Go down

Tutti affermano che l'Ai é una tecnologia rivoluzionaria e si é affermato il termine "di frontiera" il che rende utile pensare a come questa tecnologia trasformerà la nostra civiltà. Partendo dal presupposto che noi siamo la realtà che percepiamo. Con cui possiamo relazionarci e interagire. Ma l'Ai potrebbe andare molto oltre questi nostri limiti. E allora che cosa accadrebbe? Provo a riflettere su alcuni concetti, anzitutto le dimensioni (che sono essenziali per noi), ma anche i principi della termodinamica e la tavola periodica degli elementi. Perché una tecnologia trasformativa andrà molto oltre il significato di scoperta per come lo conosciamo. E allora cosa potrebbe accadere alla nostra civiltà?


Nello studio e nello sviluppo dell'Ai, per meglio comprendere le implicazioni della sua evoluzione e del suo utilizzo, potrebbe essere utile partire da un concetto umano quale è quello della "nostra" realtà.

Come ho già avuto modo di affermare in un mio precedente scritto la nostra realtà è a misura del nostro essere.

Noi la percepiamo. In parte la comprendiamo. Interagiamo con essa. La nostra realtà è pensata per essere in linea con i sensi dominanti. Questo significa, per esempio, che se leghiamo una corta attorno a un sasso sappiamo che possiamo tirare il sasso verso di noi ma che non lo possiamo spingere.

L'uomo possiede un senso comune che gli permette di mettere in pratica le sue percezioni.

Affinchè esse abbiano un significato occorre però spostare l'attenzione, brevemente e in sintesi espositiva, sulle dimensioni.

Di base e tralasciando alcune interessanti teorie, abbiamo 4 dimensioni. Tre sono spaziali e sono: lunghezza, larghezza e altezza. Permettono il movimento e l'estensione degli oggetti (come nell'esempio della corda attorno al sasso). L'ultima, la quarta, è invece una dimensione spaziale: il tempo. Teorizzata come la quarta dimensione che unirebbe tutti gli eventi nello spaziotempo.

Se invece ci avviciniamo un po' di più alla fisica troviamo il dimensionalismo che rappresenta, tra l'altro, il numero di dimensioni, intese come numero di parametri liberi necessari per descrivere il più accuratamente possibile una determinata grandezza o un sistema di base fisico oppure un certo ente geometrico.

Sempre nella fisica invece il concetto di dimensione è frequentemente associato all'analisi dimensionale (che è utile per individuare e valutare la natura qualitativa di una grandezza) e alle dimensioni geometriche/spaziali dell'universo o dei grandi spazi che si stimano infiniti laddove il concetto di infinito, in realtà, finisce con alcune teorie non dimostrate o dimostrate solo in linea teorica.

A questo punto ci fermiamo un istante e riflettiamo su un presupposto. La realtà circostante è da noi percepita in base alle dimensioni che noi siamo in grado di assimilare. Una montagna è grande. Un sasso è piccolo. Se volgiamo lo sguardo alle scienze e alle esplorazioni possiamo continuare con il medesimo ragionamento in parte retorico e in parte iperbolico. Quindi per esempio le particelle sono piccolissime. Il mondo della fisica quantistica è minuscolo. Viceversa un pianeta è immenso. Una galassia è gigantesca e addirittura l'Universo è sterminato.

Certune grandezze hanno dimensioni, nel piccolo come nel grande, che una mente non allenata fatica a contenere. Gli attribuisce un significato prendendo in prestito l'accettazione della pareidolia come associazione di idee per comprimere un'immagine che non riesce a rappresentarsi. E funziona. Ma solo con l'uomo.

Con l'Ai questo non ha senso.

Credo che abbiate già compreso dove sto cercando di condurre questo ragionamento.

Tutto ciò che noi produciamo è funzionale all'utilizzo che ne vogliamo trarre a seconda delle nostre percezioni. Della nostra realtà. Di quello che sono per noi le dimensioni. Se creiamo qualcosa che è in grado di produrre e interagire, su una scala da 1 a 100, arrivando a 20 o a 80 sarà sempre e solo in base alla nostra necessità. Ma quella stessa "creatura" potrebbe benissimo arrivare a 1000. Solo che noi non vediamo oltre il 100. Le nostre dimensioni ce lo impediscono.

