erkenntnislehre (1918)11 Schlick allarga lo sguardo all'intero ambito della conoscenza. Erkenntnislehre sta per 'epistemologia'. Ma seguendo una tendenza allora di moda, tenta di individuare una 'teoria generale', potremmo dunque tradurre il titolo: Teoria generale della conoscenza.

La teoria della relatività generale, che Einstein va sviluppando in quegli anni - Schlick e Einstein erano amici, in stretta relazione, è una sfida che impone di ripensare la logica. Più della lezione di Hegel -storicistica, dialettica-, conta la lezione di Kant -orientata al metodo e alla forma-. Ma il metodo e la concezione della forma di Kant sono oggetto di critica.

Il positivismo ottocentesco, da cui discende un modo ancora oggi consueto di intendere la scienza, credeva possibile un esame obiettivo dei fatti empirici. La fiducia nella scienza e nel suo metodo finiva per tradursi in una fiducia acritica, in una celebrazione della scienza e del suo metodo.

Ma Schlick, e quelli della sua generazione, hanno letto i Principia Mathematica (1910-1913) di Russell e Whitehad e leggono voracemente, appena uscito, il Tractatus Logico-Philosphicus di Wittgenstein (1921).

Russelll, con i Principia, proseguendo sulla strada aperta da Gottlob Frege, cerca di trovare nella logica formale la soluzione ai problemi lasciati aperti dal positivismo. La pretesa positivista di attingere verità tramite un ‘esame obiettivo’ della realtà si dimostra fallace, perché restano da definire i criteri in base ai quali l’indagine può essere definita ‘obiettiva’, e resta anche da definire cosa si debba intendere per ‘realtà’. Assume dunque rilevo centrale il tema del linguaggio, della forma espressiva, del codice inequivocabile.12

Il Tractatus di Wittgenstein -in modo parallelo alla matematica di Hilbert, ma divergendo alla fine da questa- affronta il tema del puro linguaggio attraverso il quale attingere al vero, fino a toccarne il limite. "Di ciò di cui non si può parlare, si deve tacere", recita la famosa, esoterica proposizione finale.13

Si può intendere: ciò che non può essere detto -detto nei termini formali della scienza e della matematica- deve essere taciuto. Ma si può intendere anche che necessario intraprendere una nuova ricerca: la ricerca di un 'linguaggio scientifico' differente dalla sintassi analitica, logico-formale, matematica.

Sembra intravedersi qui una via filosofico-analitica per raffigurare la realtà, andando oltre la rappresentazione kantiana. Non più un affidarsi ai modelli dati a priori, ma la costruzione qui ed ora di modelli adeguati alla ricerca in atto. Non più rappresentazioni mentali, ma osservazione che coinvolge tanto la mente quanto il corpo dell'osservatore. Siamo nei pressi, non a caso, dell'Anschaulichkeit di Bohr e Heisenberg. La formazione scientifica e la formazione filosofica appaiono ugualmente importanti. Un nuovo approccio alla conoscenza, dove l’etica e la logica, l'empirismo e la teoria, si incontrano.

Mentre negli Anni Venti il raffinato, poliedrico pensatore tedesco Schlick diviene a Vienna -ancora una capitale culturale nonostante il tramonto dell’Impero- punto di riferimento di scienziati e di filosofi, un austriaco spiantato, Adolf Hitler, si arrabatta in Germania, cercando una improbabile affermazione nella politica.

Il terreno, però, è fertile. Si sommano l'orgoglio del popolo tedesco ferito dagli esiti della Prima Guerra Mondiale; i reduci privi di lavoro autoorganizzati in Freikorps, via di mezzo tra bande armate e eserciti privati; la pressione culturale dei movimenti völkisch: etnocentrismo, populismo, nazionalismo; gli opposti estremismi, con sullo sfondo la rivoluzione in Russia e l'affermarsi del potere sovietico; lo spaesamento delle masse di fronte alla gravissima crisi economica; l’incerto governo della classe politica che regge la Repubblica di Weimar.

Nel 1922, quando Schlick sale in cattedra a Vienna, a Berlino viene assassinato Walther Rathenau - è un punto di non ritorno del dopoguerra in Germania. Moti di piazza sono scatenati dall'assassino: il giovane Canetti, a Francoforte, assiste sorpreso.

