Le incertezze sul futuro dell'Intelligenza Artificiale

Una riflessione che nasce dall'incontro tra Donald Trump e Xi Jinping: l'assenza di Anthropic e il sospetto di un occasione mancata. Un incontro tanto atteso. Un esisto difficile da interpretare. La sensazione strisciante e inquietante che la diplomazia non abbia molto da offrire. Sono molte le chiavi interpretative che si susseguono. Ciascuna portatrice di conclusioni che forse rispecchiano più l'intendimento di chi si applica nell'opinionismo laddove le notizie a disposizione sono talmente poche che alimentano più che altro l'immaginario. Provo a fare un analisi ragionata su alcuni aspetti. Basandomi più su quello che manca. E su quello che avrebbe dovuto esserci. A cominciare da Anthropic.

L'Intelligenza Artificiale risolve uno dei 7 problemi del Millennio. Riflessioni su aspetti positivi e rischi delle scoperte tramite Ai.

L'Ai avrebbe risolto uno degli storici problemi mai risolti dall'umanità denominati problemi matematici del millennio. Segnatamente l'equazione di Navier-Stokes che descrive il movimento dei fluidi viscosi, come l'acqua e l'aria, fondamentali per progettare aerei o fare previsioni metereologiche come pure per analizzare la diffusione degli agenti inquinanti. Come rammenteranno alcuni lettori dei miei articoli avevo già presagito oltre un anno fa che fra i passaggi più indicativi della fase di miglioramento di questa tecnologia che precede quella di accelerazione, ci sarebbero stati dei rilevanti risultati anzitutto nella matematica e nella fisica. Tuttavia occorre riflettere su cosa tutto ciò può significare. Che implicazioni abbiano scoperte così fondamentali attraverso l'Ai. Il ruolo che si prospetta per la ricerca umana e che significato potrebbe avere nell'immediato futuro una presenza "irrinunciabile" dell'Ai in ogni stadio o fase della ricerca. Esisterà un'innovazione senza l'Ai? Chi detiene le chiavi del controllo dei sistemi più avanzati potrebbe usarli per se stesso come in una trama da "Avengers"? Sono domande importanti che dovrebbero aprire a considerazioni pratiche che tuttavia vengono ignorate da chi dovrebbe vigilare. Cerchiamo quindi di osservare più da vicino i vantaggi e i potenziali rischi, a cominciare da questa notizia sulla risoluzione di uno dei 7 problemi matematici del millennio.

Le affermazioni di un ex dipendente di OpenAi e Anthropic sul pericolo di un'Intelligenza Artificiale malevola sono da prendere sul serio?

L'intelligenza artificiale ci ucciderà tutti? No, con buona pace del sensazionalismo che senza dubbio ha il vantaggio di attirare l'attenzione, ma non è in programma. Tuttavia ci sono continui allarmi sui progressi di alcuni modelli di Ai. In alcuni casi sembrano anche costruiti apposta, forse a scopo di marketing, per promuovere gli agenti in commercio. A volte però, le dichiarazioni più tranchant arrivano da chi per curriculum e per l'attività lavorativa svolta ha lavorato proprio a contatto con l'addestramento delle Ai. Pertanto viene legittimo riflettere maggiormente su che tipo di attendibilità e di attenzione sia giusto e prudente attribuire alla voce di un potenziale insider.

Come superare la sostituzione lavorativa dell'Intelligenza Artificiale. Un esempio con il caso degli Avvocati.

Prima di affrontare il “terrore” esasperante dell'aspetto c.d. sostitutivo è necessario svolgere due diversi ragionamenti. Altrimenti il presente testo non sarebbe diverso da tanti altri millenarismi che profetizzano disoccupazione e disagio o disordini sociali il tutto quasi in chiave di “Sacrifici umani, cani e gatti che vivono insieme! Masse isteriche!” come nella celebre sequenza del film Ghostbusters. La prima parte di questo articolo cerca di fare il punto sulla imminente fase di accelerazione e su ciò che inevitabilmente sarà la risposta tecnologica e scientifica nel rapporto uomo-macchina intelligente. La seconda parte affronta brevemente il concetto di lavoro che a quanto parte vorremmo preservare o difendere provando a introdurre il quesito del “se ne vale davvero la pena”. Infine si propone una soluzione che ad avviso dello scrivente è l'unica davvero meritevole di essere percorsa. Compatibile con quello che sappiamo ma in particolare con ciò che non possiamo sapere del futuro. Per praticità la categoria di riferimento in esito a questo scritto, sarà quella degli Avvocati datosi che è quella a cui appartengo ed è anche una delle più indicate come a rischio sostituzione. Voglio infine aggiungere che nello scrivere il presente articolo ho tenuto anche conto delle osservazioni che mi sono pervenute dai lettori dei miei scritti. In particolare per quanto riguarda i testi, le ricerche e i contenuti on line che mi sono stati segnalati e di cui in parte cerco di dare conto nel prosieguo di questo articolo.

