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Una breve recensione nata come riflessione di approfondimento sul libro Post-Europa di Yuk Hui da poco terminato di leggere. Un testo interessante nel suo mettere a confronto Oriente e Occidente suggerendo il superamento dell'opposizione ideologica che li vede sempre come l'uno contro l'altro. Su tutto pesa il concetto di colonizzazione.


Nel suo ultimo libro, Post-Europa, (uscito nel 2020, anno della morte di Bernard Stiegler di cui l’autore era allievo) Yuk Hui affronta una delle domande più urgenti e trascurate della filosofia contemporanea. Si interroga se sia possibile pensare la tecnologia al di fuori delle categorie moderne occidentali che l'hanno costituita, e più radicalmente se esiste una sola modernità o se dobbiamo invece parlare di modernità plurali.

Per contestualizzare l’opera di Hui si deve partire da Stiegler. Come il filosofo francese (Technics and Time), Hui parte dal presupposto che non esista un umano puro pre-tecnico. L'umano e la tecnica sono co-originari, si costituiscono reciprocamente. La tecnica non è uno strumento esterno che l'umano usa, ma la condizione stessa di possibilità dell'umano, un punto di partenza condiviso che distingue entrambi da visioni strumentali della tecnica (la tecnica come mero mezzo) o antropologiche ingenue (prima l'umano, poi la tecnica). Condiviso e radicalizzato da Hui è anche il concetto che la tecnica sia esteriorizzazione della memoria. Dagli utensili paleolitici alla scrittura, dalla stampa ai database digitali, la tecnica è il modo in cui gli umani esternalizzano e trasmettono sapere attraverso il tempo. Per Hui non c'è una sola forma di esteriorizzazione (quella europea), ma esteriorizzazioni plurali che corrispondono a cosmotecniche diverse. La scrittura cinese esteriorizza diversamente dall'alfabeto fonetico greco. E questa differenza non è solo tecnica ma ontologica.

Il debito di Hui con Stiegler si evidenzia anche nella diagnosi su una tecnica moderna che sotto il capitalismo industriale e ora quello computazionale, è diventata prevalentemente pharmakon-come-veleno piuttosto che pharmakon-come-cura. La tecnologia contemporanea proletarizza (Stiegler), cioè ci priva di saperi, competenze, autonomia. Ci rende dipendenti, passivi, consumatori invece che produttori di cultura. Fin qui la comunanza di pensero da cui emerge una differenza cruciale. Per Hui Stiegler, pur essendo uno dei pensatori più radicali della tecnica, resta intrappolato in un frame europeo, le sue categorie sono elaborate a partire dalla tradizione filosofica europea (da Platone a Simondon) e dalla storia tecnologica europea (dalla scrittura alfabetica ai media digitali). Stiegler pensa la tecnica come destino universale dell'umanità, ma in realtà sta universalizzando una particolare traiettoria storica, quella europea. La sua critica della proletarizzazione algoritmica è potente, ma non mette in questione la struttura metafisica stessa della tecnica moderna, che per Hui è storicamente e geograficamente situata.

Post-Europa è, in un certo senso, un tentativo di provincializzare Stiegler, non per diminuirlo, ma per liberare il suo pensiero dall'universalismo implicito. Hui (si) interroga sull’esistenza di forme di esteriorizzazione che non seguono la logica europea, sul quanto e come la cosmotecnica cinese abbia sviluppato un modo diverso di pensare la relazione tra memoria, tecnica, e tempo. Stiegler pensa la tecnica come una struttura antropologica universale che si manifesta storicamente in forme diverse. Hui pensa le cosmotecniche come strutture ontologicamente diverse, non come variazioni di una stessa essenza, ma come modi diversi di essere moderni. La diversità viene ricercata in alternative come quella cinese indagando il pensiero del qi (energia vitale), della risonanza organica, del Tian (Cielo) come ordine dinamico, alternative che offrono categorie che la metafisica europea non ha mai sviluppato. Per fare un esempio attuale. Mentre Stiegler, dentro la logica tutta europea di soggetto/oggetto, automazione/autonomia, mente/macchina, critica l'intelligenza artificiale perché automatizza e quindi proletarizza il pensiero umano. La cosmotecnica cinese pensa l'IA diversamente, non come automazione che sostituisce l'umano, ma come modulazione di campi di qi, come risonanza tra organismi e sistemi. Non sostituzione ma co-emergenza. Un’altra differenza sostanziale con Stiegler emerge dal libro di Hui nella riflessione sulla tecnologia come farmacologia. Per Stiegler la tecnica è pharmakon (cura e veleno), il compito è curare le patologie della tecnica una tecnica terapeutica, non tossica.  Per Hui meglio sposare tecnodiversità, coltivare una pluralità di cosmotecniche. Come la biodiversità è essenziale per la resilienza ecologica, la tecnodiversità è essenziale per evitare il collasso monoculturale della cosmotecnica moderna europea.