Nel ‘19 Anton Drexler ha fondato il Deutsche Arbeiterpartei, Partito dei Lavoratori Tedeschi, DAP - partito che pesca nel malumore dei reduci, dei disoccupati. Tre anni dopo, luglio 1921, Alfred Hitler è al vertice del partito, rinominato Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei, NSDAP, Partito Nazional-Socialista dei Lavoratori Tedeschi.

Schlick è, in un suo modo peculiare, un leader carismatico, un tessitore di relazioni, un affascinante conversatore. Ecco dunque riunirsi attorno a Schlick, a Vienna, a partire dal 1922 un gruppo di intellettuali e studiosi di diverse discipline: filosofi, matematici, scienziati.

E’ il Verein Ernst Mach, più noto come Wiener Kreis, Circolo di Vienna. Vediamo conversare, interagire, influenzasi reciprocamente Rudolf Carnap, filosofo tedesco di ottima scuola, portato a Vienna da Schlick, autore nel ‘27 di di Der Logische Aufbau der Welt,14 l’opera esemplare di quella stagione; Hans Hahn, matematico; Friedrich Waismann, matematico, fisico e filosofo; Otto Neurath, sociologo, economista, filosofo; Herbert Feigle ed Hans Reichenbach, filosofi della scienza; Carl Gustav Hempel matematico e filosofo. E tra gli altri ancora Karl Menger, matematico, figlio dell’economista Carl Menger. E Richard von Mises, matematico e fisico, figlio dell’economista Ludwig von Mises. E’ saltuariamente presente uno degli studenti di Hahn, Kurt Gödel. Così come partecipano diversi studenti di Schlick, tra cui Herbert Feigl.

Hans Reichenbach fonda nel '26 a Berlino un circolo gemello, la Gesellschaft für Empirische/Wissenschaftliche Philosophie: si cerca al contempo una epistemologia per la ricerca empirica ed una sistematica visione scientifica del mondo.

Quando nel '29 Hans Hahn, Otto Neurath e Rudolf Carnap stilano il manifesto del Wiener Kreis, Wissenschaftliche Weltauffassung, Visione scientifica del mondo, la dedica a Schlick appare ovvia.15 Si citano nel manifesto i pensatori che guidano verso l’edificazione di un “sistema coerente di logica in forma simbolica”: Leibniz, Frege, Russelll, Whitehead, Peano, Hilbert, Wittgenstein. Ma si cercano nuove vie, oltre la pura logica formale, oltre la metafisica, oltre la matematica.

Wittgenstein è la figura che incarna il passaggio. Schlick e gli altri del Circolo di Vienna non solo conoscono bene il Tractatus , ma conoscono il Wittgenstein in carne ed ossa. Ludwig Wittgenstein in persona, l'eccentrico pensatore che, scritto il Tractatus, aveva abbandonato la filosofia, e che di nuovo a Vienna, proprio in quegli anni, attorno al 1926, torna a riavvicinarvisi. Iniziando quel lungo, accidentato percorso di cui leggiamo le tracce nelle Philosophische Untersuchungen.

Vienna, privata dell'Impero, è una testa senza corpo. Ma la vita culturale resta fervida: Il Wiener Kreis fa parte di un rete più vasta, tra arte, architettura, musica, letteratura, filosofia, economia, scienza: Kokoschka, Loos, Schönberg, Webern, Berg, Kraus, Musil, Broch, Freud, Wittgenstein, Schumpeter, von Hayek.

Il 22 giugno 1936 Moritz Schlick sta entrando all’Università per la sua consueta lezione quando è ucciso da Johann Nelböck con un colpo di pistola. Schlick conosceva bene Nelböck era stato suo studente, si era dottorato con lui, così come Feigl. Aveva studiato matematica e filosofia insieme a Hermann Broch e Gödel. Come Gödel era stato ospite di cliniche psichiatriche.

Per due volte Schlick l’aveva denunciato per minacce di morte. Alle denunce era seguito il ricovero con una diagnosi chiara: psicopatia schizoide.