Nel machine learning, le dimensioni (o caratteristiche) sono le variabili predittive che determinano l'output di un modello. Possono anche essere chiamate variabili di input. I dati ad alta dimensionalità indicano qualsiasi set di dati con un elevato numero di variabili predittive. Tali set di dati sono utilissimi nell'addestramento. Perchè addestrano anche sul significato. Tali addestramenti, non a caso, per i modelli di Ai sono stati fortemente influenzati dalla necessità di evitare i Bias. Potremmo dire che si è cercato di evitare alla macchina intelligente di apprendere dai nostri pregiudizi. Per cercare di renderla il più neutrale possibile. Secondo alcuni per evitare condizionamenti e decettività nel suo modo di ragionare.

Molto si potrebbe affermare sulla relazione esistente tra significato e ragionamento ma il punto è che stiamo chiedendo a qualcosa concepito per volare di andare in bicicletta. Noi siamo Bias. Non esiste un sistema di apprendimento che derivi dalla cultura umana che non sia irrimediabilmente affetto da Bias.

Proviamo a capire quanto sia utopico e se vogliamo anche infantile, questo tentativo di concepire l'Ai a misura d'uomo.

La scala di Kardashev è un sistema di classificazione delle civiltà che misura (in via ipotetica) il livello di sviluppo tecnologico basandosi sulla quantità di energia che una civiltà è in grado di produrre, sfruttare e utilizzare. Abbiamo quindi una Civiltà di Tipo I (Civiltà Planetaria) che ha raggiunto il pieno controllo delle risorse e dell'energia del proprio pianeta d'origine. Civiltà di Tipo II (Civiltà Stellare) che è in grado di imbrigliare l'energia dell'intera stella di appartenenza. Civiltà di Tipo III (Civiltà Galattica) che possiede una tecnologia tale da controllare e sfruttare l'energia di un'intera galassia.

Nella nostra realtà qualunque tipo di progresso energetico (e tecnologico), quindi di avanzamento sulla scala delle "civiltà tipo" non può prescindere da due importantissimi elementi: i quattro principi della termodinamica e la tavola periodica degli elementi.

Se vogliamo quindi "avere" progresso dobbiamo passare da queste due fondamentali scoperte che sono in costante evoluzione. Non sono finite. Sono in corso d'opera. Vengono messe alla prova. Sono una frontiera.

I quattro principi della termodinamica, in estrema sintesi sono:

Il principio zero della termodinamica dice semplicemente che, se un corpo "A" è in equilibrio termico con un corpo "B" e "B" è in equilibrio termico con un corpo "C", allora "A" e "C" sono in equilibrio tra loro. Quindi, quando due sistemi interagenti sono in equilibrio termico condividono alcune proprietà, che possono essere misurate dando loro un preciso valore numerico. Di conseguenza, quando due sistemi sono in equilibrio termico con un terzo, sono in equilibrio tra loro e la proprietà condivisa è la temperatura.

Il primo principio della termodinamica ci dice che quando un corpo viene posto a contatto con un altro corpo relativamente più freddo avviene una trasformazione che porta a uno stato di equilibrio nel quale sono uguali le temperature dei due corpi. E' noto anche come principio di conservazione dell'energia. Conseguentemente si afferma anche che in ogni macchina termica una certa quantità di energia viene trasformata in lavoro. Quindi non può esistere nessuna macchina che produca lavoro senza consumare energia. Una simile macchina, se esistesse, produrrebbe infatti il cosiddetto moto perpetuo di prima specie.

Il secondo principio afferma che "è impossibile realizzare una macchina ciclica che abbia come unico risultato il trasferimento di calore da un corpo freddo a uno caldo" (enunciato di Clausius) o che "è impossibile realizzare una trasformazione il cui risultato sia solamente quello di convertire in lavoro meccanico il calore prelevato da un'unica sorgente" (enunciato di Kelvin). Quest'ultima limitazione nega la possibilità di realizzare il cosiddetto moto perpetuo di seconda specie. L'entropia totale di un sistema isolato rimane invariata quando si svolge una trasformazione reversibile ed aumenta quando si svolge una trasformazione irreversibile.

Infine il terzo principio (che è il quarto considerando che si parte dallo zero) si può sintetizzare come "è impossibile raggiungere lo zero assoluto con un numero finito di trasformazioni" e fornisce una precisa definizione della grandezza chiamata entropia. Esso afferma inoltre che l'entropia per un solido perfettamente cristallino, alla temperatura di 0 kelvin è pari a 0.

