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Nelle pieghe del romanzo di Gabriel García Márquez 'L'amore al tempo del colera' si trova descritto un interessante caso aziendale.
C'è, tra le sezioni organizzative della Compañía Fluvial del Caribe, i cui battelli a ruota percorrono in río Magdalena, la Sezione Generale, "il cui stesso nome dava un'idea della vaghezza delle sue attribuzioni, e dove andavano a morire di cattiva morte i problemi che non si riusciva a risolvere nel resto dell'impresa".
Resta aperta una domanda. Se si tratti di una buona soluzione, o se invece convenga eliminare la Sezione Generale, e restituire i problemi alle Sezioni di origine, perché solo lì i problemi potevano essere risolti.
Mi torna in mente questa storia leggendo, qui su 'Stultifera Navis', il racconto di Davide Dalla Valle 'Organizzazione dei destini incrociati'.
Perciò ripubblico qui, senza cambiare una virgola, l'articolo che trent'anni fa avevo dedicato al caso aziendale tropicale.

Case galleggianti di legno, larghe e piatte, due ponti su una chiglia di ferro, con un pescaggio massimo di cinque piedi per muoversi senza rischi sui fondali variabili del fiume. Battelli fabbricati a Cincinnati a metà del secolo, lo stesso leggendario modello che faceva servizio sull'Ohio e sul Mississippi, ad ogni lato una ruota di propulsione mossa da una caldaia a legna. E poi i nuovi modelli, con una sola "enorme ruota a poppa con pale orizzontali sotto i cessi soffocanti del ponte dei passeggeri".

Il battello, uno dei tre della Compañía Fluvial del Caribe, risale il fiume Magdalena, che è una sorta di spina dorsale della Colombia, e ci troviamo trasportati in un mitico 'tempo del colera' - che è poi in fondo un tempo storico a cavallo dell'inizio del secolo: il doppio registro che è tipico di Márquez con-fonde, come sempre, il 'meraviglioso' tropicale con una precisa realtà storica ed economica.

Ecco così la selva intricata di alberi colossali, le giornate trascorse sparando ai caimani immobili che prendono il sole sulla riva con le fauci aperte per afferrare farfalle, tra pappagalli e scimmie schiamazzanti e stormi di aironi spaventati che si alzano improvvisamente dai pantani e manatí che allattano i piccoli e stupiscono con lamenti quasi umani. E di notte, sul battello ormeggiato, il calore insopportabile che obbliga a dormire all'aperto sulle amache e le zanzare ed il cattivo odore dei pezzi di carne salata messi a seccare sui parapetti.

Ritroviamo però nel romanzo anche la descrizione di un ecosistema destinato alla sparizione: la stessa navigazione fluviale vi contribuisce, favorendo la distruzione delle foreste lungo le rive: le caldaie a vapore sono alimentate con la fonte energetica più a buon mercato, ed accessibile in loco.

E ritroviamo nel romanzo, anche, gli echi della 'grande storia'. Le guerre civili tra liberali e conservatori. E la questione del 'debito inglese': nel 1825 la Gran Bretagna aveva firmato un trattato di "amicizia e commercio", a carattere perpetuo, con Bolívar. L'aiuto finanziario, indispensabile per sostenere i costi della guerra con la madrepatria spagnola, vincola però i paesi ispanoamericani a concedere per lunghi anni lo sfruttamento delle risorse naturali a compagnie del lontano regno.

Ma L'amore ai tempi del colera -ed è quello che qui più ci interessa- ci racconta anche di come si manifesti al Tropico lo spirito imprenditoriale. E sopratutto ci offre una inattesa, fulminante lezione di ingegneria organizzativa.