Nelböck motiva il suo gesto in modi differenti, mai convincenti. Ma la stessa pubblica accusa lo giustifica: il gesto è la risposta di un animo religioso all’esecrabile “positivismo ateo del professor Schlick”. Il processo contribuisce così a creare quel clima capace di infiammare le masse - clima che sta distruggendo la convivenza civile in Austria, così come in Germania. Clima, anche, che serve a preparare l'Anschluss.

Negli stessi giorni dell'assassinio di Schlick, un'altra morte simboleggia la fine di un'epoca.

Testimone di questa Vienna mitteleuropea, multiculturale, scriba che tutto registra, è Karl Kraus. Caustico e paradossale, adorato da molti -e odiato da qualcuno- racconta minuziosamente la città e l'epoca nelle sue letture teatrali, e sulla Fackel, rivista che scrive da solo, curando con puntiglio ogni parola. Narrando Vienna, narra il mondo.

Nel '34 si inimica molti seguaci, perché sostiene ancora Dollfuss, considerato ultimo baluardo contro il nazismo. Continua a scrivere accanitamente. Nel febbraio del '36, chiuso il numero 922 della Fackel, sta tornando a casa. Nel buio, è buttato a terra da un ciclista. Di lì mal di testa sempre più forti e improvvise perdite di memoria. Il 2 aprile tiene la sua ultima pubblica lettura. Un attacco cardiaco lo coglie al Café Imperial il 10 giugno. Il 12 giugno muore sessantaduenne nel suo appartamento, Lothringerstraße numero 6.

Quando Kraus e Schlick muoiono, il Circolo di Vienna aveva già cessato di esistere. I suoi membri sono stati costretti all'esilio. Gli eventi sono precipitati. La guerra incombe sull'Europa come scenario inevitabile.

Il 10 aprile 1938 l'Anschluss è portata a termine. Il 30 settembre, con la Conferenza di Monaco, i Sudeti vengono ceduti alla Germania. Il 9 novembre è il giorno della "notte dei cristalli"; vengono distrutte ed incendiate sinagoghe ed abitazioni di ebrei.

Lontano dall'Europa

La Blutschutzgesetz, Legge sulla tutela del sangue, settembre 1935, spinge scienziati e filosofi ebrei a cercare altri lidi. Si aggiunge Generalplan Ost, l'espansione militare ad Est, l'annuncio del Neue Ordnung, l'idea illiberale del Großdeutsches Reich, l'Impero della Grande Germania. L'emigrazione è inevitabile. E', in fondo, anche questa una morte. La morte di un'Europa intera.

Janós von Neumann, ungherese, è uno dei primi Parte per gli Stati Uniti all'inizio dell'ottobre del '30, pochi giorni dopo aver letto a Königsberg, nel convegno sull’Erkenntnislehre der exakten Wissenschaften, la sua relazione, pochi giorni dopo aver ascoltato, nello stesso convegno, la sorprendente relazione di Kurt Gödel; pochi giorni dopo l'inatteso successo elettorale del Partito Nazional-Socialista. A Princeton, piccolo centro del New Jersey già famoso per la Princeton University, apriva i battenti in quell’anno l’Institute for Advanced Study, IAS. L’IAS accoglierà poi Einstein nel '33, Kurt Gödel nel '35.

Charles Morris, filosofo, Oswald Veblen e Norbert Wiener, matematici, hanno studiato a Vienna e in Germania, e ora fanno da ponte tra Università europee e americane. Alfred Tarski e Richard von Mises sono ad Harvard dal 1930. Herbert Feigl, allievo ed amico di Schlick, è a Harvard dal 1930, poi in Iowa e poi Minnesota. Tarski è poi a Princeton e poi a Berkeley. Rudolf Carnap è all'University of Chicago dal 1935. Carl Gustav Hempel è assistente di Carnap a Chicago, Karl Menger è all'University of Notre Dame, Indiana, e poi Illinois Institute of Technology in Chicago. Hans Reichenbach all'University Of California, Los Angeles.

Potremmo seguire singoli filoni: i filosofi, i sociologi e gli psicologi e gli psicanalisti, i matematici e i fisici, così come gli economisti. Maestri di intere generazioni di scienziati americani. Indispensabili partecipanti alla ricerca che sta alla base della potenza bellica che gli Stati Uniti si preparano in quegli anni a sprigionare.

