Nel Dizionario dell’economia politica e del commercio di Gerolamo Boccardo (1857-1861) -così come il francese, dove l’espressione è in uso dalla metà del 1500- appare al maschile: agenda. Appare invece al femminile nell’Appendice al vocabolario italiano della lingua parlata di Giuseppe Rigutini, nel 1876. Si aggiunge in anni molto più recenti, a metà del secolo scorso, il senso di ‘elenco delle cose iscritte all’ordine del giorno di assemblee o riunioni’. I
In latino è gerundio neutro plurale del verbo agere, ‘agire, fare’, quindi: ‘cose da fare’. Di qui l’idea del ‘carnet’, ‘quadernetto’, ‘libriccino’, contenente una pagina per giorno, dove si annotano le ‘cose da fare’.
In ogni caso l’agenda è legata al calendario. E’ il latino tardo calendarium, ‘libro delle calendae’, e cioè delle ‘scadenze del primo giorno dei mesi’, sacro a Giunone. Non esistevano nel calendario greco: da qui il “rimandare alle calende greche”, già usata dai romani per significare un rinvio a tempo indeterminato.
Il calendario e l’agenda fungono da vincolo: servono proprio ad impedirci di ‘rinviare alle calende greche’ le ‘cose da fare’; ed anzi si fondano sulla presunzione che sia possibile determinare a priori il momento più opportuno, il momento giusto per fare ogni cosa.
Possiamo qui cogliere la differenza che distingue il progetto dal processo. L’opera è già chiara nella mente dell’artigiano al lavoro, così come lo scopo del progetto è chiaro al committente, al project manager e a tutti gli stakeholder coinvolti. Diverso il processo. Non ha, di per sé, né un fine già dato -uno scopo preciso e vincolante-, né una fine -un tempo destinato a terminare-. Lo scopo pensato prima, e solo uno dei possibili. Il processo può portare a quel risultato ma anche -se non li abbiamo negati, bollandoli come deviazioni, errori- ad altri risultati più virtuosi.
Scrive Cicerone: “causa non solum exponenda, sed etiam graviter copioseque agenda est”. Il Business Plan serve a ben poco. Molto più conta agire senza agende prescrittive.
Per questo servono saggezza, equilibrio, consapevolezza del significato morale dell’agire.
“Contingit enim aliquem iudicare, uno modo per modum inclinationis: sicut qui habet habitum virtutis, recte iudicat de his quae sunt secundum virtutem agenda, inquantum ad illa inclinatur”, scrive San Tommaso (Summa, Prima Pars, Quaestio, I, Articulus 6). Dipende dall’agenda chi decide cosa fare “sicut aliquis instructus”, chi decide in base ad una teoria appresa. L’uomo virtuoso giudica invece ‘per inclinazione’: essendo disposto ad agire bene, giudica rettamente di ciò che istante per istante serve fare.