Lavoro e organizzazione
I sette requisiti metodologici che distinguono un bug tracking system efficace da un semplice repository di segnalazioni
La scelta di un bug tracking system viene frequentemente affrontata attraverso confronti superficiali: qual è l'interfaccia più moderna, quale costa meno, quale richiede meno tempo di setup. Questo approccio trascura la questione fondamentale. Uno strumento di gestione dei difetti non costituisce semplicemente un database dove registrare segnalazioni, bensì l'infrastruttura tecnologica che deve supportare processi di quality assurance strutturati secondo modelli consolidati nella letteratura scientifica. La differenza tra un sistema efficace e un mero repository risiede nella capacità di implementare requisiti metodologici specifici che trasformano la registrazione passiva in governance attiva della qualità.
Quando i bug costano milioni: l'impatto economico dei difetti software sulla governance aziendale
Nel 2017, il valore azionario di Provident Financial subì un crollo devastante: da £17.42 a £4.50 in poche ore. La causa scatenante fu un difetto nel sistema informatico che aveva provocato la perdita di oltre il cinquanta percento dei debiti di prestito. Nello stesso anno, American Airlines si ritrovò con quindicimila voli completamente prenotati ma privi di piloti, conseguenza diretta di un malfunzionamento nel sistema di scheduling. Il Consortium for IT Software Quality ha quantificato nel 2020 il costo complessivo della scarsa qualità del codice software in 2.08 trilioni di dollari, includendo perdite di produttività, ricavi, profitti, fiducia dei clienti e reputazione del brand. Questi episodi non costituiscono anomalie statistiche: rappresentano manifestazioni di un fenomeno sistemico che attraversa ogni settore industriale. La gestione dei difetti software incide direttamente sui risultati economici delle organizzazioni e rientra a pieno titolo nelle competenze della governance aziendale, ben oltre i confini tradizionali del reparto IT.
Lo sciopero. Un’arma del Novecento?
Per vari motivi lo sciopero ha perso nel tempo parte della forza che aveva nel 1800 e nel 1900. Ma conserva ancora la sua valenza più importante. Invitare i lavoratori a scioperare significa chiedergli di decidere, di schierarsi e di compiere quindi un atto politico. Aderire ad uno sciopero, e rinunciare al salario della giornata, è una scelta consapevole; un contributo reale, attivo, compiuto con la speranza che la nostra azione possa incidere sui fatti. È questo il vero valore dello sciopero: la possibilità di essere protagonisti della propria vita e di fare concretamente qualcosa per cambiare il corso delle cose.
Strumenti e metodo: perché dedicare quattro saggi al bug tracking
Esiste una categoria di problemi organizzativi che rimane ostinatamente invisibile fino al momento in cui produce conseguenze irreversibili. Non parlo di errori strategici eclatanti o di decisioni palesemente sbagliate che chiunque potrebbe identificare a posteriori. Mi riferisco a quella classe di disfunzioni sistemiche che si annidano nei processi operativi quotidiani, che si manifestano attraverso segnali deboli facilmente ignorabili, che crescono in silenzio fino a quando la loro risoluzione richiede interventi radicali e costosi.
Tutti parlano di AI, Python, velocità... ma io voglio parlarvi di un vecchio amico silenzioso: Java
Sì, avete capito bene. Quel linguaggio che molti considerano noioso è, in realtà, la spina dorsale del nostro mondo digitale. Vorrei spiegarvi, per chi non è un addetto ai lavori, perché Java è come il latino: una struttura rigorosa che ci insegna a pensare con disciplina in un mondo fluido e veloce in cui abbiamo bisogno di stabilità.
Sciopero
Possiamo chiederci se lo sciopero, strumento efficacissimo -nel 1800 e per buona parte del 1900- per la difesa dei diritti dei lavoratori, sia diventato obsoleto nei tempi del capitalismo delle piattaforme e dell'intelligenza artificiale.
Ritmi di sviluppo software: una prospettiva cinese per il management dei progetti IT
Chi lavora nella gestione di progetti software ha spesso come riferimento le metodologie agili nate in ambienti angloamericani. Questi approcci hanno portato valore, ma tendono a trasformarsi in schemi rigidi e poco adattabili alle reali dinamiche dei team. In Software Development Rhythms, il prof. Kim Man Lui e Wing Lam Chan propongono una prospettiva diversa, radicata nella cultura professionale cinese e basata sul concetto di ritmo organizzativo. L’idea centrale è che il ritmo emerga dalla sinergia tra pratiche diverse, armonizzate per diventare più efficaci insieme che separatamente. Il libro è strutturato in due parti: la prima introduce il concetto di ritmo e ne esplora le basi teoriche, la seconda mostra come combinarlo con approcci come Scrum, Lean, CMMI o TDD per risolvere problemi concreti. Il risultato è un testo accessibile, ricco di esempi e casi reali, che invita a riconsiderare lo sviluppo software come un processo da orchestrare, non solo da eseguire.
Europa: svelare le false narrazioni
Sopravviverà l'Europa? Negli ultimi decenni gli Stati Uniti hanno perpetrato nei confronti dei cittadini europei un continuo inganno. In risposta l'Europa ha continuato a oscillare tra la sudditanza asservita e il velleitario ribellismo. Per evitare lo sfaldamento totale del continente, è indispensabile rifondare in forma federale la Nazione Europea, per recuperare un rapporto alla pari con gli Stati Uniti. Temi approfonditi nel libro: Gian Carlo Cocco, 'Sopravviverà l'Europa', Mursia, 2025.
Resilienza senza alibi: dal caos ritualizzato alla competenza collettiva
Resilienza nei team di progetto non è resistere agli urti, ma trasformare l’incertezza in conoscenza operativa. Provo a spiegare il mio punto di vista su come linguaggi, pratiche riflessive, regia temporale, leadership diffusa e sostenibilità organizzativa rendano un gruppo capace di apprendere mentre agisce. Dal caso software alla pubblica amministrazione, emerge un metodo per metabolizzare errori e vincoli, evitando la retorica “agile” senza sostanza. La resilienza diventa igiene del discorso, governo dei ritmi, cura dell’energia collettiva. Una critica al tecnicismo vuoto e alla resilienza di facciata chiude il quadro, con il suggerimento all'uso di metriche che misurino apprendimento, cooperazione e debito di resilienza permanente accumulato, per migliorare veramente.
Ivan Illich: professioni disabilitanti, potere di prescrivere e cittadini ridotti a utenti
“Il potere professionale è una forma specializzata del privilegio di prescrivere”. Su questo potere di prescrizione che si fonda, secondo Ivan Illich, il controllo sociale. Non contano in fondo le conoscenze che stanno alla base di una professione. Conta l'appartenenza ad una organizzazione che garantisce l'esercizio esclusivo della professione. Così le professioni non soltanto esercitano la tutela sui 'cittadini-divenuti-clienti' ma determinano anche la forma del mondo in cui i 'cittadini-divenuti-clienti' si trovano a vivere.
Un appello ai sindacati. Diritto del lavoro e rappresentanza sindacale: il nodo irrisolto dell'articolo 39 della Costituzione
Il vuoto normativo lasciato dal mancato sviluppo dell'art. 39 della Costituzione ha portato ad una proliferazione dei contratti Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro validamente sottoscritti. Molti dei nuovi contratti, stipulati da soggetti scarsamente rappresentativi, offrono ai lavorato condizioni poco vantaggiose, ma portano anche ad una cattiva concorrenza tra imprese, fino a configurarsi come regalo alla cattiva imprenditoria. Eppure, i grandi Sindacati Confederali non rivendicano con forza l'attuazione dell'art. 39.