Basta citare i matematici e fisici ebrei ungheresi: von Neumann, Szilárd, Teller, Wigner, Erdős. Si deve a loro, e sopratutto a Szilárd, la lettera firmata da Einstein, inviata a Roosevelt il 2 agosto ‘39, senza la quale non sarebbe probabilmente stato dato il via al progetto della bomba atomica.16

L'orientamento europeo, innanzitutto l’ideologia tedesca, mirano a una totale, esaustiva, sistematica sintesi: Weltbild, concezione del mondo; Wissenschaftliche Weltauffassung, Visione scientifica del mondo. Per via del comune appoggio di ogni scienza sulla logica, si progetta di attingere ad una Einheitswissenschaft, Scienza Unificata.

Nasce così, nel seno del Circolo di Vienna, l'ambizioso progetto dell'Enzyklopädie der Einheitswissenschaft. Il progetto nasce tra Vienna e Berlino. Si stampano a fatica le prime opere a Vienna ta il '33 e il '35, si deve cercare un editore all'Aia nel '38.17 Ma l'opera poi prosegue, da quello stesso '38, l'anno dell'Anschluss, come International Encyclopedia of Unified Science presso la Chicago University Press.18

Le profonde visioni europee si saldano con la tecnologia americana, con la ricchezza e con gli orizzonti aperti degli Stati Uniti. Ciò che chiuso negli angusti confini europei nasce come drammatica risposta a una minaccia, in America appare come luminosa speranza progettuale. Il pragmatismo americano libera il campo dalle eccessive elucubrazioni europee.

Menti europee immaginano macchine capaci di inverare sogni, macchine capaci di liberarci dalla paura, macchine capaci di andare oltre i limiti umani. Sul suolo americano queste macchine appaiono realizzabili.

Tutto è accessibile all'uomo

Churchill, parlando il 5 marzo 1946 al Westminster College, di Fulton, Missouri, durante un discorso tenuto al in presenza del presidente Truman, usa forse per la prima volta l’espressione Iron Curtain per parlare del nuovo confine che taglia a metà l’Europa. Si motiva così la strategica "fraternal association" angloamericana contro l’espansione sovietica.

La guerra è finita, ma la pace resta lontana. La guerra, anzi, con le sue ragioni, continua a influire sugli eventi. Nonostante la terribile esperienza della Guerra Mondiale gli uomini, incapaci di vivere senza conflitti, senza nemici esterni, hanno già iniziato una nuova guerra.

Pochi giorni dopo, l’8 e il 9 marzo 1946, e poi di nuovo nell’ottobre dello stesso anno, a New York City, riprendono gli incontri sotto l’egida della Josiah Macy Foundatione. Il tema appare a prima vista astruso, privo di legami con il tempo presente: Teleological Mechanisms and Circular Causal Systems. E’ il primo di una serie di dieci incontri -Macy Conferences- che proseguiranno fino al 1953.

Tutti gli incontri hanno luogo a New York, fuorché l’ultimo, il decimo, che ha luogo a Princeton, New Jersey, nel vano tentativo di coinvolgere von Neumann, che si era allontanato dal gruppo, ormai distrutto da perverse dinamiche interne.

A un gruppo di studiosi nati negli Stati Uniti, si aggiungono tedeschi, austriaci, francesi, belgi, olandesi, svizzeri, messicani, inglesi, russi, cinesi, israeliani. Medici, neurofisiologi, biofisici, filosofi, fisici, matematici, computer scientist, psicologi, psicologi sociali, psichiatri e psicanalisti, antropologi ecologi, linguisti. La disciplina di origine può essere citata solo a scopo indicativo: i confini appaiono in questo contesto labili e alla fine insignificanti. Le Macy Conferences sono l’affermazione dell’ibridazione, della contaminazione tra aree del sapere a prima vista lontane.

Le Macy Conferences, non a caso, sono il luogo dove si tenta di affermare una metadisciplina: la cibernetica. Come recita l’esemplare titolo del libro di Norbert Wiener, uscito nel ‘48: Cybernetics. Or Control and Communication in the Animal and the Machine. Si guarda al contempo ai sistemi sociali, ai sistemi naturali e ai sitemi artificiali. Agli organismi viventi e alle nuove macchine chiamate computer. L’epistemologia delle quali si discute durante le Conferences assume, nel corso dei sette anni, diverse denominazioni: Feedback Mechanisms, Circular Causal Systems, Closed-loop Control Systems, Control and Communication Systems, ma la sostanza non cambia: in ogni sistema si cerca di osservare la circolazione delle informazioni, si indagano i meccanismi di regolazione e di autoregolazione.