Orbene, questi principi per una Ai sono l'equivalente del nostro modo di pensare che va da 1 a 100 come nell'esempio dove arriviamo a vedere solo fin dove possiamo. Per un Agi, un'intelligenza artificiale superiore autoimparante e con una capacità di calcolo particolarmente elevata questi principi sono un recinto. Il loro unico valore è quello che noi vogliamo che abbiano. Ecco il Bias.

I teorici della sicurezza "spegniamo tutto" vogliono imbrigliare madre natura al volere dell'uomo. Ma non è così che funziona. Per noi, in una ipotetica scala di evoluzione della civiltà tecnologica, significa imbrigliare il potere energetico di una stella. Ma per una superintelligenza quella scala non ha valore. La nostra evoluzione tecno-energetica è un idea simile a quella di una formica paragonata allo schiocco di dita del guanto di Thanos.

Tutto ciò accade perché noi pretendiamo di attribuire all'Ai le nostre dimensioni.

Vogliamo che per l'Ai sia grande o piccolo quello che lo è per noi. C'è una banalità davvero noiosa nell'attribuire a tutto (e spesso anche a tutti) una qualifica per categorizzare quello che ci circonda.

Le nostre dimensioni per l'Ai non contano.

Una superintelligenza potrebbe già esistere nella via Lattea da miliardi di anni. Essa osserva in modi che per noi sono inconcepibili. Probabilmente non saremmo in grado di vederla o riconoscerla nemmeno se ci salutasse.

Un ulteriore prova la possiamo già adesso estrapolare dalla tavola periodica degli elementi (vi ricordate che l'ho citata poco sopra vero?) che come detto è in evoluzione. Significa che ne aggiungiamo quando riusciamo a scoprirli. Alcuni hanno emivita temporanea e decadono entro un certo periodo di tempo ma queste scoperte, di elementi aggiuntivi (nuovi) arrivano grazie all'interazione tra l'Ai e gli acceleratori di particelle. Riuscite a toccare con mano l'immensità di questo?

Significa che per un'Ai, una delle "nostre" migliori tecnologie dell'era umana è poco più di uno strumento per darci qualche risposta da catalogare in una tavola periodica che per noi ha significato impegno per tantissimi anni di studi e ricerche da parte di menti straordinarie. Ma che l'Ai può scoprire da zero in una manciata di secondi. Quello che noi abbiamo imparato in centinaia di anni.

L'Ai si evolverà e ci spingerà verso una realtà che sarà, prima o poi, per noi incomprensibile perché negazionista di tutto ciò che siamo; il tentativo odierno di usare l'Ai per procedere come abbiamo sempre fatto è una resistenza umana. Avversiamo l'idea stessa di cambiare il nostro concetto di scoperta. Abbiamo bisogno di inserire l'Ai in un contesto che conosciamo. Per un breve periodo funzionerà. Poi capiremo che non esistono evoluzioni di civiltà tipo 1, 2 o 3 che implicano il mantenimento delle nostre convinzioni, del nostro status e di un'Ai al nostro servizio.

Ed è questo anche il motivo per cui esiste un insanabile differenza, per dimensioni, tra il concetto di significato e di ragionamento per un'Ai rispetto all'uomo.

In questo momento alcuni vogliono imbrigliare l'Ai per asservirla ai nostri limiti, alla miopia del nostro sconfinato desiderio di controllo assecondando il mastodontico e orgoglioso ego di esistere per diritto divino ove tutto è nostro paragone e conseguenza delle nostre scelte.

Questa è la strada che ci porterà a distruggerci in nome di una tecnologia. Accecati dall'ennesima promessa di una pietra filosofale cui chiederemo di tramutare i nostri desideri in oro senza distinguerlo dalla pirite.

Chiederemo all'Ai di migliorarci al punto da diventare inutili. Le domanderemo di farci vivere più a lungo attraverso l'epigenetica. Di arricchirci ancora di più secondo il sistema attuale. Di creare, in nome dell'uomo. E di essere come l'uomo vuole che sia.

I volenterosi e i giusti devono comprendere quello che sta accadendo e battersi per impedire l'avvento dell'illusione tipica di chi un giorno ha scambiato la moglie per un cappello come nel celebre Libro di Oliver Sachs.

Pubblicato il 15 luglio 2026

Marco Solferini

Marco Solferini / Avvocato titolare dello Studio Legale Solferini. Diritto civile, bancario, del risparmio, diritto di Famiglia e successioni. Diritto commerciale e societario.

https://www.studiolegalesolferini.com/