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Applicando la Learnable Theory di Magni, Marchetti e Alharbi all'enciclica Magnifica Humanitas (Leone XIV, 2026), emerge che il documento non si limita a enunciare principi etici sull'intelligenza artificiale, ma opera attraverso scelte linguistiche precise — nominalizzazioni, accostamenti paradossali, distribuzione grammaticale dell'agency — per generare nuovi pattern cognitivi collettivi. Espressioni come "ecologia della comunicazione" o l'estensione della destinazione universale dei beni agli algoritmi non sono ornamenti retorici: sono operazioni linguistiche che rendono pensabili, e quindi praticabili, risposte alla sfida tecnologica che senza quelle parole nuove resterebbero fuori dall'orizzonte del possibile. L'enciclica non descrive soltanto il mondo che vorrebbe — lo inizia a costruire attraverso il linguaggio che sceglie.


Prima di tutto: di cosa parla questa teoria?

Magni, Marchetti e Alharbi partono da un'osservazione semplice e potente: le parole non descrivono semplicemente la realtà — la costruiscono. Ogni parola che usiamo porta con sé un "pacchetto" di possibilità di azione e di significato che la teoria chiama affordances: ciò che una cosa ti permette di fare, pensare, immaginare.

le parole non descrivono semplicemente la realtà — la costruiscono

Dire "è un costo" e dire "è un investimento" descrivono spesso la stessa spesa, ma il primo sostantivo evoca tagli, il secondo evoca ritorni futuri. La parola scelta non è neutra: orienta inconsciamente il pensiero e, attraverso il pensiero, le decisioni e i comportamenti.

Il concetto centrale è il Learnable: l'insieme dei pattern cognitivi — costruiti attraverso l'esposizione al linguaggio, alla cultura, all'esperienza — che determinano come una persona o una comunità percepisce e interpreta la realtà. Alcuni Learnable sono universali (condivisi da tutti gli esseri umani); i learnables in minuscolo sono quelli più specifici, culturali, contestuali — quelli che possono cambiare.

La teoria studia in particolare come certi usi del linguaggio rompano i learnables esistenti e ne generino di nuovi, trasformando così il modo in cui le persone pensano e agiscono. Questo avviene specialmente attraverso accostamenti paradossali (come "foresta verticale", "droghe ricreative", "intelligenza artificiale") in cui un aggettivo viene abbinato a un sostantivo a cui normalmente non appartiene, creando cortocircuiti cognitivi che, anziché bloccare il pensiero, aprono nuove strade.

La teoria distingue poi due direzioni:

  • il talking che apre strade al walking: le parole nuove che rendono possibili comportamenti nuovi
  • il walking che genera nuovo talking: le esperienze nuove che richiedono parole nuove per essere raccontate

Con questa chiave in mano, l'enciclica di Leone XIV appare in una luce inedita.


Cosa si scopre leggendo l'enciclica con questa lente

1. Il Papa sceglie i sostantivi con precisione chirurgica

La Learnable Theory insegna che i sostantivi sono le parole più potenti: stabilizzano un'identità, la rendono permanente, resistente al cambiamento. Se dico "sei un aiutante" ottengo un effetto molto più forte che dire "dammi una mano": il sostantivo crea un'identità, non solo chiede un'azione.

Leone XIV usa sistematicamente il sostantivo "dignità" — non l'aggettivo "degno". Questo non è un dettaglio stilistico. Nella logica della Learnable Theory, "la dignità" è un'entità con affordances stabili e incancellabili; "una persona degna" è una valutazione soggettiva che si può contestare. Il Papa sta costruendo un learnable in cui la dignità non si guadagna, non si merita, non si può togliere — è una cosa che si è. Questo cambio grammaticale, apparentemente minimo, ha implicazioni enormi di fronte all'IA: una macchina non può valutare, misurare o certificare la dignità di una persona, perché quella dignità è un sostantivo — un'entità — non un punteggio.


2. Babele e Gerusalemme: due nuovi learnables per leggere il presente tecnologico

Il capitolo della Learnable Theory sugli accostamenti paradossali mostra come espressioni come "foresta verticale" o "droghe ricreative" spostino un sostantivo in un contesto semantico nuovo, generando nuovi modi di pensare e — alla lunga — nuovi comportamenti sociali.