Norbert Wiener insiste nel considerare gli esseri viventi -e tra essi noi umani- “living machines we call animals”.19 Ma non è così facile individuare meccanismi di controllo e regolazione buoni sia per l’uomo e per le macchine costruite dall’uomo. Ne troviamo prova nel progressivo sfilacciarsi, fino al collasso finale, del gruppo di studiosi che si incontravano ogni anni nelle Conferences. Se i meccanismi di controllo e regolazione proposti da Wiener, e da von Neumann e altri, avessero funzionato, non sarebbero insorti contrasti nel gruppo.

Le Conferences invece finiscono per fallire, proprio per l’incapacità di mantenere l’equilibrio tra le diversissime forti personalità che facevano parte del gruppo. Non crea difficoltà insormontabile l’appartenenza a diverse famiglie professionali. Rendono la vita impossibile, invece, le differenze di carattere, le dinamiche relazionali, le lotte di potere. In particolare, a scardinare il delicato sistema sociale è il conflitto tra Norbert Wiener, matematico, e Warren McCulloch,20 psichiatra e filosofo, ma anche poeta, chairman delle Conferences.

Nel gruppo delle Macy Conferences, la cultura tedesca -frutto della grande ondata di emigrazione degli Anni Trenta- ha una un grande peso. Norbert Wiener ha studiato a Gottinga con Hilbert. C'è, con un ruolo di primo piano, Von Neumann, matematico ungherese. C'è Heinz von Foerster, che aveva studiato fisica a Vienna e Breslau, e ora guarda alla biofisica. Oscar Westreich, alias Yehoshua Bar-Hillel, logico allievo di Carnap. C'è Max Delbrück, biofisico. Ci sono Kurt Lewin e Wolfgang Köhler, psicologi tedeschi vicini alla scuola della Gestalt; e altri psicologi: Heinz Werner; e Heinrich Klüver, Erik Erikson, Eilhard von Domarus, più vicini alla psichiatria. E ancora Lawrence Kubie, che più di ogni altro porta nelle Conferences il punto di vista freudiano.

C'è una precisa continuità tra il Circolo di Vienna e le Macy Conferences. L'approccio sistematico delle Conferences è rivisitazione della Wissenschaftliche Weltauffassung, Visione scientifica del mondo. Alla University of Chicago, negli anni delle Conferences, sotto il patrocinio di Carnap, prosegue il gran progetto di un'enciclopedia della Einheitswissenschaft, Scienza Unificata.

Possiamo osservare un ruolo parallelo, nel Circolo di Vienna, e nelle Macy Conferences. Il Circolo di Vienna si fonda sulla guida carismatica di Moritz Schlick. Schlick, al di là dei suoi meriti come filosofo, ha la capacità di stimolare le menti e di tenere insieme persone diversissime per indole e per storia personale. Così anche, nelle Macy Conferences, per dieci anni, Warren Mc Culloch.

Ci sono anche, naturalmente, differenze. Il Circolo di Vienna era transdisciplinare, ma monoculturale. Salvo qualche ospite saltuario, come l'americano Charles Morris, solo austriaci e tedeschi. Alle Macy Conferences, invece, troviamo insieme persone delle origini più diverse.

Il Circolo di Vienna trovava il comune interesse nella speculazione filosofica. Le Macy Conferences sono il luogo di incontro di scienziati impegnati in esperimenti.

E' possibile in America ciò che non era possibile in Europa. In Europa, per tradizione filosofica e per assenza di mezzi, si parla in modo raffinato di logica e di epistemologia - e si innova sopratutto per via di esperimenti mentali. E' un esperimento mentale la macchina di Turing, così come è un esperimento mentale la fisica teorica.

Negli Stati Uniti, Università e Fondazioni offrono agli scienziati laboratori di ricerca e finanziamenti inimmaginabili in Europa. Si può fare ricerca sperimentale. Per molti scienziati europei è la realizzazione di un sogno. Una sorta di Paradiso.

