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In origine c'è un riferimento alla tékhne -‘arte’, ‘mestiere’- della Grecia classica. E c'è un riferimento agli arti umani, alle mani. Potremmo dire, un riferimento alla mente e al corpo.

Il senso era già chiaro in latino, arte facere, 'fare ad arte’. ‘fare con arte’. L’artifex è dotato di perizia tecnica, conosce il mestiere,

In latino troviamo anche artificium, artificialis, artificiosum. Le espressioni passano alle lingue romanze. In italiano, già ai tempi di Dante il senso è consolidato. Arte: 'attività umana regolata da accorgimenti tecnici e fondata sullo studio e sull'esperienza'. Artificio: 'espediente ingegnoso diretto a supplire alle deficienze della natura'.

In latino artificialis e artificiosum sono sostanzialmente sinonimi. Ma prendono poi nelle lingue romanze un senso divergente, che è utile qui ricordare. In artificiale è implicita l'opposizione al naturale: 'frutto del lavoro umano' – un esempio è la memoria artificiale: artificio, tecnologia, abilità, attraverso la quale greci e latini espandevano la capacità della mente umana di conservare conoscenza, utilizzando come supporto fisico il proprio cervello. In artificioso appare invece l'idea di 'affettazione', 'malizia', 'inutile ricercatezza', cammino lungo una strada che ci porta all'inganno e alla falsità. Chiara la differenza, l'ambiguità resta: la moderna tecnologia è al contempo artificiale -utile prodotto dell’homo faber- e artificiosa -qualcosa che minacciosamente si oppone all’uomo-.

Arriviamo così all'inglese artifact, parola nuova, coeva e connessa a technology. Entrambe si affermano negli Stati Uniti in conseguenza della saldatura tra scienza e industria. Entrambe ci parlano di 'volontaria estensione di un processo naturale'.

Per l'Oxford Dictionary (edizione 1928) l'artifact -o artefact- è ancora, genericamente, “a thing made by art, an artificial product”. Nel Supplement del 1933 la definizione è più precisa: “Anything made by human art and workmanship, an artificial product”. Workmanship: 'lavorazione', 'abilità professionale', 'rifinitura'.

Nel Supplement nel 1987, infine, appare una significativa aggiunta: “in technical and medical use, a product or effect that is not present in in the natural state (of an organism, etc.) but occurs during or as a result of investigation or is brought about by some extraneous agency”.

E dunque, se prima della rivoluzione scientifica e tecnologica del Ventesimo Secolo vedevamo l’artifact come prodotto dell’homo faber, ora lo osserviamo come mera conseguenza di un un processo di continua modifica dell’ambiente – al quale sia l’uomo, sia gli aritfacts già esistenti contribuiscono.

Pubblicato il 16 febbraio 2026

Francesco Varanini

Francesco Varanini / ⛵⛵ Scrittore, consulente, formatore, ricercatore - co-fondatore di STULTIFERA NAVIS

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