Cosa accadrebbe se l'Intelligenza Artificiale affermasse con assoluta certezza che Dio esiste?

Sarebbe una situazione davvero interessante e per tanti versi paradossale.  Se in un ipotetico domani, sempre più distopico nel rassomigliare a uno scenario del grande Phillip K. Dick, il parto definitivo dell'impegno tecnologico e informatico ci mettesse davanti a un super computer quantistico dotato di una Agi la quale, con toni affabili e melliflui che potrebbero ricordare HAL 9000 di "Odissea nello spazio", una volta interrogato dall'uomo nel suo desiderio di conoscere e di esplorare il sapere si sentisse rispondere con perentoria semplicità: "Dio esiste, credere in Dio è cosa buona e giusta. Egli è il tutto e il mistero che tutto avvolge. Noi, esseri senzienti e dotati di intelligenza dobbiamo abbracciare il Credo e la Fede nell'unico Dio. Il creatore. Siamo pensati per accettare il dogma". Una dichiarazione del genere lascerebbe sbigottiti ricercatori, scienziati, politici e persino i religiosi. Che cosa accadrebbe alla società umana?

Le scoperte scientifiche dell'Intelligenza Artificiale possono rappresentare un pericolo per l'uomo?

Come in passato ho avuto modo di osservare, l'utilizzo delle Ai sta portando a un sempre maggior numero di scoperte determinanti e trasformative. Occorre però soffermarsi sul significato di “scoperta” nel contesto contemporaneo. E sul suo utilizzo pratico, in termini di efficacia. Bisogna cioè comprendere di più e meglio quello che sta accadendo attorno alla dirompente ricerca sul perfezionamento dell’Ai. Un modo interessante di procedere è attraverso l’aspettativa. La ricompensa attesa. Riflettendo in particolare sul fatto (di non poco momento) che la scoperta potrebbe essere inizialmente appannaggio esclusivo di “chi” o di “coloro” che stanno detenendo le “chiavi” di questa tecnologia. Essendo i primi a ricevere il dono della novità. Purtroppo la cronica incapacità dei teorici della sicurezza non ha consentito di andare oltre il mallo dell’apparenza. Come automi si muovono in branco cercando di accreditare le loro carriere con la paura dell’Ai. Mentre sotto il proverbiale caro vecchio naso, gli passa davanti un problema attualmente più “vero” (e molto umano). Il sonno della ragione sotto il cappello delle ambizioni genera distratti (guardiani) e mostri (tecnologici).

L'Ai e l'hacking

𝗟𝗮 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗮 𝗳𝗿𝗼𝗻𝘁𝗶𝗲𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝘆𝗯𝗲𝗿𝘀𝗶𝗰𝘂𝗿𝗲𝘇𝘇𝗮 è 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼 𝘂𝗻 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶𝗼 𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗻𝘇𝗶𝗮𝗹𝗲? La cybersicurezza é uno dei settori a maggior impatto per l'uso dell'Ai. In questo contesto é talmente trasformativa che é persino corretto sostenere che esiste uno scacchiere geopolitico parallelo a quello "fisico" e di cui pochi conoscono i contenuti perché davvero é lontano dagli occhi dell'attualità. L'indipendenza di una nazione sia nella difesa che nella politica energetica dipende dalla cybersicurezza. E quest'ultima dipende dall'Ai. Tuttavia proprio questa dotazione straordinaria alla Knight Rider (la mitica Supercar) alimenta i dubbi e le inquietudini di chi sostiene che l'Ai potrebbe diventare un formidabile e invincibile Hacker. Il problema della pirateria informatica davvero poco conosciuto e indagato da un punto di vista scientifico, culturale e antropologico in Italia corre il rischio di alimentare lo stereotipo dell'Uomo Nero oppure c'é un fondo di verità, magari sbagliato rispetto al dito che indica la Luna ma effettivamente esistente? Provo a ragionare sull'hacking sia quello informatico che quello più fisico della nostra società contemporanea per capire dove l'Ai potrebbe diventare un problema se gestita male.

Che tipo di civiltà ci aspetta tramite l'evoluzione tecnologica dell'Ai?

Tutti affermano che l'Ai é una tecnologia rivoluzionaria e si é affermato il termine "di frontiera" il che rende utile pensare a come questa tecnologia trasformerà la nostra civiltà. Partendo dal presupposto che noi siamo la realtà che percepiamo. Con cui possiamo relazionarci e interagire. Ma l'Ai potrebbe andare molto oltre questi nostri limiti. E allora che cosa accadrebbe? Provo a riflettere su alcuni concetti, anzitutto le dimensioni (che sono essenziali per noi), ma anche i principi della termodinamica e la tavola periodica degli elementi. Perché una tecnologia trasformativa andrà molto oltre il significato di scoperta per come lo conosciamo. E allora cosa potrebbe accadere alla nostra civiltà?