Da Vienna e da Berlino, attraverso il Circolo di Vienna e le Macy Conferences, le scienze trovano un momento unitario: la visione sistemica, l'esigenza di una attenta riflessione sull'epistemologia, sul metodo.

Eppure si è ricaduti in una separazione disciplinare: neuroscienze, psicologia cognitiva, linguistica, computer science, bioingegneria, ogni disciplina per suo conto, si dota di una propria epistemologia. Ed ognuna di queste discipline, non a caso, vede l'umano come macchina.

La visione unitaria e allo stesso tempo aperta del Circolo di Vienna, il tentativo di una epistemologia intesa come metodo d'indagine e allo stesso tempo costruzione sociale di conoscenza, la scienza come esperimento, avevano finito per fossilizzarsi in formalismo: Weltbild, Teoria Generale. Così si giunse in America alla Cibernetica, che tornava ad essere astrazione, sostituzione del modello al mondo, descrizione della macchina, contraddicendo la strada in indicata da Moritz Schlick.

Ma resta aperta la possibilità di tornare a curare quel seme che dava vita sia al Circolo di Vienna che alle Macy Conferences: la contiguità tra scienziati ed umanisti.

Partecipano a incontro delle Macy Conferences Yuen Ren Chao, Roman Jakobson, I.A. Richards.

Yuen Ren Chao, cinese, non è solo un linguista, è un poeta; i suoi interessi spaziano dalla musica alla cultura greca e latina. Roman Jakobson -attraverso la cultura russa, la cultura praghese e la cultura americana- non è solo un linguista, è un fine critico letterario, un profondo conoscitore della poesia. I.A. Richards prima di essere linguista è filosofo. Scrive di retorica, di psicologia e di critica letteraria.

Dunque non solo fisici, matematici, biologi, computer scientisti insieme a enografi, sociologi, psicologi e psichiatri e psicanalisti. Ma anche letterati e poeti. E matematici -come Walter Pitts- e psichiatri -come Warren McCulloch- che sono allo stesso tempo poeti, e dialogano tra di loro a proposito degli argomentti più profondi scambiandosi poesie.

C'è un laccio preciso, qui, con il modo in cui Wittgenstein fu profondamente inflouenzato da Karl Kraus. La ricerca della trasparenza e della precisione del linguaggio è prima di tutto un esercizio sociale, politico. Come ben ci ricorda Musil, non è attingibile per via matematica. Oggi potremmo agiungere: tantomeno è attingibile per via computazionale. E' semmai il lavoro del poeta, dell'artista.

Restano vive ed attualissime le parole scritte cent'anni fa da Neurath, Hahn e Carnap nella seconda sezione di Die wissenschaftliche Weltauffassung,21 La concezione scientifica del mondo, il manifesto del Wiener Kreis:

Die wissenschaftliche Weltauffassung kennt keine unlösbaren Rätsel. Die Klärung der traditionellen philosophischen Fragen führt dazu, dass sie teils als Scheinprobleme entlarvt, teils in empirische Fragen umgewandelt und damit dem Bereich der Erfahrungswissenschaft eingeordnet werden. In dieser Klärung von Fragen und Problemen besteht die Hauptaufgabe der philosophischen Arbeit. [...] Alles ist dem Menschen zugänglich; und der Mensch ist das Maß aller Dinge. Hier zeigt sich Verwandtschaft mit den Sophisten, nicht mit den Platonikern; mit den Epicureern, nicht mit den Metaphysikern.

La concezione scientifica del mondo non conosce enigmi insolubili. Il chiarimento delle questioni filosofiche tradizionali porta a smascherarle in parte come pseudoproblemi, e in parte a trasformarle in questioni empiriche, inserendole così nel campo delle scienze dell'esperienza. In questo chiarimento di problemi e questioni consiste il compito principale del lavoro filosofico. […] Tutto è accessibile all'uomo; e l'uomo è la misura di tutte le cose. Qui si mostra una parentela con i sofisti, non con i platonici; con gli epicurei, non con i metafisici.

C'è qui più Spinoza che Kant. Il positivismo logico, kantiano, del Carnap americano, si allontanerà di molto da questi principi: può essere inteso come un adeguamento -o forse una resa- ad una filosofia del nuovo mondo: pragmatica, orientata ad una visione della scienza connessa alla tecnologia, vincolata al business.