Leone XIV fa qualcosa di strutturalmente identico con Babele e Gerusalemme. Prende due parole del patrimonio biblico e le ricarica con affordances contemporanee: Babele non è più solo la torre dell'Antico Testamento — diventa la parola-contenitore per tutto ciò che nell'era digitale riduce l'umano a dato, uniforma le differenze, concentra il potere in poche piattaforme private. Gerusalemme (nella storia di Neemia che ricostruisce le mura distribuendo a ogni famiglia un tratto) diventa il learnable della responsabilità condivisa, della governance distribuita, della diversità come valore.

Cosa si guadagna con questo? Il lettore acquisisce due etichette cognitive pronte all'uso. La prossima volta che valuterà una policy sull'IA, una scelta aziendale sull'automazione, un algoritmo di profilazione, potrà chiedersi semplicemente: "È una costruzione di Babele o di Gerusalemme?" Non dovrà ogni volta ricostruire da zero tutto il ragionamento. La parola fa il lavoro cognitivo al suo posto. Questo è precisamente ciò che la Learnable Theory chiama generazione di un nuovo learnable collettivo.


3. "Intelligenza artificiale": un paradosso linguistico che il Papa smonta

Uno dei contributi più illuminanti della Learnable Theory nel libro riguarda l'analisi dell'espressione "intelligenza artificiale": un aggettivo (artificiale = fatto dall'uomo, non biologico) abbinato a un sostantivo (intelligenza = capacità tipicamente umana). Questo accostamento paradossale ha prodotto — nel corso degli anni — un learnable potente e sottile: i sistemi di IA sembrano pensare, e noi umani sembriamo, per contrasto, un po' meno speciali.

Il Papa non contesta l'IA tecnicamente, ma compie un'operazione linguistica precisa: in tutto il documento, l'IA non è mai soggetto grammaticale di verbi che implicano giudizio, responsabilità o cura — è sempre oggetto. Non è "l'IA che decide", ma "chi finanzia, regola e usa la tecnica". Grammaticalmente, l'agency resta umana. Nella logica della Learnable Theory, questo è un atto cognitivo di resistenza: preserva il learnable per cui la responsabilità morale appartiene agli esseri umani, e non può essere delegata — né ai sistemi algoritmici né alle corporation che li gestiscono.

In parole semplici: il Papa sta usando la grammatica per affermare che "la macchina non è il soggetto della storia — lo siamo noi".


4. "Ecologia della comunicazione": un nuovo learnable per il mondo digitale

Quando il documento introduce questa espressione, produce esattamente il tipo di paradosso produttivo descritto da Alharbi nel capitolo 4 del libro. Il termine ecologia porta con sé affordances del dominio naturale: equilibrio fragile, interdipendenza tra specie, responsabilità verso le generazioni future, rischio di estinzione se si altera il sistema. Nessuna di queste affordances è normalmente associata alla parola comunicazione nel lessico dei media, della pubblicità digitale o dei social network, dove dominano velocità, engagement, monetizzazione.

L'accostamento è paradossale — e proprio per questo crea un nuovo learnable: la comunicazione può inquinarsi come un ecosistema, può degradarsi come un suolo impoverito, può essere protetta come una specie a rischio. Una volta acquisito questo learnable, diventa possibile pensare a regolamentazioni che oggi suonano strane — limiti all'uso dei social per i minori, tasse sul traffico disinformativo, standard di qualità informativa — allo stesso modo in cui, acquisito il learnable dell'"ecologia" ambientale, è diventato pensabile parlare di carbon tax e di diritti delle generazioni future.

Il meccanismo è quello classico del talking che apre strade al walking: nuove parole, nuovi pensieri; nuovi pensieri, nuovi comportamenti e politiche.