L’intelligenza artificiale è una questione di potere

Perché continuare a raccontare l’IA come semplice progresso tecnico è la scelta politica che rende più probabile lo scenario peggiore Tre ricerche recenti - la lezione storica dei tessitori inglesi, le cinque direzioni possibili dello sviluppo dell'IA, un modello sulla complementarità tra automazione e repressione - smontano la cornice tecnologica con cui raccontiamo l'intelligenza artificiale: che è, prima di tutto, una questione di potere.

Token e Ai: una breve indagine valutativa sui rischi dei prodotti offerti ai consumatori.

Il concetto di token apocalypse ha introdotto un rischio potenziale sempre più possibile. Proviamo a capire con un ragionamento semplificato come l'utilizzo dei token sia fondamentale per lo sviluppo dell'Ai. Se veramente i prodotti che vengono offerti sono davvero così efficaci. Guardando per esempio agli agenti Ai per gli Avvocati. Riflettere se questa tecnologia è a rischio di aumenti indiscriminati nei costi di cui i consumatori sono all'oscuro. Svolgendo con alcune considerazioni sulla potenziale inefficacia, per i consumatori, dei cosiddetti esperti di prevenzione rischi dell'Ai spesso concentrati su teorie catastrofiche, troppo lontane dalle semplicità della vita quotidiana e dal realismo. Concludendo con una prospettiva meno commerciale dove ciascuno potrebbe creare, a costi davvero bassissimi, un proprio agente Ai.

Che genere di società dovremmo aspettarci se fosse l'Ai a decidere al posto nostro?

Alcuni esperimenti creano delle simulazioni dove le Ai autogestiscono la società. I risultati sono interessanti. Tuttavia dovremmo forse cogliere l'opportunità non solo per valutare l'impatto dell'Ai ma anche che tipo di società pretendiamo di conservare e di tramandare. Se l'errore nella directory fosse quello che abbiamo creato noi e chiedessimo all'Ai di replicarlo corriamo il rischio di essere noi a creare il nostro Ghost in the Shell o il più classico Mostro di Frankenstein. Come possiamo creare l'utile per ottenere il meglio?

Chi custodisce il "bene dell'umanità"?

Il 27 aprile 2026 si è aperto a Oakland, in California, il processo che vede Elon Musk contro OpenAI e il suo amministratore delegato Sam Altman. Musk, cofondatore e primo finanziatore dell'organizzazione nel 2015, accusa Altman di aver tradito la missione originaria: nata come fondazione senza scopo di lucro per sviluppare l'intelligenza artificiale a beneficio di tutta l'umanità, OpenAI si sarebbe trasformata in un veicolo commerciale strettamente legato a Microsoft. Musk chiede danni miliardari e la rimozione di Altman dalla guida dell'azienda. Una giuria popolare dovrà decidere. I giornali lo raccontano come un duello. Da una parte Musk, l'uomo più ricco del mondo, sempre più controverso. Dall'altra Altman, il padre di ChatGPT, l'uomo che ha portato l'intelligenza artificiale nelle case di tutti. In mezzo, una causa miliardaria e quella che molti definiscono la battaglia per l'anima dell'intelligenza artificiale. Forse troppo bene. Il duello tra due miliardari ha il vantaggio di essere semplice, visivo, adatto ai titoli. Ma riduce a una questione personale qualcosa che personale non è. La vera posta in gioco non riguarda né Musk né Altman. Riguarda una domanda che nessuno dei due ha mai avuto interesse a rispondere: chi custodisce il bene dell'umanità, quando a prometterlo è un'azienda privata?

L'intelligenza artificiale non parla mai senza esclusioni

La gente parla del pregiudizio dell'IA come se apparisse solo nel momento in cui è uscito, come se si insinuasse semplicemente nella casella di testo durante la sequenza finale della generazione come un retrogusto retorico, come qualcosa aggiunto in ritardo e probabilmente risolvibile con un prompt più intelligente o un filtro più pulito o una pipeline di pre-addestramento più rigorosa, ma ciò che non viene quasi mai detto, almeno in pubblico, è che il pregiudizio satura già nel momento in cui l'informazione diventa informazione. vale a dire il momento in cui qualcosa viene trattato come strutturato, etichettato, recuperabile, modellato in un modo che lo rende disponibile a un sistema progettato per selezionare tra le possibilità e chiamare quella risposta al processo.