Fin qui il debito di Hui a Stiegler, il cui pensiero è presente in molte parti del libro. Per tornare al tema principale, Hui parte dalla constatazione che la modernità tecnologica, tipicamente occidentale, si è globalizzata, ma lo ha fatto imponendo come universale una cosmotecnica specifica, quella europea. Cosmotecnica è il concetto alla base di un suo libro precedente che Hui ha sviluppato per parare dell'unità tra cosmo (ordine morale e metafisico) e techne (prassi, sapere fare). Ogni cultura ha elaborato storicamente la propria cosmotecnica, ma la modernità europea ha cancellato questa pluralità, presentando la propria relazione con la tecnica come l'unica possibile e razionale.

Il risultato è stata una colonizzazione non solo politica ed economica, ma ontologica. Anche i paesi decolonizzati hanno finito per adottare il frame tecnologico europeo, credendo che non ci fossero alternative. La tecnologia moderna con la sua pretesa di neutralità, universalità, e separazione tra natura e cultura, è in realtà una costruzione storicamente situata che porta con sé una metafisica specifica.

Hui dialoga criticamente con Heidegger, che in La questione della tecnica aveva diagnosticato la tecnica moderna come "Gestell", imposizione, dis-velamento. Ma secondo Hui Heidegger resta intrappolato in una cornice mentale e di pensiero tipicamente europeo, pensa la tecnica come destino dell'Occidente e la sua critica resta interna alla tradizione metafisica europea. Le relazioni con le culture orientali e lo sguardo di Heidegger su di esse rimane limitato.

Andando oltre questa critica Hui propone di pluralizzare il pensiero della tecnica. Non c'è la tecnica moderna come destino universale ma ci sono, o potrebbero esserci, cosmotecniche plurali, modi diversi universali di articolare il rapporto tra cosmo e techne.

Hui dedica ampio spazio alla cosmotecnica cinese, mostrando come il pensiero confuciano e quello del qi (气, energia vitale) abbiano articolato una relazione con la tecnica radicalmente diversa da quella europea. Non una natura oggettiva da dominare attraverso una ragione strumentale, ma un cosmo organico in cui la tecnica è modulazione, armonizzazione, risonanza. Hui non propone di tornare alla cosmotecnica premoderna cinese, ma di usarla come risorsa per immaginare tecnologie alternative e non solo strumenti diversi, modi diversi di pensare cosa la tecnologia è e può essere.

Il post di Post-Europa non significa dopo in senso temporale (come se l'Europa fosse finita). Significa oltre, suggerisce la necessità di uscire dall'universalismo europeo senza cadere nel relativismo culturale. Hui non vuole sostituire un universalismo (europeo) con particolarismi frammentati. Vuole costruire un universalismo plurale e la possibilità di dialogo e contaminazione tra cosmotecniche diverse, nessuna delle quali possa pretendere di essere l'unica razionale.

Il libro è densissimo, a tratti ostico. Hui attraversa storia della filosofia europea (da Husserl a Simondon), pensiero cinese (da Zhu Xi a Liang Qichao), teoria dei sistemi, cibernetica di secondo ordine. Il rischio è che il lettore si perda nei riferimenti eruditi e perda il filo dell'argomento principale.  Hui è più convincente nella critica (la modernità europea si è imposta come universale) che nella proposta costruttiva (come si costruiscono concretamente tecnologie alternative?). Il progetto di "tecnodiversità" resta in gran parte programmatico.

In un momento in cui l'intelligenza artificiale, la sorveglianza algoritmica, la crisi ecologica mostrano i limiti catastrofici della cosmotecnica europea moderna, Post-Europa offre strumenti concettuali per immaginare alternative. Non propone soluzioni pronte, ma apre uno spazio di pensiero che la filosofia della tecnologia occidentale ha sistematicamente chiuso. La visione che emerge prevede di mantenere la tensione tra le tante ibridazioni in atto, che Hui si augura come consapevoli, e la ricerca di una specificità delle diverse tradizioni cosmotecniche.

Il libro di Hui non è di facile lettura, soprattutto a chi non abbia letto le sue opere precedenti come Cosmotecnica, ma è un libro utile per chiunque voglia pensare la tecnologia oltre il modo di pensare eurocentrico. Hui ci costringe a una domanda scomoda sul fatto che la nostra idea di cosa la tecnologia possa essere solo una possibilità storica tra molte, per di più impostasi con la violenza coloniale. La domanda di Hui coinvolge tutti noi “pensatori” occidentali sull’esistenza di altri modi di essere moderni.


 

 

 

 

StultiferaBiblio

Pubblicato il 13 febbraio 2026

Carlo Mazzucchelli

Carlo Mazzucchelli / ⛵⛵ Leggo, scrivo, viaggio, dialogo e mi ritengo fortunato nel poterlo fare – Co-fondatore di STULTIFERANAVIS

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