5. La "destinazione universale dei beni" estesa agli algoritmi: un esorcismo linguistico ad alto impatto

Nella Learnable Theory, gli esorcismi linguistici sono quegli accostamenti in cui l'aggettivo sposta il sostantivo in un dominio semantico opposto a quello originario, neutralizzando le connotazioni negative e aprendo spazio a nuove possibilità. "Droghe ricreative" ha spostato le droghe dal dominio della malattia e della devianza al dominio del tempo libero, abilitando politiche di depenalizzazione. "Friendly takeover" ha reso socialmente accettabile qualcosa che il solo termine "takeover" rendeva ostile.

Quando il Papa scrive che la destinazione universale dei beni vale oggi anche per "brevetti, algoritmi, piattaforme digitali, infrastrutture tecnologiche, dati", compie un esorcismo linguistico di straordinaria portata. Il sostantivo beni porta con sé un learnable secolare — quello della Dottrina sociale della Chiesa, presente fin dal Medioevo — che include affordances di accesso collettivo, funzione sociale, redistribuzione. Normalmente questo learnable si applica alla terra, all'acqua, alle risorse naturali. Spostarlo sugli algoritmi e sui dati inserisce quest'ultimi in un dominio semantico dove le affordances di proprietà privata assoluta e di esclusività competitiva non sono più automaticamente legittime.

Per chi non è addetto ai lavori: il Papa sta dicendo che un algoritmo di profilazione, una piattaforma di comunicazione globale o un database di dati sanitari non sono semplicemente proprietà privata come un'automobile o un appartamento. Sono beni che hanno una funzione sociale — e come tali, il linguaggio che usiamo per pensarli deve cambiare. Finché continueremo a chiamarli solo "asset" o "proprietà intellettuale", non riusciremo nemmeno a immaginare forme di regolazione che ne garantiscano l'accesso universale. La parola nuova rende pensabile la politica nuova.


6. Il meccanismo inverso: il transumanesimo come learnable mal trasferito

Il capitolo 5 del libro illustra come le esperienze nuove (il walking) generino necessariamente nuovo linguaggio (il talking), spesso attraverso l'uso di parole familiari per descrivere l'ignoto. Moravia nel Sahara descrive le piste desertiche con il vocabolario delle strade europee — perché è tutto ciò che ha. Il learnable disponibile viene stirato su una realtà per cui non è stato costruito.

Il Papa identifica nel transumanesimo esattamente questo errore: il learnable del progresso tecnologico — costruito su secoli di esperienza in cui la tecnica ha effettivamente migliorato la vita umana — viene trasferito a un dominio dove non regge, quello della natura stessa della persona. Si applica il walking della medicina che cura una malattia all'idea di "curare" la condizione umana in quanto tale; si trasferisce il learnable dell'"upgrade" del software all'"upgrade" dell'essere umano.

In parole semplici: il transumanesimo è come usare le parole sbagliate per descrivere qualcosa che quelle parole non possono contenere. E usare le parole sbagliate non è solo un errore retorico — porta, nella logica della Learnable Theory, a decisioni e comportamenti sbagliati. Il Papa non critica la tecnologia; critica il learnable mal trasferito che rischia di farci confondere lo strumento con il fine.


Cosa aggiunge questa lettura che le altre non danno

Una lettura teologica dell'enciclica spiega il messaggio dottrinale. Una lettura sociologica ne valuta l'impatto sulle politiche pubbliche. Una lettura filosofica ne discute i fondamenti antropologici.

La Learnable Theory aggiunge una quarta dimensione, specifica e concreta: mostra come il documento costruisce i suoi effetti cognitivi, parola per parola, sostantivo per sostantivo, accostamento paradossale per accostamento paradossale. Mostra che Leone XIV non si limita a dire che l'essere umano è più dell'algoritmo — costruisce nel lettore un learnable per cui questo diventa evidente, visibile, quasi intuitivo. E mostra che le espressioni più originali del documento non sono ornamenti retorici, ma operazioni linguistiche precise che aprono strade a comportamenti, politiche e pratiche che senza quelle parole nuove resterebbero inimmaginabili.

In una frase:

l'enciclica non descrive soltanto il mondo che vorrebbe — lo inizia a costruire attraverso le parole che sceglie.

StultiferaBiblio

Pubblicato il 27 maggio 2026

Luca Magni

Luca Magni / Professor of Practice, Luiss Business School