Popolo, nazione, idioma. Carattere, costume, consuetudine, morale. Un fascio di concetti legati da una profonda, originaria connessione.
C’è alla base una idea di unicità. Ogni popolo, ogni cultura considera sé stessi non genericamente ‘gente’ ma ‘la gente’, l’unica.. Ma prima del gruppo, viene la persona. Il ‘noi’ è già il frutto di un incontro.
Innanzitutto c’è il sé. Il soggetto, l’individuo, diverso da ogni altro, e se vogliamo anche ‘identico’, ‘completamente uguale’, ma solo a stesso. L’essere irripetibile, con il suo punto di vista, relativo, ma inimitabile.
In origine sta la radice indoeuropea s(w)e-, ‘se stesso’. Da qui il sanscrito svah, l’avestano hva-, l’antico persiano huva. E poi il latino se e suus: sé e suo in italiano, soi e sien in francese, sí e suyo in spagnolo, Sich e Sein in tedesco.
In greco hos è ‘egli’, ‘ciò’; hekastos, sta per ‘ciascuno’. Ethnos ci porta verso l’identità collettiva. Mentre êthos ci parla di individualità, di ‘ciò che è proprio di una persona’, ‘costume’, ‘modo di vita’. In latino discende dalla stessa radice indoeuropea il verbo suescere, 'abituare', 'essere abituato' (da cui assuefatto). Ma abbiamo anche, nello stesso, senso del greco êthos, mos (da cui il francese moeur). Di qui riparte Cicerone: per tradurre il greco ethikós, ‘relativo al costume’, conia il termine morale.
‘Etica’ e ‘morale’ sono perciò termini strettamente connessi. E al di là di cavillose e sottili distinzioni concepite dai filosofi, indicano una cosa semplice e precisa: il sistema di concetti, giudizi, norme, valori a cui fa riferimento, nella sua condotta, ogni singolo uomo.
Le antiche culture religiose dalle quali discende il mondo moderno –zoroastrismo, ebraismo, islamismo, cristianesimo– condividono questa idea del sé, fonte di identità e di conoscenza distintiva. Il sé è l’essere che tende alla propria piena manifestazione, al superamento del limite, anche del confine tra vita e morte. È l’umano che tende al divino. In antico persiano khva-data sta per Signore, nel senso di ‘creato da se stesso’.
Ecco così messo in luce l’aspetto ricorsivo ed autoconsistente dell’etica. Ogni persona ha una sua etica, ogni etica basta a se stessa. L’etica, in fondo, è ‘ineffabile’, ‘non esprimibile in parole’: l’etica esiste se la si pratica. Se se ne parla, è perché non riusciamo a praticarla.
Non conosciamo abbastanza noi stessi. Ed è così difficile passare dal ‘sé’ al ‘noi’.