Innamorato deluso

Quando Florentino Ariza venne a sapere che Firmina Daza si sarebbe sposata con un medico ricco e di buona famiglia, educato in Europa e con una reputazione insolita per la sua età, non ci fu forza capace di risollevarlo dalla sua prostrazione. Tránsito Ariza (sua madre, ndr) fece il possibile per consolarlo con ogni arte femminile quando si rese conto che aveva perso la parola e l'appetito e passava le notti in bianco piangendo senza sosta, e dopo una settimana riuscì a farlo mangiare di nuovo. Parlò allora con don León XII Loayza, l'unico sopravvissuto dei tre fratelli, e senza dirgli il motivo lo supplicò si dare al nipote un impiego di qualsiasi tipo nella società di navigazione. (p. 204)

Un imprenditore al Tropico

Dietro il guscio di affarista senz'anima, si nascondeva un lunatico geniale (...) Le ore che gli lasciavano libere l'amministrazione dei suoi battelli decrepiti, ancora a galla solo per pura distrazione della fatalità, ed i problemi ogni giorno più critici della navigazione fluviale, le consacrava ad arricchire il suo repertorio lirico. Niente gli piaceva di più che cantare nei funerali. (...)

Così, tra brani d'opera e serenate napoletane, il suo talento creativo ed il suo invincibile spirito di impresa lo convertirono nell'eroe della navigazione fluviale nella sua epoca di maggior splendore. Era venuto su dal nulla, come i due fratelli defunti, e tutti arrivarono dove vollero nonostante le stigmate dell'essere figli naturali, per di più nemmeno riconosciuti. (...)

Nessuno lo definì meglio di quanto fece lui stesso quando qualcuno lo accusò di essere ricco.

- Ricco no - disse -: sono un povero con i soldi, che non è la stessa cosa. (pp. 244-245)

Un raro modo di essere ("che qualcuno elogiò una volta in un discorso come una demenza lucida"). Don León XII Loayza, Presidente della Junta Directiva e Director General della Compañia Fluvial del Caribe, accetta in azienda il nipote, ventisettenne dall'"aspetto lugubre" e privo di qualsiasi professionalità. Ma lo sottopone "un regime da caserma che avrebbe piegato l'uomo più determinato".

Nipote in carriera, I

I peggiori anni furono i primi, quando lavorava come scritturale della Direzione Generale, una mansione che pareva inventata su misura per lui. (...) Florentino Ariza scriveva qualsiasi cosa con tanta passione, che persino i documenti ufficiali sembravano d'amore. Le polizze di carico, per quanto si sforzasse di evitarlo, gli venivano in rima, e le lettere commerciali di routine avevano un respiro lirico che toglieva loro autorevolezza. Lo zio in persona gli apparve un giorno nell'ufficio con un fascio di corrispondenza che non aveva avuto il coraggio di firmare come sua, e gli dette un'ultima opportunità per salvarsi l'anima.

- Se non sei capace di scrivere una lettera commerciale te ne andrai a raccogliere la spazzatura sul molo - gli disse.

Florentino Ariza accettò la sfida. Fece uno sforzo supremo per apprendere la terrena semplicità della prosa mercantile, imitando modelli di archivi notarili con tanta applicazione come prima faceva con i poeti alla moda. (...) Ma dopo sei mesi, per quanto si fosse dato da fare, non era riuscito a torcere il collo al suo cigno incallito. Cosicché quando lo zio León XII lo riprese per la seconda volta, lui si dette per vinto, ma con una certa alterigia.

- L'unica cosa che mi interessa è l'amore- disse.

- Il brutto - gli disse lo zio - è che senza navigazione fluviale non c'è amore. (pp. 246-247)

Così come quando scriveva versi, per Florentino anche scrivere lettere commerciali è un 'atto creativo' che trae origine da un impulso profondo. Indipendentemente dalla natura dell'oggetto della scrittura, attraverso la scrittura la pulsione sublimata si scarica in maniera corrispondente al bisogno.

Nipote in carriera, II

Compì la minaccia di mandarlo a raccogliere la spazzatura sul molo, ma gli promise sulla sua parola che se se lo fosse meritato l'avrebbe fatto salire passo passo lungo tutta la gerarchia aziendale. Così fu. Nessun tipo di lavoro riuscì a sconfiggerlo, per duro e umiliante che fosse, né lo demoralizzò la miseria dello stipendio, né perse per un istante perse il suo incrollabile coraggio dinnanzi all'insolenza dei suoi superiori. (...) Proprio come lo zio León XII aveva previsto e desiderato perché non restasse all'oscuro di nessun segreto dell'impresa, in trenta anni di dedizione e tenacia a tutta prova passò attraverso tutti gli incarichi. (pp. 247-248)

La forza di Florentino, la sua capacità di resistere ad ogni prova aziendale, sta nella natura del suo investimento affettivo. Non cerca nel lavoro una impossibile realizzazione di sé.

