Quando Maurizio Ferraris ha abbandonato la filosofia?

Tornando a leggere il saggio di Maurizio Ferraris 'L'ermeneutica di Proust', 1987, sovvengono pensieri a proposito di come si evolve il pensiero di un filosofo. Appare stridente la distanza tra queste pagine sincere, volte all'autoriflessione, attente alla contiguità tra filosofia ed arte, e la successiva produzione del filosofo. Viene da chiedersi: come è possibile che quel Maurizio Ferraris sia trasformato in tronfio e cinico apologista del telefonino, banale critico di Gesù Bambino, impenitente inventore di formule che ricicciano l'ovvio -dal nuovo realismo alla documentalità-, sempre in cerca di gerghi tesi ad annichilire i lettori, e a rinserrare le fila degli addetti ai lavori.

Ontologie insorgenti. Città, codice e complessità oltre l’ordine moderno

Viviamo in un’epoca in cui l’ontologia – la domanda su ciò che esiste e conta – non è più dominio esclusivo della metafisica. Grazie a reti comunitarie, tecnologie accessibili e pratiche urbane distribuite, emergono nuovi modi di fare mondo. Ispirandosi alle riflessioni di John D. Barrow, questo articolo esplora il principio antropico come chiave per leggere non solo l’universo, ma anche città, codici e sistemi di governance. Le “leggi” che regolano l’esistenza non sono scoperte una volta per tutte, ma negoziate collettivamente, situate nei contesti. L’ontologia diventa un gesto progettuale: codificare condizioni di esistenza, proporre costanti locali, generare realtà vivibili. In questo senso, fare ontologia è oggi un atto radicale, creativo, profondamente politico.

Ontologia punk. Versioni del reale e sintesi radicali nella progettazione contemporanea

Il reale non costituisce un dato. Si configura quale versione. E solo decidendo quali versioni consideriamo stabili possiamo affermare di possedere una visione del mondo. L'ontologia, in questo senso, non si riduce a una branca astratta della filosofia: si manifesta quale pratica collettiva e quotidiana che plasma continuamente il nostro modo di abitare il mondo. La cultura cyberpunk lo aveva intuito con straordinaria lucidità: la realtà costituisce un'interfaccia instabile, un campo semantico in costante riconfigurazione. Progettare – un piano strategico, una norma sociale, un sistema informativo – significa agire su quella instabilità. Ogni backlog è una dichiarazione implicita su ciò che conta. Ogni struttura di accesso e autorizzazione disegna una mappa invisibile del potere. Ogni metrica definisce cosa merita di essere misurato e, implicitamente, cosa può essere ignorato.