Alles ist dem Menschen zugänglich; und der Mensch ist das Maß aller Dinge. Tutto è accessibile all'uomo; e l'uomo è la misura di tutte le cose:

Lo sguardo della Wissenschaftliche Weltauffassung resta invece lontano da ogni riduzionismo. Uno sguardo critico, letterario, poetico, artistico, immerso nelle culture umane. Un atteggiamento filosofico oggi necessario - per evitare di finire per considerare - alla luce della scienza - noi umani alla stregua di sia pur raffinatissime macchine.

1Alan Turing, “On computable numbers, with an application to the Entscheidungsproblem”, Proceedings of the London Mathematical Society, Series 2, 42, 1936-1937, pp 230-265. [Received 28 May, 1936. Read 12 November, 1936.]

2David Hilbert, “Neubegründung der Mathematik: Erste Mitteilung”, Abhandlungen aus dem Seminar der Hamburgischen Universität, 25-27 luglio 1921; 1921. Ristampato con note di Paul Bernays in David Hilbert, Gesammelte Abhandlungen, vol. 3, Springer, Berlin,1935.

3David Hilbert, “Naturerkennen und Logik”, discorso in occasione del Congresso della Gesellschaft Deutscher Naturforscher und Ärzte a Königsberg, 8 settembre 1930; ora: David Hilbert, Naturerkennen und Logik. Königsberg 1930, Springer, Heidelberg, 1971.

4Hilary Putnam and Paul Benacerraf (eds.), Philosophy of Mathematics: Selected Readings, Prentice Hall, Englewood Cliffs, N.J., 1964. Jean van Heijenoort (ed.), From Frege to Gödel: A Source Book in Mathematical Logic, 1879-1931, Harvard University Press, Cambridge, Ma., 1967.

5Kurt Gödel, “Über formal unentscheidbare Sätze der Principia Mathematica und verwandter Systeme”, I. Monatshefte für Mathematik und Physik, 38 (1931), pp. 173-198. Ora in Kurt Godel, Collected Works, Solomon Feferman, editor, volume 1, Oxford University Press, 1986, pp. 144-195 (German text, parallel English translation).

6Albert Einstein, Hedwig Born, Max Born, Briefwechsel, 1916-1955. Nymphenburger, Munich, 1969; trad. inglese: The Born - Einstein Letters. The correspondence between Albert Einstein and Max and Hedwig Born 1916/1955, with commentaries by Max Born, Introduction by Werner Heisenberg, Foreword Bertrand Russelll, Macmillan Press London and Basingstoke, 1971, p. 84; trad. it Scienza e vita. Lettere (1916-1955), Mimesis, Milano, 2015

7Werner Heisenberg, “Über quantentheoretische Umdeutung kinematischer und mechanischer Beziehungen”, Zeitschrift fur Physik, 33, 1925, pp. 879-893 (ricevuto il 29 luglio, pubblicato nel n. 12, datato 18 settembre 1925).

8Immanuel Kant, Kritik der reinen Vernunft, Johann Friedrich Hartknoch, Riga, 1787, Zweyte hin und wieder verbesserte Auflage. I. Transzendentale Elementarlehre, Zweiter Teil. Die transzendentale Logik, Einleitung. Idee einer transzendentalen Logik, I. Von der Logik überhaupt. Trad. it.: Critica della ragion pura, a cura di C. Esposito, Bompiani, Milano 2004.

9Mara Belle, Quantum Dialogue: The Making of a Revolution, University of Chicago Press, 2001, pp. 113 e segg. Mary Jo Nye, The modern physical and mathematical sciences, Cambridge University Press, 2002, pp-196-197.

10Werner Heisenberg, “Über quantenmechanische Kinematik und Mechanik”, Mathematische Annalen, 95, 1926, pp. 683-705 (ricevuto il 21 dicembre 1925). Vedi anche: Werner Heisenberg, "Über den anschaulichen Inhalt der quantentheoretischen Kinematik und Mechanik", Zeitschrift für Physik 43, 1927, pp. 172-198 (ricevuto il 28 marzo 1927).

11Moritz Schlick, Allgemeine Erkenntnislehre, von Julius Springer, Berlin, 1918. (Seconda edizione: 1925).