Perciò può ricoprire tutti i ruoli "con una capacità ammirevole", "studiando ogni filo di quell'ordito misterioso" che è il sistema organizzativo.

Nuova assunta

Era vestita come le schiave delle incisioni, con una gonna a volant che si sollevava con un gesto da danzatrice per passare sopra le pozzanghere della strada, una scollatura che le lasciava le spalle scoperte, un fascio di collane colorate e un turbante bianco. (...)

Quelle che voleva chiedergli non era amore, e men che meno amore a pagamento, ma un impiego qualsiasi, e con lo stipendio qualsiasi, nella Compañia Fluvial del Caribe. Florentino Ariza si vergognò tanto del proprio comportamento che la portò dal capo del personale, e questi le diede un posto di infima categoria nella Sezione Generale, che lei occupò con serietà, modestia e dedizione durante tre anni. (p. 269)

I criteri che presiedono all'assunzione di Leona Cassiani, negra giovane e piacente, sono legati al caso, al senso di colpa, ed in genere ad una logica tutta interna alla 'cultura locale'. Una scelta 'emotiva' e non 'tecnica'. Per questo, una scelta efficace.

Ed in fondo, la Sezione Generale

Gli uffici della C.F.C. erano fin dalla fondazione di fronte al molo fluviale, che non aveva niente a che fare con il porto dei transatlantici sul lato opposto della baia, né con l'attracco del mercato nella Bahía de las Animas. Era un edificio di legno con tetto di zinco a due falde, con un balcone sostenuto da colonne che copriva tutta la facciata, e varie finestre con rete di filo di ferro sui quattro lati, dalle quali si vedevano per intero i battelli sul molo come quadri sui muri. (...)

Nel piano alto dell'edificio c'era la Sezione Amministrativa, in uffici piccoli ma comodi e ben dotati, come le cabine di un battello, dato che non erano stati fatti da architetti civili ma da ingegneri navali. (...)

In fondo al corridoio, come un impiegato qualsiasi, lavorava lo zio León XII in un ufficio uguale a tutti gli altri, con l'unica differenza che lui trovava la mattina sulla sua scrivania un vaso di vetro con un qualsiasi tipo di fiore dal buon profumo. (...)

Al piano terra c'era la Sezione passeggeri, con una sala d'attesa e un bancone per la vendita di biglietti e il ritiro dei bagagli.

In fondo in fondo c'era la confusa Sezione Generale, il cui stesso nome dava un'idea della vaghezza delle sue attribuzioni, e dove andavano a morire di cattiva morte i problemi che non si riusciva a risolvere nel resto dell'impresa. (p. 269-271)

Il 'lay-out', che sempre è specchio dell'organizzazione e della stessa cultura aziendale, qui lo è il massimo grado: gli uffici piccoli come cabine, ed il progetto non a caso dovuto ad ingegneri navali. La Sezione Generale, dove vanno a morire i problemi che non si riescono a risolvere, confusa come una stiva, non può che trovarsi 'in fondo in fondo'.

La visita

Lì stava Leona Cassiani, persa dietro un banco di scuola tra un carichi di mais e incomprensibili scartoffie, il giorno che lo zio León XII in persona andò a vedere che diavolo poteva fare perché la Sezione generale servisse a qualche cosa. (...)

Dopo tre ore di domande, di ipotesi teoriche e di verifiche concrete alla presenza di tutti gli impiegati, tornò al suo ufficio tormentato dalla certezza di non aver trovato nessuna soluzione per tanti problemi, ma al contrario: nuovi e variati problemi per nessuna soluzione. (p. 271)

Anche per l'osservatore meno ligio ai modelli, prima idea non potrà che essere quella di 'fare funzionare ciò che c'è'. Perché se l'ente c'è -così vuole l'essenziale logica di zio León XII- dovrà pur esserci un motivo. Se non altro una utilità potenziale, da riscoprire ed attivare.

Ingegneria organizzativa

Il giorno dopo, quando Florentino Ariza entrò nel suo ufficio, trovò un memorandum di Leona Cassiani, con la preghiera di studiarlo e di mostrarlo poi a suo zio, se gli sembrava pertinente. Era la unica che non aveva detto una parola durante la visita del pomeriggio anteriore. Si era comportata coerentemente con la sua condizione di impiegata assunta per carità, anche se nel memorandum faceva notare che non l'aveva fatto per negligenza ma per rispetto alle gerarchie della Sezione. (...)

Era di una semplicità allarmante. Lo zio León XII si era proposto una riorganizzazione radicale, ma Leona Cassiani pensava in modo contrario, per il semplice motivo che la Sezione generale in realtà non esisteva: era l'immondezzaio dei problemi imbarazzanti ma insignificanti che le altre Sezioni si toglievano di dosso. La soluzione, di conseguenza, era eliminare la Sezione generale, e restituire i problemi, perché fossero risolti nelle loro Sezioni di origine. (pp. 271-272)

L'inefficienza appare, agli occhi di Leona Cassiani, il frutto abnorme di un intervento di sviluppo organizzativo.

La scelta può ben apparire a prima vista acuta e lungimirante. Ma è in realtà traduzione in modello organizzativo di un bisogno difensivo del soggetto lavoratore: ognuno desidera allontanare da sé le 'rogne', le ripetitive e burocratiche attività di cui non si riesce a misurare immediatamente l'efficacia; o all'opposto le attività 'straordinarie', non riconducibili a procedure.

Forse si tratta di attività inutili. Ma se svolte all'interno dell'unità organizzativa che le motiva, le azioni inefficienti restano sotto controllo: la necessità di perseguire risultati obbliga l'unità aziendale a minimizzare lo spreco di risorse.

Se però ad ogni unità organizzativa è permesso di 'semplificarsi la vita' esportando la propria inefficienza in una esterna unità-ricettacolo, quest'ultima, priva di legami forti con il core business, vedrà crescere in modo esponenziale la tendenza al lavoro inutile ed allo spreco.

E la nuova unità -dominata dall'inefficienza- esporterà a sua volta inefficienza in tutto il sistema, innescando un circolo perverso.

Se invece -propone sommessamente Leona Cassiani- la quota di attività priva di scopo evidente sarà re-importata nell'unità di origine, qui di nuovo sarà tenuta a bada dalla parte sana del sistema.

Il ruolo di Leona, I

Lo zio León XII non aveva la minima idea di chi fosse Leona Cassiani, né ricordava di aver visto qualcuno che potesse esserlo nella riunione del pomeriggio precedente, ma quando lesse il memorandum la chiamò nel suo ufficio e conversò con lei per due ore. Parlarono un po' di tutto, d'accordo con il metodo che lui usava per conoscere la gente. Il memorandum era di semplice senso comune, e la soluzione, in effetti, dette il risultato sperato. Ma allo zio León XII non gli importava di quello: gli importava lei. Ciò che più attirò la sua attenzione fu che i suoi unici studi dopo le elementari erano stati la Scuola per Cappellai. Inoltre, stava imparando l'inglese a casa sua con un metodo rapido di autoistruzione, e da circa tre mesi prendeva lezioni serali di dattilografia, una professione innovativa di grande avvenire, come prima si diceva del telegrafo e ancora prima si era detto delle macchine a vapore. (p. 272)

Forse all'interno di ogni organizzazione esistono risorse ignorate. Tra i compiti del vertice aziendale sta il saperle scoprire, ed utilizzare.

Le indicazioni dell'oscura dipendente sono prese in considerazione e messe in pratica. La Sezione Generale è eliminata "con un tratto di penna". I suoi problemi sono redistribuiti: il compito di risolverli torna nelle mani di coloro che dei problemi erano stati autori e fonte.

Ma non è questo il risultato ottenuto da Leona Cassiani. Essa ha, innanzitutto, affermato il proprio ruolo.

Zio León XII inventa per lei "un posto senza nome e senza funzioni specifiche, che era in pratica quello di sua assistente personale".

Il ruolo di Leona, II

Leona Cassiani, da parte sua, superò presto gli scrupoli iniziali, e tirò fuori tutto quello che aveva nascosto con tanta astuzia i primi tre anni. In altri tre aveva raggiunto il controllo di tutto, e nei quattro seguenti giunse alle porte della Segreteria Generale, ma non volle entrarvi perché era solo uno scalino più in basso di Florentino Ariza.