12Alfred North Whitehead e Bertrand Russelll, Principia Mathematica, Cambridge University Press, Cambridge, 1910-1913. Second Edition 1927.

13Ludwig Wittgenstein, “Logisch-Philosophische Abhandlung”, Annalen der Naturphilosophie, 1921; trad. inglese Tractatus Logico Philosophicus, con Introduzione di Bertrand Russelll, Kegan Paul, Trench, Troubner & Co, London, 1922.

14Rudolf Carnap, Der Logische Aufbau der Welt, Scheinprobleme in der Philosophie, Felix Meiner Verlag, Leipzig, 1927; trad. inglese The Logical Structure of the World. Pseudoproblems in Philosophy, University of California Press, 1967; trad. it. Rudolf Carnap, La costruzione logica del mondo. Pseudoproblemi nella filosofia, Torino, Utet, 1997.

15Hans Hahn, Otto Neurath, Rudolf Carnap, “Wissenschaftliche Weltauffassung - der Wiener Kreis”, 1929, in Otto Neurath, Wissenschaftliche Weltauffassung Sozialismus und Logischer Emprismus, Suhrkamp, Frankfurt. 1979, pp. 81-101

16Robert Coughlan, "Dr Edward Teller's Magnificent Obsession", Life, vol 37, n. 10, 6 settembre 1954. Leo Szilárd, Leo Szilard, his version of the facts : selected recollections and correspondence, a cura di Spencer R. Weart e Gertrud Weiss Szilard, MIT Press, Cambridge (Mass), 1978. Eugene Paul Wigner, The recollections of Eugene P. Wigner as told to Andrew Szanton, a cura di Andrew Szanton, Plenum Press, New York, 1992.

17Hans Hahn, Logik, Mathematik und Naturerkennen., Gerold, Wien, 1933. Otto Neurath, Einheitswissenschaft und Psychologie, Gerold, Wien, 1933. Rudolf Carnap, Die Aufgabe der Wissenschaftlogik, GErold, Wien, 1934. Philipp Frank, Das Ende der mechanistischen Physik, Gerold, Wien,1935. Otto Neurath, Was bedeutet rationale Wirtschaftsbetrachtung?, Gerold, Wien, 1935. Otto Neurath, E. Brunswik, C. Hull, G. Mannoury, J. Woodger, Zur Enzyklopädie der Einheitswissenschaft, Vorträge, van Stockum, s'Gravenhage, 1938.

18Otto Neurath, Niels Bohr, John Dewey, Bertrand Russelll, Rudolf Carnap, Charles W. Morris, Encyclopedia and unified science, University of Chicago Press, Chicago, 1938 (Foundations of the Unity of Science I, vol 1). Charles Morris, Foundations of the Theory of Signs, University of Chicago Press, Chicago, 1938 (Foundations of the Unity of Science I, vol 2). Rudolf Carnap, Foundations of logic and mathematics. 1939, University of Chicago Press (Foundations of the Unity of Science I, vol. 3). Leonard Bloomfield, Linguistic aspects of science, University of Chicago Press, Chicago, 1939 (Foundations of the Unity of Science I, vol. 4). Ecc. (diciannove monografie pubblicate tra il 1938 e il 1969).

19Norbert Wiener, Cybernetics. Or the Control and Communication in the Animal and the Machine,, The Technology Press, Wiley & Sons, New York; Hermann et. Cie, Paris, 1948; Second Edition: MIT Press, Cambridge, Ma.,1961, Preface to the Second Edition, p. XV.

20Warren Sturgis McCulloch, Embodiments of Mind, Introduction by Seymour Papert, MIT Press, Cambridge, Ma., 1965. Warren S. McCulloch, The Natural Fit, Chicago Literary Club, 1959 (poesie).

21Hans Hahn, Otto Neurath, Rudolf Carnap, “Wissenschaftliche Weltauffassung - der Wiener Kreis”, 1929, Sezione 2. Ora in Otto Neurath, Wissenschaftliche Weltauffassung Sozialismus und Logischer Emprismus, Suhrkamp, Frankfurt. 1979.

Pubblicato il 26 luglio 2026

Francesco Varanini

Francesco Varanini / ⛵⛵ Scrittore, consulente, formatore, ricercatore - co-fondatore di STULTIFERA NAVIS

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