Fino allora era stata alle sue dipendenze, e voleva continuare ad esserlo, sebbene la realtà fosse diversa: lo stesso Florentino Ariza non si rendeva conto di essere lui alle dipendenze di lei. Così era: lui non aveva fatto altro che realizzare quello che lei suggeriva alla Direzione Generale per aiutarlo a emergere oltre trappole dei suoi nemici occulti.

Leona Cassiani aveva un istinto diabolico per maneggiare i segreti, e sapeva stare sempre al posto giusto al momento giusto. Era dinamica, silenziosa, di una dolcezza saggia. Ma quando era indispensabile, con tutto il dolore della sua anima, lasciava briglie sciolte al suo carattere di ferro massiccio. E tuttavia non lo usò mai per se stessa. Il suo unico obiettivo fu spazzare la scala a qualsiasi prezzo, con il sangue se non c'era altro modo, perché Florentino Ariza salisse fin dove lui si era proposto di salire senza calcolare troppo bene le sue forze. Lei l'avrebbe fatto in ogni caso per una indomabile vocazione al potere, ma la verità fu che lo fece coscientemente per pura gratitudine.

Era tale la sua determinazione, che lo stesso Florentino Ariza si perse nei suoi maneggi, ed a un certo punto cercò senza fortuna di sbarrarle il passo credendo che lei cercasse di sbarrarlo a lui. Leona Cassiani lo rimise al suo posto.

- Non si lasci ingannare - le disse -. Io mi tiro da parte quando vuole, ma ci pensi bene.

Florentino Ariza, che in effetti non ci aveva pensato, ci pensò allora meglio che poté, e le consegnò le sue armi. (pp. 273-274)

La stabilizzazione che sembrava realizzata costituendo la Sezione Generale era nient'altro che il frutto del trasferimento del disordine ad altra parte del sistema. Ma, così operando, il disordine era solo occultato e rimosso. Il problema della sua origine non era affrontato ed elaborato.

E' forse impossibile sopprimere il caos burocratico e gestionale; il caos, però, può essere (provvisoriamente) organizzato. E' ciò che sa fare in modo del tutto personale Leona Cassiani, in virtù di una doppia anomalia: è donna; e affronta con logica 'selvaggia' le problematiche organizzative.

E' donna: l'atteggiamento di fronte al ruolo è fondato sull'affettività e sull'empatia; lo status formale è vissuto come irrilevante; a muovere all'azione non sono (quasi mai) gli scopi palesi dell'azienda.

Posa sull'organizzazione un sguardo 'selvaggio': il suo è un approccio lontano da norme e consuetudini 'occidentali' - ma non per questo privo di una sua profonda razionalità, e di una efficacia trascinante.

Leona Cassiani, in effetti, ci appare come una fedele esecutrice del dettame di Occam: "non sunt multiplicanda entia praeter necessitatem". Qui però il dettame è strappato dai cieli della filosfia e brutalmente applicato alla prassi. Una 'lettura barbara', diremmo: ed ecco che in luogo del chirurgico rasoio, il simbolico strumento capace di tagliar via gli enti inutili è un rustico machete. (Guglielmo di Occam: francescano inglese, maestro della filosofia scolastica, precursore dell'empirismo, 1280 circa-1349 circa).

Riferimenti bibliografici:

El amor en los tiempos del cólera esce in Spagna (Barcelona, Bruguera) e nei paesi dell'America di lingua spagnola nel 1985. Lo stesso anno esce presso Mondadori la traduzione italiana. La versione qui proposta è stata condotta sull'originale spagnolo; i numeri di pagina rimandano all'edizione sopra citata.

Nota.

Questo testo è stato pubblicato con il titolo Il machete di Occam sulla rivista Sviluppo & Organizzazione, settembre-ottobre 1995, nell'ambito della rubrica da me curata intitolata Il Principe di Condé.

Pubblicato il 16 maggio 2026

Francesco Varanini

Francesco Varanini / ⛵⛵ Scrittore, consulente, formatore, ricercatore - co-fondatore di STULTIFERA NAVIS

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